Il 23 ottobre prende il via la XVI stagione del Teatro Zeta

Inaugurazione con "Le cose abitate" di Monica Luccisano

di Redazione | 16 Ottobre 2021 @ 06:00 | EVENTI
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L’AQUILA – Si intitola “Volo libero” la XVI stagione teatrale del Teatro Zeta dell’Aquila e prenderà il via il prossimo 23 ottobre. “Ha il sapore della rinascita, del ritorno. Significa uscire da un lungo periodo di chiusura che ha messo in difficoltà anche noi teatranti. Significa tornare liberi”, così il direttore artistico di TeatroZeta di Monticchio (L’Aquila), l’attore e regista Manuele Morgese.

Una stagione teatrale importante che porta in scena temi di spessore come la Shoah o la Mafia, passando per Dante Alighieri, la cui lettura verrà portata anche nelle scuole. Tra i nove spettacoli in cartellone anche “Certi di esistere” (il 4 novembre) scritto e diretto da Alessandro Benvenuti e la prima nazionale “Apolidia” (il 28 aprile 2021) scritto e diretto da Manuele Morgese.

Un palinsesto ricco ed impegnato, all’insegna della nuova drammaturgia. La programmazione di Volo Libero sarà affiancata anche da “Papaveri e Papere”, stagione teatrale dedicata ai più piccoli perché ” chi fa cultura – ha dichiarato Morgese – ha il dovere di impegnarsi anche per più giovani.” Teatro Zeta è nato a Roma nel 1999 su iniziativa di Morgese.

All’Aquila dal 2002, dal 2012 opera nella struttura di nuova costruzione Gran Teatro Zeta – Parco delle Arti, oggi anche cinema. Conta duecento posti a sedere.

Per info e prenotazioni telefonare al numero 3297488830 o [email protected]

Il primo spettacolo è previsto il 23 ottobre con “Le cose abitate”. Un fratello e una sorella si ritrovano nella vecchia casa di famiglia, dopo il funerale del padre. In quel luogo ora non c’è più nessuno: la madre era morta già alcuni anni prima. Le stanze risuonano vuote. Delle proprie radici sembra non restare più nulla. Eccetto le cose che sono state un tempo abitate.

E da quegli oggetti, dalle “cose abitate”, scaturiscono ricordi, parole, atmosfere, ma anche contrasti, incomprensioni, reticenze, tutto galleggia in un sentimento confuso tra amore viscerale e rancore dalle radici lontane. Un legame che scava nel passato, e nel presente.

Nel loro dialogo che smaschera e denuda, Giulia e Carlo sono come attratti in un mondo parallelo. Precipitano in un loop psicologico, rivivendo continuamente la stessa situazione: un incubo da cui non riescono ad uscire.

Entrambi serbano rancore per un episodio del passato che pareva sepolto, entrambi rivelano una condizione di disagio sempre provata rispetto agli altri membri della famiglia.

Entrambi si svelano fragili e forti, si smascherano a vicenda, si scontrano, si incontrano.

Dinamiche di un legame di sangue che non può o forse non vuole spezzarsi.

Intanto le cose continuano a rimandare ricordi, come in un assalto delle emozioni: la tazza sbeccata, il ventilatore di papà, il vecchio televisore, il ventaglio di mamma…

Sono le cose che restano, le cose abitate a dirci quello che siamo.

 

 

 


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