Il barone Marcantonio Cappa svela le meraviglie di palazzo

di Laura Di Stefano | 30 Gennaio 2022 @ 06:19 | CULTURA
CAPPA
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L’AQUILA – Il “palazzo di città” della famiglia dei baroni Cappa di San Nicandro, è stato il primo edificio vincolato ad essere stato restaurato nel centro storico dell’Aquila, i lavori si sono conclusi nel 2014. Il barone Marcantonio Cappa, ha illustrato a L’Aquilablog tutte le meraviglie racchiuse al suo interno. 

La famiglia Cappa di San Nicandro ereditò l’omonimo feudo, ad oggi frazione del comune di Prata d’Ansidonia (AQ), tramite il matrimonio di due fratelli Cappa che sposarono due sorelle Maldenti di Forlì, le quali portarono in dote il feudo, dove venne costruito un meraviglioso edificio, al momento anch’esso oggetto di restauro.

Il palazzo Cappa Cappelli su corso Vittorio Emanuele, invece, era di proprietà del marchese Francesco Cappelli, zio di Marcantonio, il quale, alla sua morte nel 1975, lo lasciò in parte in eredità ai Cappa.

Il “palazzo di città”, come ci racconta il barone, venne edificato verso la fine del 1500 da Giacomo Oliva, i Cappa vi si trasferirono nella fine del 1700. Con la costruzione di questo edificio si chiuse il grande isolato che comprende palazzo Camponeschi e palazzo Ardinghelli. Fino a prima della guerra era un’unica unità abitativa, con il piano rappresentanza e le camere da letto al piano superiore, dopo il terremoto del 2009, il barone Cappa, scelse di investire anche sul turismo della città, a seguito della ricostruzione del palazzo, al secondo piano, aprì il primo Bed & Breakfast in centro storico, mantenendo, nel miglior modo possibile, lo stile originario del palazzo anche negli arredi.

Entrando nel portale d’accesso settecentesco, ci troviamo davanti ad un meraviglioso chiostro che conserva un portale archi acuto ed un’edicola, entrambi di epoca medievale, fedelmente restaurati. Salendo al piano nobile entriamo nell’appartamento del barone. Il palazzo è stato uno dei primi edifici vincolati, insieme a Palazzo Lely Gualtieri, ad essere ricostruito nel centro storico, i lavori di consolidamento e rinforzo strutturale sono stati realizzati nel 2014, come anche i lavori di restauro delle opere d’arte esistenti. I danni strutturali fortunatamente non sono stati pesanti, poiché la famiglia Cappa ha sempre eseguito una regolare manutenzione, sono presenti infatti le catene con capochiave di varie epoche diverse, tutto ciò ha permesso di mantenere in buone condizioni anche le opere d’arte presenti all’interno.

Gli arredi sono stati riposizionati così come originariamente erano individuati. Dagli arredi barocchi alle chinoiseries dei primi dell’800, tutto è ancora oggi come allora. Due meravigliosi quadri attributi alla scuola del Carracci adornano il salotto, una “strage degli innocenti” e una “moltiplicazione dei pani e dei pesci”, meravigliosamente conservati, insieme ad una “Giuditta e Oloferne” dipinta su rame e ad altre opere altrettanto preziose.

La sala da pranzo conserva un fantastico servizio originale in ceramica di Capodimonte sui toni del rosa, ancora oggi utilizzato dalla famiglia, ed uno specchio in vetro di Murano.

Sulle volte sono presenti dei rarissimi dipinti ad olio su muro, raffiguranti “Giove che rapisce Ganimede” e il “Trionfo di Giunone”.

Lo stemma della famiglia, che ritroviamo raffigurato sia all’esterno che all’interno, presenta un moro con la rosa in bocca nella parte superiore e, nella parte inferiore, gli stemmi delle due famiglie estinte e inquartate, i Maldenti di Forlì, con i tre denti, e i Mancini di Navelli, con un braccio che stringe una biscia. 

La parte più preziosa è sicuramente la cappella privata, nella quale è presente la bolla di Papa Pio XI del 22 febbraio 1924, che permette la possibilità di celebrare le cerimonie, ad esclusione delle festività solenni, qui, infatti, sono stati celebrati i matrimoni e i battesimi della famiglia. La cappella conserva ancora gli arredi liturgici originali.

A conclusione di questa scoperta, va il nostro più sentito ringraziamento al barone Marcantonio Cappa, per la sua disponibilità e per l’amore che dimostra verso la propria città, scegliendo ogni giorno di conservare l’arte e mantenere vive le tradizioni della nobile L’Aquila.


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