Il calcio ante e post Coronavirus: l’effetto dei tifosi sui calciatori

di Redazione | 29 Ottobre 2020 @ 06:32 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Amore vado a vedere la partita con gli amici. Non mi aspettare che poi rimaniamo in giro per una birra”, era la scusa di moltissimi appassionati del calcio, uomini o donne che siano, per ritagliare del tempo da dedicare alla propria passione e ai proprio amici.

Oggi, però, le abitudini sono cambiate.

La pandemia che sta interessando l’Italia e il mondo intero, ha cambiato non solo il modo di vivere di ognuno di noi ma anche l’animo dei tifosi del calcio. Da quando non si può più andare negli stadi, sembrerebbe che la passione di alcuni tifosi sia scemata. Rituali scaramantici, coreografie e urla di esultazione e gioia, appaiono più difficili in casa dove i dirimpettai sono sempre pronti a lamentarsi per il volume troppo alto della voce. Ora, il “tifoso” medio ha scambiato i social network come lo sfogatoio dove riversare tutta la tensione che prima scaricava sulle tribune. Generalmente l’ultras da tastiera  ha due bersagli: il presidente che “non investe abbastanza” e l’allenatore che “fa giocare male la squadra”.  Ma il tifoso vero, quello che ha come fede i colori della propria squadra, non si ferma ai cancelli degli stadi, non si fa impaurire dal vicinato ma soprattutto non insulta né tanto meno aggredisce avversari, arbitri e quant’altro.

Il calcio “a porte chiuse” non è un problema circoscritto agli appassionati, a risentirne sono gli stessi giocatori che, spesso, senza platea, sono poco motivati. Secondo uno studio effettuato nel 1977, infatti, le squadre che giocano in casa vincono più frequentemente rispetto agli ospiti. La motivazione, secondo gli autori della ricerca,  sarebbe data proprio dal supporto dato dal pubblico: nella spinta della collettività sull’individuo. Quindi, la quantità di gente presente sugli spalti, sarebbe direttamente proporzionale al  numero di occasioni da gol create. Ovviamente, il problema tifosi è secondario rispetto all’aumento di contagi che stanno interessando il paese ma anche le stesse squadre, quasi dimezzate per i casi accertati di positività al tampone Covid-19. Con una quantità così alta di contagiati, non solo è lontano il giorno in cui gli ultras potranno tornare a sbandierare lo stemma della loro squadra del cuore, ma bisogna anche sperare che il campionato giunga alla fine. La prima premura, rimane sempre la tutela della salute di tutti.


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