CULTURA | |

I Mezzalira. Anche una formica può diventare una cicala…purché frigga!

Grandi applausi per “I Mezzalira, Panni sporchi fritti in casa” in scena ieri al Ridotto del Teatro comunale

I Mezzalira. Anche una formica può diventare una cicala…purché frigga!
Solitamente i panni sporchi si lavano in casa, ma la famiglia Mezzalira, che per una vita ha cercato di restare unita come le cinque dita

L’AQUILA – Solitamente i panni sporchi si lavano in casa, ma la famiglia Mezzalira, che per una vita ha cercato di restare unita come le cinque dita di una mano, abbracciandosi solo di notte, li frigge e li rifrigge e, talvolta, l’odore del fritto vola via dalle mura domestiche. Ad animare il Ridotto del Teatro comunale per la Stagione Teatrale Aquilana ci pensano “I Mezzalira, Panni sporchi fritti in casa”, con la regia di Raffaele Latagliata e la produzione del Teatro de Gli Incamminati e di ARS Creazione e Spettacolo.

Scritto da Agnese Fallongo, anche talentuosa attrice in duplice veste, lo spettacolo si rifà ai toni brillanti della commedia all’italiana, dove gli scenari tragici di una famiglia povera sono resi in maniera comica da un linguaggio sapientemente studiato e dosato di dialettismi.

Protagonista, come si evince dal titolo, è la famiglia Mezzalira, travolta da strani accadimenti, ricchi di sotterfugi e segreti, fughe e ritorni, come in un vero giallo, dove il concetto di frittura è sacro e diviene simbolismo del binomio servo-padrone. A raccontarne le vicende è il piccolo di casa, quello che sta sempre in mezzo e che sogna di diventare ricco per mangiare frittura ogni giorno: Giovanni Battista Mezzalira, perciò detto “Petrusino”. Ad interpretarlo, in una versione adulta, chiave per rievocare il suo passato da bambino, è Adriano Evangelisti. Petrusino, anche lui custode di un antico segreto, diventato grande, dovrà pacificarsi con esso.

Uno spettacolo dal sapore antico, in cui la saggezza popolare custodita dai nonni fa da padrona e si erge a guida ed esempio di vita. Gli oggetti di scena ricordano quel mondo povero contadino, in cui potersi permettere un po’ di olio per la frittura era considerato un lusso, “roba da signori”. Ma la famiglia Mezzalira ci insegna che anche le formiche ogni tanto devono poter essere cicale.

La recitazione eccellente degli attori, senza sbavature e tentennamenti, è decisamente il punto forte dello spettacolo. Le musiche e gli effetti sonori, affidati al talento degli interpreti in scena, sono di Tiziano Caputo, che sul palcoscenico lo vediamo nei panni del padre di famiglia, della saggia nonna dall’intestino infallibile, e del nipote Fortunato che poi tanto fortunato non sembra. Tra tutte spicca la voce di Agnese Fallongo, che incanta e crea pathos nelle scene più drammatiche.

La famiglia Mezzalira fugge la povertà per una vita intera ma, quando finalmente quei campi di ulivo e quelle ricchezze diventano loro, le barattano con la felicità di vedere tanti poveri alzare gli occhi al cielo e, magari, godersi una bella frittura. Perché, in fondo, per vivere bene bastano tre cose: Lava. Prega. E friggi. Parola di nonna!