I minori in Abruzzo, parla il Tribunale: “Disagio in aumento, servono investimenti”

Non convince la proposta di Falivene e Sospiri. Servirebbe, invece, una legge quadro sugli accreditamenti

di Alessio Ludovici | 05 Febbraio 2021 @ 06:30 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Fare questo lavoro significa avere a che fare con il dolore e ognuno di noi ha un suo modo di affrontare i momenti difficili. Io qui ho il mio cassetto di fotografie e di lettere che dopo anni i ragazzi mi scrivono per ringraziarci perché oggi sanno cos’è una famiglia”. E’ il giudice Cecilia Angrisano a parlare, presidente del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila. Con lei abbiamo voluto fare un punto sul disagio e la tutela dei minori in Abruzzo alla luce della pandemia e delle notizie di cronaca connesse ma non solo. A far discutere in questi giorni è, infatti, anche una discussa proposta di iniziativa legislativa della Regione Abruzzo. Su quest’ultima hanno già espresso forti criticità avvocati, sindacati e assistenti sociali

La situazione in Abruzzo

Mediamente le segnalazioni civili che arrivano in Tribunale sono circa 1000 l’anno, un numero importante. Parliamo dei casi meno critici, tra molte virgolette, la cui tutela è graduata in vari modi.
“Il tribunale – spiega la Angrisano – nella maggior parte di questi casi, quando accerta una situazione di grave carenza genitoriale cerca innanzitutto delle risorse nella famiglia allargata”.

Nel 2020 le segnalazioni sono scese ma non per una diminuzione del disagio quanto per le difficoltà cui la stessa rete dei servizi sociali è stata sottoposta. La pandemia, infatti, ha fermato anche tanti servizi di sostegno alle famiglie in difficoltà, dai servizi di socializzazione per i bambini alle diverse tipologie di supporto genitoriale. 
“Per una piccola regione come l’Abruzzo 1000 segnalazioni di volontaria giurisdizione danno la misura di quanto è grave il problema” segnala la Presidente. 

Chi sono questi minori? Dipende molto dal disagio riscontrato, spiega l’Angrisano. “Innanzitutto dobbiamo dire che non basta un mero problema economico per un procedimento di adottabilità, questo lo dice la legge. C’è un disagio di multiproblematicità della famiglia che può coinvolgere sia la sfera socioeconomica e culturale ma anche problematiche che spesso riguardano la tossicodipendenza, l’alcol dipendenza o problemi psichiatrici. Molto spesso tutte queste situazioni giocano insieme”.
L’intervento del Tribunale sulla marginalità sociale cerca anche di essere di prevenzione attraverso tutta una serie di iniziative extragiudiziali, di sensibilizzazione e progettazione sociale.

Emergenti sono le aree di disagio legate anche alla pandemia. “C’è un incrementarsi, da anni, di problematiche psichiatriche degli adolescenti, dei comportamenti autolesivi seri, fino a gesti anticonservativi, come nei casi di tentati di suicidio”. “C’è un aumento esponenziale dei disturbi alimentari e poi c’è una fascia crescente di casi di depressione. Pre covid arrivavamo fino a una segnalazione a settimana. In questo tipo di disagio non c’è una fascia sociale più colpita, è trasversale e collegato a tutta una serie di dinamiche della società. C’è un’area di disagio legata alla conflittualità legata alla separazione delle coppie. Questa spesso si traduce in un elemento di maltrattamento psicologico fortissimo nei confronti dei minori ed è uno dei punti di riflessioni più attuali, un fenomeno che non coinvolge solo le classi sociali più disagiate, anzi.” Trasversale è anche il fenomeno della violenza di genere con la differenza, ci spiegano, che nelle classi sociali più inserite è molto più difficile l’emersione di queste problematiche.

Come interviene il Tribunale

Ad occuparsi di questo universo umano, spesso sottaciuto nella società c’è una vasta ma sottodimensionata rete dei servizi sociali. “I nostri riferimenti sono innanzitutto le previsioni normative degli gli articoli 330 333 e 336 del codice civile che consentono al Tribunale dei Minorenni, su richiesta del pubblico ministero, di intervenire.”

Le segnalazioni possono arrivare dai pubblici ufficiali, dalle scuole, dalle forze dell’ordine, ma anche da privati che sono testimoni di situazioni di maltrattamento. La gran parte delle segnalazioni arrivano comunque dai servizi sociali che sul territorio hanno un generale mandato di tutela sociale e dei minori in particolare. A quel punto si apre quindi un procedimento. Se c’è una una situazione di grave ed urgente pericolo le forze dell’ordine possono intervenire anche con il 403 del codice civile, è molto raro e sono anche i casi più discussi, ma quando c’è una imminente situazione di pericolo il 403 può salvare la vita a un minore che viene messo in sicurezza insieme alla madre, ad esempio nei casi di violenze da parte del padre. 

