Il 25 aprile e il tricolore

di Luca Bruno

di Redazione | 22 Aprile 2020 @ 18:43 | RACCONTANDO
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Il giorno del 25 aprile è la festa della liberazione, segna la ricorrenza della fine del secondo conflitto mondiale. E’ una festa che dovrebbe riguardare tutto il Paese, unito per celebrare finalmente la pace, la sconfitta della dittatura, il trionfo della democrazia e della libertà.

Invece nel corso degli anni questa data, la festa della ritrovata unità della nostra nazione, è stata progressivamente abbandonata dalla maggioranza degli italiani, lasciata in balìa solo di una parte della politica, dai più sopportata e non condivisa perché intesa come un momento di celebrazione della sola resistenza partigiana e addirittura della sola resistenza partigiana di colore rosso. Eppure ci viene insegnato che la guerra si concluse con la sconfitta degli eserciti nazifascisti e l’Italia venne liberata grazie ai preponderanti sforzi bellici degli eserciti Alleati che sbarcarono al sud, risalirono la penisola, sfondarono la linea gotica, dilagarono nel nord del Paese e sconfissero l’esercito tedesco ricacciandolo oltralpe. A questa guerra presero parte anche molti cittadini italiani che insorsero spontaneamente e si organizzarono contro l’esercito tedesco al quale avevano aderito altri italiani al momento della firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943. Certo sono stati i partigiani quei valorosi italiani che ebbero invece la forza di reagire contro gli invasori del loro paese e delle loro città, di supportare e spalleggiare gli eserciti alleati ma dobbiamo conservare ben chiara la visione di chi erano i partigiani: erano uomini e donne delle più disparate estrazioni sociali e politiche che a buon diritto partecipano oggi alle celebrazioni del 25 aprile; erano contadini, carabinieri, cattolici, ebrei, atei, repubblicani, monarchici, comunisti, militari, sacerdoti, suore. Addirittura le prime bande partigiane vennero fondate da ufficiali degli alpini.

Non è giusto perciò che in questo giorno, data della liberazione e della fine della seconda guerra mondiale, sventolino solo bandiere rosse. Del resto anche il fiore del partigiano celebrato dalla canzone “Bella ciao” celebra non a caso la morte per la libertà, non certo la morte del partigiano per l’instaurazione di una nuova dittatura di diverso colore.

Tutti gli italiani debbono allora sentire come loro questa data, i valori di libertà e di democrazia, tutti dobbiamo partecipare alle celebrazioni tenendo alto il nostro unico simbolo, il nostro tricolore. La bandiera della nostra Nazione simboleggia da sempre proprio la voglia di libertà, di indipendenza e di resistenza degli italiani a partire dalle insurrezioni risorgimentali, alla prima guerra mondiale, al Piave, alle formazioni partigiane sorte nel corso della seconda guerra mondiale. E finalmente oggi, dopo il crollo delle ideologie, quel tricolore può non essere più identificato come il simbolo di una sola parte politica ma come vessillo di una nazione finalmente unita: non dobbiamo più temere di sventolare in piazza la nostra bandiera per paura di essere insultati ed essere etichettati come fascisti.

Se il 25 aprile non deve essere considerata una festa solo di colore rosso ma di tutta l’Italia, così il tricolore bianco rosso e verde non deve essere considerato un vessillo di una sola parte politica ma dell’Italia intera.

Riappropriamoci del 25 aprile, riappropriamoci della nostra bandiera, riappropriamoci dei valori fondanti della nostra Nazione.

 


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