Il Centrodestra punta alle regionali e al No per dare la spallata al Governo

di Redazione | 15 Settembre 2020 @ 14:15 | POLITICA
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L’esito del referendum sul taglio dei parlamentari s’incrocia sempre di più con quello delle elezioni regionali. Nel centrodestra si comincia a ragionare sull’incidenza della vittoria del No sulla tenuta del Governo, che si pensava fosse messa a rischio solo da un risultato molto negativo alle regionali per i partiti di governo, specie per il Pd, che guida quattro delle sette regioni in cui si vota. FdI ha smentito l’impressione data dalle parole pronunciate domenica da Giorgia Meloni, che era sembrata sposare il NO al referendum al fine di favorire la spallata al governo Conte: sul sì infatti sono attestati, più o meno convintamente, ormai solo M5S e Pd, mentre dopo Silvio Berlusconi anche Matteo Salvini ha dato libertà di voto ai suoi militanti: “Io voterò sì. Il Referendum è il trionfo della democrazia, della libertà di pensiero, ogni cittadino deciderà con la sua testa”. E tuttavia ad articolare la posizione della Lega è arrivato un No pesante al taglio dei parlamentari, quello di Attilio Fontana, governatore della Lombardia dove vive il 20% dell’intero elettorato italiano, e questo dopo il No di Giancarlo Giorgetti venerdì scorso. Certo, la candidata del Carroccio in Toscana Susanna Ceccardi si è espressa per il Sì, come Salvini, dando l’impressione tuttavia che nella Lega ci siano posizioni profondamente diversificate ma che non impedirebbero, se vincesse il No e le regionali andassero in un certo modo, all’intero centrodestra a invocare le dimissioni di Conte. 

Naturalmente tutto il M5S è in campo nella campagna per il sì, a cominciare da Vito Crimi e Luigi Di Maio, ed anche i Dem fanno la loro parte: “Lo status quo è insostenibile” ha detto Stefano Ceccanti rilanciando la tesi del Pd che solo un Sì può aprire la breccia a future riforme. Ma per creare la tempesta perfetta a danno del Governo anche le Regionali devono avere un certo esito. Matteo Salvini tuttavia, diversamente da quanto fatto a gennaio in Emilia, non ha nazionalizzato il voto: “Non lo uso in chiave nazionale”, ha detto ad Ascoli, “il voto è dei marchigiani per i marchigiani, dei toscani per i toscani”. Il suo timore è una polarizzazione che spinga al voto utile degli elettori del M5S a favore dei candidati governatori del Pd, come ha chiesto il segretario Dem Nicola Zingaretti domenica alla festa dell’Unità. Nel M5S Vito Crimi e Stefano Buffagni insistono nel dire che il voto alle regionali non ha implicazioni sul Governo, come fa anche Iv con Ettore Rosato a Bari per sostenere la candidatura di Ivan Scalfarotto in alternativa a Michele Emiliano, una delle regioni dove il centrodestra spera nel ribaltone da usare eventualmente in chiave nazionale. “Il centrodestra vincerà alle regionali e il Governo ha le ore contate” ha detto Maria Stella Gelmini.  


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