Il sostegno alla famiglia. “Il primo tentativo – spiega la dottoressa Angrisano – è sempre il sostegno alla famiglia lì dove è possibile un recupero. Solo se questa possibilità non c’è la seconda valutazione che fa il giudice è il diritto del minore ad avere una famiglia che sia funzionale alla vita del minore.” Il procedimento comunque in tutti i casi prevede un’istruttoria e solo quando il pubblico ministero ritiene molto grave la situazione può aprire il procedimento per l’adottabilità. 

“Il tribunale è molto attento nel valutare e ovviamente tende a privilegiare gli interventi di recupero. Il ventaglio di interventi che facciamo è molto vasto. Nelle situazioni meno critiche ad esempio il primo intervento che si fa è l’affido al servizio che ha una funzione di sostegno alla famiglia. Si può limitare la responsabilità genitoriale ma al solo scopo di predisporre un programma di supporto ai genitori o a uno di loro. Nei casi di violenza domestica ad esempio, dopo la messa in sicurezza, il primo intervento è il sostegno da dare alla madre nel recupero anche delle sue qualità genitoriali. L’affido al servizio non è punitivo quindi, ma ha lo scopo del sostegno. In più il Tribunale ha anche le spalle più forti per chiedere interventi economici.”

Dopo un primo mandato di sostegno o esplorativo, si cerca di capire la situazione. A volte, infatti, le informative possono essere poco chiare perché ci sono versioni opposte di una vicenda, e si fanno le valutazioni e indagini da parte dei professionisti. Da questa prima fase possono venir fuori progetti di sostegno a uno o a entrambi i genitori. Per un allontanamento il pregiudizio che deve subire il minore deve essere grave.

“I provvedimenti emessi – continua ancora Angrisano – sono comunque provvisori e sono sempre revocabili se dopo tutti gli accertamenti se ne ravvisa la necessità. La caratteristica dei nostri provvedimenti è la flessibilità e sono continuamente modificabili.”

Il ruolo della Regione Abruzzo

I numeri fissati normativamente prevedono oggi 1 assistente sociale ogni 4mila abitanti, attualmente sono invece operativi 1300 assistenti sociali, ma questi si occupano di tantissime altre cose, financo del reddito di cittadinanza. Per molti comuni, per mancanza di risorse, è difficile ottemperare a tutto. Nei consorzi ci sono situazioni di un assistente sociale che deve occuparsi di tre quattro comuni diversi. “Una situazione da attenzionare inoltre è la continua esternalizzazione dei servizi sociali, le cooperative fanno un grande lavoro ma può capitare che hanno incarichi temporanei ad esempio che possono pregiudicare la qualità del lavoro.” 

Sulla proposta Falivene Sospiri. “Andrebbero piuttosto garantite tutte le altre condizioni che la legge prevede affinché gli assistenti sociali possano svolgere efficacemente il loro compito. In questa proposta ci sono delle oscurità normative perché è vero che si rinvia a un successivo decreto attuativo del Ministero del Lavoro, ma parificare l’attività dei servizi sociali a quella per la quale è stata costituita un’attiva di tutela del lavoratore, è un po’ complicato. Noi siamo già soggetti a controlli, a denunce, ad ispettorato, ci sono i controlli dell’Ordine e ci sono i sistemi di controllo della corte di giustizia europea. Servirebbe invece, ad esempio, un intervento regionale sulle strutture di accoglienza: una legge regionale sull’accreditamento delle strutture, come già fatto da altre regioni. Delle linee guida fornite dalla regione consentirebbero di individuare dei limiti che oggi sono rimessi all’intelligenza di chi gestisce le strutture. Si potrebbero prevedere indirizzi per la specializzazione per fascia di età, l’individuazione di un numero di operatori congruo rispetto al numero dei presi in carico, per assicurare una uniformità di procedure di comportamento.”

Più che un ispettorato servono politiche e investimenti in un settore importante. Ad oggi in consiglio regionale è però depositata la proposta di legge di istituzione di un ispettorato che secondo gli estensori dovrebbe evitare “eventuali errori di valutazione in ambito di tutela minorile”. Della proposta discuterà la quinta commissione del Consiglio regionale dove ci sarà sicuramente l’occasione per fare il punto su questo sistema di tutela.


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