Il Cdm vara il nuovo decreto Covid, niente zone gialle fino al 30 aprile

di Redazione | 01 Aprile 2021 @ 12:16 | ATTUALITA'
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L’Italia resta in zona arancione o rossa fino alla fine di aprile: il consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo decreto anti Covid che sarà in vigore dal 7 al 30 aprile, confermando sostanzialmente l’impianto delle misure già in atto e introducendo due importanti novità:

  • l’obbligo di vaccinarsi per tutto il personale che opera nella sanità, farmacisti compresi;
  • lo stop alla possibilità per i presidenti di Regione di emanare ordinanze, come hanno fatto in quest’anno di emergenza, per chiudere le scuole nonostante le indicazioni nazionali prevedessero la presenza in classe.

Il provvedimento che esce dal Cdm è il frutto della mediazione tra Mario Draghi, l‘ala rigorista della maggioranza, che non voleva neanche il riferimento alle possibili deroghe, e le forze politiche aperturiste, Lega in testa, che spingevano per le riaperture: non ci sarà l’allentamento subito dopo Pasqua ma ci sarà la verifica sui dati, che potrebbe portare a riaperture anticipate con una semplice delibera del Cdm.

La soluzione è arrivata dopo oltre due ore di riunione e consente a tutti di poter affermare di aver ottenuto quel che volevano. Ma in serata si fa sentire l’ira dei territori: “Per la prima volta i sindaci e i presidenti di Provincia non sono stati consultati né informati sulle misure contenute nel testo”, dice Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci. “Il decreto mette la tutela della salute al primo posto” afferma dal canto suo il ministro della Salute Roberto Speranza. Subito dopo Pasqua “il Governo valuterà eventuali riaperture” ribadiscono dalla Lega ammettendo che avrebbero preferito “un’apertura maggiore” ma di aver ottenuto comunque il “commissariamento di Speranza e del Cts”. “Non si possono rinchiudere fino a maggio 60 milioni di persone” dice lo stesso Matteo Salvini rinnovando la lealtà della Lega nei confronti di Draghi “per scelta politica, non medica o scientifica, del ministro Speranza”. 

Il decreto è composto da 12 articoli. Due sono dedicati al personale sanitario, per frenare i casi di no vax che rifiutando il vaccino possono contagiare i pazienti delle strutture dove operano, come è già accaduto, ma allo stesso tempo per proteggere dalle eventuali conseguenze penali le migliaia di somministratori senza i quali la campagna vaccinale non può andare avanti. Il Governo ha infatti previsto che non debbano rispondere di omicidio e lesioni personali colpose tutti i vaccinatori che nel somministrare le dosi del siero seguano le regole indicate dalle autorità sanitarie. Per “tutelare la salute pubblica”, inoltre, tutto coloro che operano nelle strutture sanitarie e nelle Rsa pubbliche e private, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali, dunque anche i dipendenti amministrativi, “sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita”. L’immunizzazione “costituisce requisito essenziale all’esercizio della professione” tanto che, in caso di rifiuto, scatta lo spostamento a “mansioni anche inferiori” che non comportino la diffusione del contagio e il conseguente taglio di stipendio, che viene invece sospeso qualora non sia possibile il trasferimento. Il provvedimento verrà revocato nel momento in cui i sanitari no vax cambino idea, al completamento del piano vaccinale o comunque entro il 31 dicembre del 2021. 

L’intervento, “condiviso da tutto il Governo, è in linea con l’obiettivo di accelerare il completamento del piano di vaccinazione”, dice il ministro della Giustizia Marta Cartabia. L’altra scelta forte è quella sulla scuola, come aveva ampiamente fatto capire il premier Mario Draghi nell’ultima conferenza stampa: la presenza in classe “è obiettivo primario del Governo” e dunque “le scelte dei governatori dovranno essere riconsiderate” alla luce di questa impostazione. Così il decreto stabilisce non solo le lezioni in presenza fino alla prima media in zona rossa e fino alla terza media in arancione, con le superiori in presenza al 50%, ma anche uno stop al potere delle Regioni sulla scuola, visto che i governatori non potranno apportare variazioni come invece era loro stato consentito finora da tutti i Dpcm precedenti.

La scelta, nel giorno in cui il presidente francese Macron chiude tutte le scuole per 3 settimane e manda tutto il paese in zona rossa, conferma la volontà di Draghi di accentrare la gestione dell’emergenza almeno sui temi che ritiene più rilevanti. 


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