I confetti di Sulmona e l’Aurum di Pescara in “Guida al turismo industriale” di Jacopo Ibello

di Cristina D'Armi | 27 Novembre 2020 @ 07:00 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – Dalla costa all’entroterra abruzzese per scoprire le produzioni storiche  note in tutto il mondo. E’ una piccola parte del viaggio di Jacopo Ibello  in “Guida al turismo industriale” che porta i lettori alla scoperta di città, siti, musei e fondazioni riconducibili alla civiltà industriale del nostro Paese. Sono  quasi 300 le schede raccolte per tracciare un nuovo profilo del made in Italy corredate dalle informazioni di servizio utili per le visite. L’Autore evidenzia per ogni posto da visitare lo  stretto legame che ogni territorio ha con la propria cultura.

Tra le tappe, raggiungibili grazie alle coordinate gps presenti nelle schede, non poteva mancare l’Abruzzo ben rappresentato dai confetti di Sulmona,  la cui produzione si dice risalga all’epoca romana ma approdò nella città abruzzese nel Medioevo. La fabbrica Pellino è considerata la prima vera industria di confetti, fondata nel 1783. A partire dagli anni ’60, con la produzione industriale, la fabbrica vecchia di Introdacqua è stata dismessa per la costruzione di un edificio in una locazione più strategica per la produzione. Tuttavia le politiche locali hanno saputo conservare la tradizione, assieme ai discendenti Pelino, affinché la storica fabbrica, oltre a funzionare, divenisse un museo, dove, accanto ai macchinari industriali, vengono celebrati gli artigiani che hanno reso grande il confetto di Sulmona. In occasione del matrimonio nobile di William d’Inghilterra e Kate Middleton, la fabbrica Pelino ha spedito in dono di nozze una confezione speciale di confetti.  

Ma non solo,  della fabbrica a ferro di cavallo di Pescara, voluta dall’architetto Giovanni Michelacci, nasce un altro prodotto abruzzese conosciuto in tutti il mondo: l’Aurum, uno dei liquori italiani più famosi. Invecchiato per ben otto anni, il liquore abruzzese è ottenuto dall’essenza di una particolare varietà di arance con brandy italiano. Per metterne in risalto colore e sapore, il poeta Gabriele D’Annunzio suggerì il nome al fondatore della distilleria Amedeo Pomilio, prendendo spunto da due parole latine: Aurum (oro) e Aurantium (arancia).

 

Jacopo Ibello, nato a Latina nel 1987, è laureato in Geografia all’Università di Bologna con una tesi sulle trasformazioni economiche nella regione della Ruhr in Germania. Lì entra in contatto coi temi legati al patrimonio industriale e alla sua valorizzazione culturale e turistica. Decide quindi di formarsi in questo campo, diplomandosi al Master in Patrimonio Industriale dell’Università di Padova, e iniziare a lavorare a progetti e iniziative legate al turismo industriale e alla cultura d’impresa. È cofondatore e presidente dell’associazione Save Industrial Heritage e membro del direttivo dell’AIPAI, l’associazione nazionale di riferimento nel settore.


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