Il boss dei casalesi Sandokan si pente: torna al 41 bis dell’Aquila

di Redazione | 29 Marzo 2024 @ 17:00 | CRONACA
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L’AQUILA – Il boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan, dopo 26 anni di prigionia, pare abbia deciso di pentirsi e di collaborare con la giustizia. È tornato così al carcere dell’Aquila, in regime del 41 bis.

Dietro alla decisione ci sarebbero le sue critiche condizioni di salute. Schiavone, infatti, è malato di tumore dal 2018, e la decisione di trasferirlo da Parma a L’Aquila è legata proprio alla possibilità di curarlo presso l’Ospedale San Salvatore, come avvenuto per il boss mafioso Matteo Messina Denaro, morto lo scorso settembre a L’Aquila per un tumore, ma senza pentirsi, né collaborare.

In queste ore i carabinieri si sono recati presso le abitazioni dei familiari del boss offrendo loro un programma di protezione come già successe nel 2018 dopo il pentimento del figlio primogenito Nicola Schiavone. Anche l’altro figlio, Walter Schiavone, ha iniziato la collaborazione con la giustizia nel novembre del 2021.

Schiavone, detto Sandokan, venne arrestato l’11 luglio 1998 in un bunker del suo paese natale, Casal di Principe.  Decisive furono le confessioni di Carmine Schiavone e di altri pentiti che portarono all’operazione “Spartacus” nel dicembre del 1995.

Schiavone è stato il fondatore del clan dei casalesi, l’uomo che ha spodestato Antonio Bardellino, altro noto esponente della camorra e capo, insieme al nolano Carmine Alfieri, del cartello della Nuova Famiglia.

L’avvio del percorso di collaborazione da parte di Schiavone è stato confermato dalla Direzione nazionale Antimafia. Caserta news rivela che Schiavone ha iniziato a collaborare già da qualche tempo ma “solo nei prossimi mesi si potrà effettivamente capire se il suo è un vero pentimento, una scelta convinta e se il boss non farà passi indietro”.

Roberto Saviano su “Sandokan” Francesco Schiavone: sincero pentimento o mossa strategica?

Interviene sul tema del recente pentimento del boss Francesco Schiavone lo scrittore Roberto Saviano, ponendo qualche dubbio sulla effettiva svolta del “Super-boss” della Camorra.

Lo stesso prosegue chiedendosi se potrà finalmente fare a meno della scorta che lo segue da quando, il 23 settembre 2006, tuonò contro gli uomini del clan dei Casalesi, dal palco di una manifestazione anti-Camorra:

Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra“.

Conclude con una accusa pesantissima nei confronti delle stesse autorità, in riferimento ancora al pentimento di “Sandokan”:

“La camorra la ‘ndrangheta, la mafia non sono un antistato, sono una parte dello Stato. E c’è poi un’altra parte dello Stato che prova a contrastarli e un’altra parte, la più numerosa, la più ampia, che è equidistante dai due. A volte conviene stare con loro o questa parte di Stato. A volte conviene stare con la parte antimafiosa dello Stato. È questo che sta facendo”.


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