Il Consiglio dei Ministri vara il Recovery Plan. E ora?

Renzi è pronto ad aprire la crisi di governo

di Redazione | 13 Gennaio 2021 @ 12:43 | POLITICA
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Nella notte il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al Recovery plan, con l’astensione delle ministre di Italia viva Teresa Bellanova ed Elena Bonetti che oggi, a meno di clamorosi colpi di scena, lasceranno i loro posti di governo aprendo ufficialmente la crisi. La seduta terminata all’una di notte non è stata priva di tensioni. Le ministre di Iv hanno ammesso che sul Piano sono stati fatti “passi in avanti” ma “rimangono troppe le criticità” in un testo giudicato in “drammatico ritardo” sulle urgenze del Paese. Iv è anche tornata a chiedere l’attivazione del Mes sanitario, su cui il premier Giuseppe Conte ha detto ancora no, con toni estremamente duri: “Il Mes non è ricompreso nel Next Generation e quindi non è questa la sede per affrontare una discussione sul punto”, ha chiarito a più riprese, invitando a “non speculare sul numero dei decessi in Italia” con “un accostamento che offende la ragione e anche l’etica”. A questo punto la strada della rottura tra Matteo Renzi e il Premier sembra segnata. Il senatore fiorentino, intervenuto a Cartabianca mentre era in corso la seduta, è stato chiaro. “Domani mattina decidiamo e domani pomeriggio lo comunichiamo in conferenza stampa”, ha spiegato, aggiungendo, chiaramente, che considera finita l’esperienza in maggioranza del suo partito. “Io penso che domani Conte annuncerà di avere altri parlamentari. Penso che abbiano trovato i numeri per il nuovo Governo. Si passa al governo Conte-Mastella. Lo rispettiamo, ma non siamo disponibili a essere complici del più grande sperpero di denaro pubblico”. Per tutta la giornata le voci sulla possibilità di un gruppo di responsabili in grado di sostituire i renziani, che al Senato sono determinanti, si sono fatte più insistenti.  

Al di là dei rumors, è stato Goffredo Bettini, ascoltato consigliere del segretario Pd Nicola Zingaretti e grande mediatore in questi giorni, a dirlo chiaramente: “Se si va in Parlamento la coscienza dei singoli parlamentari dovrà essere interrogata e vediamo se emergono delle forze che vogliono esercitare una responsabilità, invece che un’azione distruttiva”. Da parte sua, il presidente del Consiglio (che ha fatto smentire la notizia secondo cui avrebbe registrato il nome Insieme per un suo partito) in mattinata aveva fatto trapelare il suo no a un Conte ter a perimetro invariato, perché se Renzi si sfilasse sarebbe impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv. La tensione, al termine di una nuova giornata di crisi, è dunque altissima e se i mediatori sono ancora in campo gli spazi per una ricomposizione in zona Cesarini sembrano strettissimi. Dal Quirinale intanto si osserva con attenzione e preoccupazione una crisi in piena emergenza Covid; certo, si fa notare, se Conte avesse una nuova maggioranza il Presidente della Repubblica non potrebbe che prenderne atto. Sicuramente, in quel caso, servirebbe un passaggio parlamentare, ma non necessariamente con le dimissioni del premier. In questo senso è possibile ricordare il caso del 2010 quando la crisi del governo guidato da Silvio Berlusconi fu congelata e poi l’esecutivo, dopo un mese, fu salvato da una pattuglia di responsabili. Ma questa ormai è storia, cosa accadrà a questo Governo sarà probabilmente più chiaro nel giro di poche ore.

Il Consiglio dei Ministri vara il Recovery Plan 

Il Piano che sarà inviato alla Camera e al Senato per acquisirne le valutazioni dovrà dare attuazione al programma Next Generation EU, varato dall’Unione europea per integrare il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 alla luce delle conseguenze economiche e sociali della pandemia da COVID-19. L’azione di rilancio del Paese delineata dal Piano, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è guidata da “obiettivi di policy e interventi connessi ai tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale”. Il Piano consente di affrontare in modo radicale “le profonde trasformazioni imposte dalla duplice transizione, ecologica e digitale, una sfida che richiede una forte collaborazione fra pubblico e privato”. Inoltre, attraverso un approccio integrato e orizzontale, si mira al “rafforzamento del ruolo della donna e al contrasto alle discriminazioni di genere, all’accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani, al riequilibrio territoriale e allo sviluppo del Mezzogiorno. Tali priorità non sono affidate a singoli interventi circoscritti in specifiche componenti, ma perseguite in modo trasversale”. Il Piano si articola in sei missioni, che rappresentano aree tematiche strutturali di intervento: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Nell’insieme, le missioni raggruppano sedici componenti, funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo, che a loro volta si articolano in 47 linee di intervento per progetti omogenei e coerenti. Le risorse complessivamente allocate nelle sei missioni del PNRR sono pari a circa 210 miliardi di euro

Di questi, 144,2 finanziano nuovi progetti mentre i restanti 65,7 miliardi sono destinati a progetti in essere che riceveranno, grazie alla loro collocazione all’interno del PNRR, una significativa accelerazione dei profili temporali di realizzazione e quindi di spesa. Con il Piano, il Governo intende “massimizzare le risorse destinate agli investimenti pubblici, la cui quota supera il 70%. Gli incentivi a investimenti privati sono pari a circa il 21%. Impiegando le risorse nazionali del Fondo di sviluppo e coesione 2021-2027 non ancora programmate, è stato possibile incrementare gli investimenti di circa 20 miliardi per nuovi progetti in settori importanti, che comprendono la rete ferroviaria veloce, la portualità integrata, il trasporto locale sostenibile, la banda larga e il 5G, il ciclo integrale dei rifiuti, l’infrastrutturazione sociale e sanitaria del Mezzogiorno”. I singoli progetti d’investimento sono stati selezionati secondo criteri volti a concentrare gli interventi su quelli trasformativi a maggiore impatto sull’economia e sul lavoro. Per ogni missione sono indicate, inoltre, le riforme necessarie a realizzarla nel modo più efficace.  Il primo 70% delle sovvenzioni verrà impegnato entro la fine del 2022 e speso entro la fine del 2023. Il piano prevede inoltre che il restante 30% delle sovvenzioni sarà speso tra il 2023 e il 2025. Nei primi tre anni, la maggior parte degli investimenti e dei “nuovi progetti” (e quindi dello stimolo macroeconomico rispetto allo scenario di base) sarà sostenuta da sovvenzioni. Nel periodo 2024-2026, viceversa, la quota maggiore dei finanziamenti per progetti aggiuntivi arriverà dai prestiti. 


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