Il contestato Metanodotto Sulmona-L’Aquila-Foligno, manca solo il decreto del Governo

di Alessio Ludovici | 13 Luglio 2022 @ 06:00 | AMBIENTE
metanodotto, il tracciato
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L’AQUILA – Manca solo l’ok autorizzativo del Governo, con proprio decreto, per dare il vero via libera alla contestatissima opera proposta da Snam. Intanto un primo via libera è arrivato l’altro ieri durante durante una conferenza di servizi con tecnici e rappresentanti istituzionali sotto la supervisione degli uffici della Presidenza del Consiglio. Hanno confermato la propria contrarietà all’opera sia il Comune di Sulmona che quello dell’Aquila attraversati pienamente dal progetto della nuova infrastruttura di 168 km (in blu nella foto di copertina).

Giudicata inutile da chi la contesta, in particolare i comitati per l’ambiente di Sulmona che da anni portano avanti la vertenza contro i progetti di Snam. Secondo i Comitati l’opera è totalmente sovradimensionata rispetto anche ai picchi storici di erogazione del gas. Lo hanno ribadito anche ieri, in un’ennesima nota dove contestano la posizione governativa delle presunte necessità, causate dal conflitto in Ucraina, per accelerare la realizzazione di ulteriori opere.

Le motivazioni del Governo. Un’opera per sostituire il gas russo. I comitati: “Bugia colossale”

La posizione del Ministero della Transizione Ecologica ora gira attorno alla necessità di sostituire il gas russo, “la rete italiana, così come configurata sulla dorsale tirrenica (Transmed) non ci consentirebbe di aumentare i flussi da sud come sperato”. Di qui “la strategicità dell’opera nonché l’urgenza e la necessità di realizzare rapidamente i tratti mancanti” della Linea Adriatica. 

Secondo i Comitati si tratta di “una bugia colossale perché, per sostituire il gas russo, il governo ha deciso di incrementare le capacità di importazione soprattutto da nord, dove il consumo di metano è molto più elevato e non da sud. Infatti, portando a pieno regime gli impianti esistenti più la produzione nazionale (in totale 25 miliardi di mc) e aggiungendo ad essi i nuovi impianti (10 miliardi dai due nuovi rigassificatori più 30 miliardi dal nuovo gasdotto sottomarino proveniente dalla Spagna) le importazioni dal nord raggiungeranno i 65 miliardi di metri cubi annui. Il che significa più del doppio del gas importato attualmente dalla Russia (29 miliardi). A questi quantitativi occorre aggiungere le importazioni da sud (Algeria, Libia e Azerbaijan) dove la rete metanifera attuale, secondo i dati storici e le ammissioni dello stesso governo, è in grado di portare lungo la penisola oltre 50 miliardi di metri cubi annui.”

Lo studio sismico che non c’è

Altro elemento di forte criticità è la studio sismico che non c’è e comincerà, lo ha confermato più volte il presidente dell’Ingv Carlo Doglioni, solo dopo l’autorizzazione, quindi solo dopo l’ormai prossimo decreto del Governo. Una posizione contestata da comitati e istituzioni che chiedono da anni che lo studio sismico sia fatto preventivamente all’autorizzazione, doveva cioè essere propedeutico alla stessa autorizzazione. 

A chiedere una revisione dell’opera, come detto, gli stessi Comuni. Quello dell’Aquila ha ribadito il proprio no al tracciato proposto che inciderebbe sulla vita di strutture publiche e private, “che verrebbero ad essere compromesse dall’attuazione del progetto” si legge nella nota del Comune. 

Modifiche che all’Aquila vengono chieste da anni anche dall’Asbuc di Paganica e San Gregorio, per l’alta incidenza che il tracciato avrebbe su attività agricole e agronomiche della zona. Tra queste ultime, lo riporta un articolo di News-Town di ieri, sarebbero partite già delle diffide al Ministero per lo Sviluppo economico e alla Snam, da parte di tartuficoltori della zona cui si ipotizzano danni per milioni di euro. 

L’opera è contestassimo da sempre e negli anni ha ricevuto il no di Regioni, province e comuni – all’Aquila un consiglio comunale si espresse negativamente già nel 2016 – di agricoltori e altre attività produttive, comitati e ambientalisti. Ma per il momento Snam è andata avanti e il Governo ora sembra in procinto di decretare un’autorizzazione della quale, secondo territorio, non sono chiare le motivazioni. 

 


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