I segreti del complesso di San Domenico, con l’Archeoclub le memorie di un restauro

di Alessio Ludovici | 03 Dicembre 2021 @ 06:00 | RACCONTANDO
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Tornano in presenza le attività dell’Archeoclub dell’Aquila. Ieri, nella sala ipogea dell’Emiciclo, a L’Aquila, il battesimo di un ricco calendario di iniziative con l’iniziativa sul complesso di San Domenico. Relatore non poteva che essere l’architetto Maurizio D’Antonio che quel restauro l’ha chiuso poco prima del sisma del 2009. Una prova del fuoco superata con qualche parete da ritinteggiare e poco altro. Merito di un sapiente restauro che ha ripulito dalle inconguenze ottocentesche la struttura e recuperato, in chiave moderna, anche i vecchi dispositivi antisismici sui quali lo stesso D’Antonio ha scritto il volume Ita terraemotus damna impedire. Note sulle tecniche antisismiche storiche in Abruzzo.

Complesso demaniale di 8mila mq, ma in origine molto più grande, la storia di San Domenico, nelle parole di D’Antonio, si intreccia profondamente con quella della città diventando l’una chiarificatrice dell’altra. Veniamo guidati in tal senso nelle vicende delle origini della città, già attestate pienamente alla metà del 1200 e di cui i ritrovamenti a San Domenico sarebbero non solo prova ma anche nuova sfida. Durante il restauro sono state ritrovate tracce di elementi normanni e addirittura una colonna romana. Un nuovo indizio per Prifernum? “Piano piano ci stiamo avvicinando alla verità” spiega D’Antonio. Il viaggio prosegue attraverso le ricostruzioni angioine, visibili anche nella maglia urbanistica odierna, a partire probabilmente da un nucleo centrale, di forma più tondeggiante anch’esso visibile nella maglia urbana contemporanea. Il viaggio prosegue nel Rinascimento e nella prima grande ricostruzione della città, quindi in quella del ‘700 e negli interventi dell’800 quando il complesso diventa carcere per rimanere tale fino al 1994.

Una storia stratificata e visibile anche nel complesso, con le caratteristiche diverse dei tre chiostri ad esempio. Visibile. Quando si può. Su questo è Maria Rita Acone, presidente della sezione aquilana dell’Archeoclub a chiedere uno sforzo alle istituzioni che attualmente occupano il complesso e alla città affinché il complesso di San Domenico, tra i tre quattro siti più belli della città, possa essere visitabile. Qualche novità in merito c’è solo per il museo delle ceramiche annesso al complesso e per il quale si starebbe per concretizzare un accordo con l’Università degli studi dell’Aquila al fine di una sua gestione. 


Print Friendly and PDF

TAGS