I Cappuccini a L’Aquila: una presenza itinerante

di Fra Piero Sirianni | 18 Gennaio 2024 @ 05:00 | CREDERE OGGI
frati cappuccini
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L’AQUILA – È noto a molti il convento “San Francesco e Santa Chiara d’Assisi” dei Frati Minori Cappuccini nella nostra Città aquilana: posto sulla collina di Borgo Rivera, esso giace oggi al di sotto della trafficatissima via XX Settembre, di fronte al colle di Roio e al di sopra della fontana delle Novantanove Cannelle.

Tuttavia, occorre precisare che esso risulta – cronologicamente – il terzo luogo abitato dai Cappuccini.

Il primo insediamento cappuccino in Città risale agli anni ’30 del 1500, precisamente nella campagna vicina al quartiere Sant’Elia. Scriveva, in merito, il padre Geremia Di Clemente: «Questo luogo era stato nei secoli passati convento dei cappuccini e come tale è ricordato dalla gente abitante nella zona. […] Questo luogo recintato, inaccessibile fino a qualche anno fa, ora è visitabile con qualche difficoltà e all’osservatore attento può, tra le alterazioni ed aggiunte che modificano e deturpano le costruzioni originarie, riconoscere l’edificio della chiesa e le rovine del convento abitato per più di tre secoli dai nostri confratelli cappuccini» (I Cappuccini a L’Aquila. Note storiche, 3).

Questo convento, anche luogo di accoglienza per i frati infermi, si trovava ben lontano dal centro cittadino. Venne, allora, deciso, di edificare una seconda casa religiosa dentro le mura della Città; e questo avvenne vicino alla villa comunale, soprattutto per il vivo interessamento e l’opera di p. Francesco da L’Aquila, appartenente alla nobile famiglia Vastarini. Il 29 settembre 1610 il vescovo Gundisalvo De Rueda benediceva la prima pietra della erigenda chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Oggi l’ex struttura religiosa è la sede del Consiglio della Regione Abruzzo; ma, guardando la parte della facciata, è ancora visibile lo scheletro esterno della chiesa conventuale. Il convento aveva – al suo interno – 37 celle, alcune delle quali erano adibite a infermeria. Oggi conserviamo, presso il convento di Santa Chiara, due tele che appartenevano alla chiesa conventuale di San Michele Arcangelo: la Natività e la Passione del Signore contemplata da San Francesco con la presenza di Maria e Gesù in gloria, realizzate dal famoso artista Giulio Cesare Bedeschini.

Giungiamo – quindi – all’attuale luogo abitato dai Cappuccini: il convento di Santa Chiara d’Aquili a L’Aquila. Esso venne edificato per accogliere, all’interno delle mura cittadine, le monache damianite (oggi Sorelle Povere di Santa Chiara o Clarisse); ci troviamo nel 1200! «Nel 1407 il monastero contava quattordici monache con il governo dell’abbadessa donna Angeluccia di Sassa» (I Cappuccini a L’Aquila. Note storiche, 121). A causa delle leggi della soppressione di Gioacchino Murat, le monache dovettero abbandonare il monastero il 20 luglio 1811. Circa settant’anni dopo, i Frati Minori Cappuccini poterono riscattare il convento e prenderne dimora stabile. Così viene descritta questa nuova casa cappuccina: «Il convento non era solo una casa per vivere e pregare, ma anche luogo dove trovare sostentamento mediante il lavoro manuale. Si fecero lavori per la cantina con forniture di botti e torchio da uva. Si valorizzò l’orto già denominato delle monache. Si fecero nel terreno gradoni, con piantagioni di viti e alberi da frutta a da siepe» (I Cappuccini a L’Aquila. Note storiche, 149).

Abbiamo ereditato, dunque, una storia contorta ma impastata di umanità; l’opera di Dio è intrecciata al cammino antropologico, le speranze ai limiti, le difficoltà alle gioie. Oggi, l’attuale convento dei Santi Chiara e Francesco – completamente ristrutturato dallo Stato a seguito del sisma del 2009 – è un luogo di preghiera, uno scrigno di storia e di arte, meta turistica e di pellegrinaggio.


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