I segreti di Santa Maria ad Cryptas nel libro di Maccherini e Pezzuto

di Laura Di Stefano | 14 Aprile 2022 @ 06:16 | CULTURA
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L’AQUILA – Si è tenuta martedì 12, nella cornice di palazzo Fibbioni, la presentazione del libro “Santa Maria ad Cryptas. Storia, arte, restauri”, a cura dei professori Michele Maccherini e Luca Pezzuto. 

Un vero e proprio convegno sulla meravigliosa chiesa di Santa Maria ad Cryptas di Fossa, è stata la presentazione del libro omonimo curato dai professori Maccherini e Pezzuto dell’Università dell’Aquila. Sono intervenuti, infatti, prestigiosi professori di calibro nazionale, Raffaella Morselli, dell’Università di Teramo, Laura Cavazzini e Aldo Galli, dell’Università di Trento, i quali hanno fornito al numeroso pubblico presente, delle attente analisi sul patrimonio artistico della chiesa di Fossa. I lavori sono stati moderati dal giornalista Giustino Parisse.

Per i saluti istituzionali sono intervenuti il sindaco del comune di Fossa, Fabrizio Boccabella, il rettore dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse, la direttrice del Segretariato Regionale per l’Abruzzo, Federica Zalabra, il funzionario storico dell’arte della Soprintendenza Sabap per le province di L’Aquila e Teramo, Antonio David Fiore, il delegato all’ufficio Arte Sacra e Beni Culturali Ecclesiastici dell’Arcidiocesi dell’Aquila, Gianluigi Simone. La sinergia tra gli enti è stata la parola chiave di tutti gli oratori, grazie al lavoro di tutte le professionalità, infatti, è stato possibile condurre un’indagine approfondita che ha permesso la pubblicazione della prima monografia interamente dedicata al gioiello abruzzese di Santa Maria ad Cryptas. La valorizzazione dell’arte del nostro territorio rientra perfettamente in ciò che il rettore Alesse ha indicato come “terza missione dell’università”, dopo la formazione e la ricerca, è proprio la valorizzazione e il lavoro di servizio sul territorio ciò che contraddistingue l’università. Senza l’unione di tutte le eccellenti professionalità presenti sul nostro territorio e le relative competenze, non sarebbe stato possibile realizzare un lavoro di tale portata. 

La monografia avvia la collana “Confine. Ricerche di storia dell’arte”, fondata nel 2020, e pubblicata da Editori Paparo, dal “titolo programmatico”, come indica il prof. Maccherini, intende dare visibilità alle ricerche di storia dell’arte incentrate sulle zone dell’Italia centrale e meridionale, zone come l’Abruzzo, terre di confine rispetto a centri come Roma o Napoli, non intese come muri ma come cardini di luoghi di incontro e rapporti tra tutte le regioni. 

La professoressa Morselli ha illustrato come il volume riesca a valutare in modo uniforme tutti gli aspetti del monumento palinsesto di arte a architettura, non solo tramite una disamina storico critica, ma anche attraverso una campagna fotografica professionale. Ha apprezzato ed elencato la struttura del volume, la quale ha dato ampio spazio ai lavori di  studiosi locali e nazionali: dalla fortuna critica della chiesa, descritta dal prof. Pezzuto, all’architettura, del prof. Ghisetti Giavarina, alla pittura e la scultura, riassunte nei saggi dei professori Giorgi, Kuwabara, Pasqualetti, Maccherini, Pizzoni, sugli affreschi e le opere conservate, come la tavola della Madonna del latte del maestro Gentile da Rocca, o la tela della Madonna del Rosario, allo studio delle fonti archivistiche, della professoressa Di Stefano, ai restauri, descritti dai funzionari della soprintendenza, l’architetto De Vitis e la restauratrice D’Ippolito, alle applicazioni geomatiche di modelli 3D, del professor Mataloni, il tutto corredato da un atlante fotografico di alto livello a cura del fotografo Cardarelli.

Gli sguardi sulle diverse epoche sono molteplici, lo hanno descritto perfettamente i professori Laura Cavazzini e Aldo Galli nel loro intervento, che qui sintetizzeremo. Il monumento di Fossa risulta compatto e complesso nella stratificazione della storia, si rifà a modelli lontani, come quello cistercense, e contiene elementi di riuso di epoche romane, presentando, nell’apparato decorativo, vari periodi storici. Il ciclo pittorico primigenio nasce nell’ultimo quarto del duecento, originariamente ricopriva tutta la muratura, nel quale troviamo anche la rappresentazione del committente, Morellus (Morel de Saours), dipinto con tutta la sua famiglia in preghiera. I nodi critici sono molteplici, ma sicuramente nell’ambiente culturale di Fossa ebbero spazio artisti di primissimo piano, come si denota dalle analogie con i cicli vicini di Bominaco e Atri, ma anche con quelli più lontani di Roma.

Nel 1300, probabilmente a seguito di un terremoto, si ebbe un primo “restauro”, sono infatti visibili porzioni di affresco dove è intervenuta un’altra mano, stessa mano ravvisabile in alcuni brani della storia della Vergine, i mezzi espressivi appaiono più “sicuri”, e si avvicinano ai modelli toscani. Le opere conservate all’interno contribuiscono alla stratificazione storiografica, si va dal tabernacolo del Maestro di Fossa del XIV secolo, all’edicola quattrocentesca firmata dall’autore Sebastianus 1486 (Sebastiano di Cola di Casentino), all’edicola posizionata nell’angolo settentrionale sinistro, degli inizi del 1500, la quale nasce insieme all’altare, probabilmente costruiti per contenere la “miracolosa” tavola medievale di Gentile da Rocca, oggi conservata al Munda. A concludere la narrazione troviamo la tela di uno degli artisti più attivi del cinquecento aquilano, Giovanni Paolo Cardone, il quale, nel 1583, realizzò l’imponente tela della Madonna del Rosario. La tela fu oggetto di furto, vennero infatti rubate due porzioni inferiori raffiguranti i misteri, come anche gli sportelli dipinti del tabernacolo del Maestro di Fossa, rubati nel 1979.

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