I 50 anni del Tsa e il complesso dell’autista: “Che notte, quella notte”

di Redazione | 23 Ottobre 2013 @ 17:22 | EDITORIALI
inchiesta appalti chiese e monumenti
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di Maria Cattini – Se quei nomi non sono citati negli atti ufficiali, quando nasce il mito certificato dall’Ufficio Stampa del Consiglio regionale dell’Abruzzo che vorrebbe “Peppino” Giampaola e Errico Centofanti tra i fondatori del Teatro Stabile.

Il “mito” appare per la prima volta in una data ben precisa: dieci anni fa, esattamente il 10 ottobre del 2003, sulle colonne dell’edizione locale de “Il Messaggero”. Fu lo stesso Centofanti a crearlo in risposta a una serie di articoli del giornalista aquilano Antonio Di Muzio. Di Muzio, che sulla storia del TSA aveva appena scritto una tesi di laurea, oltre a escludere correttamente Centofanti e Giampaola dalla lista di nomi dei valorosi fondatori del Teatro Stabile, osava ricordare l’importanza fondamentale che ebbe nella vicenda il democristiano Lorenzo Natali, probabilmente il personaggio politico di maggior rilievo che L’Aquila abbia conosciuto nel corso della prima repubblica.

“Ci vorrebbe un’altra data!”: scrisse innanzi tutto un Errico Centofanti furioso anche per essere stato escluso, in quell’occasione, dalle cerimonie ufficiali. Ovviamente a Centofanti serviva una data più compatibile alla sua personalissima versione dei fatti. “Infatti- sostenne Centofanti – l’atto costitutivo del TSA è del 28 ottobre 1963: data che a me non è mai piaciuta, sebbene figlia di mera casualità burocratica. Tanto meno l’amo in questa stagione di revisionismi d’ogni risma e d’invereconde condiscendenze.” 
Il TSA- secondo la ricostruzione romanzesca di Centofanti– sarebbe nato in una “buia e tempestosa” notte autunnale del 1964, quando andava “arrancando attraverso valli e valichi di mezza Italia a bordo di un’affannata Millecento blu”. Quindi, dieci anni fa, fu lo stesso Centofanti a sostenere, tra l’altro, che mancherebbe ancora un anno perché il TSA possa spegnere la sua cinquantesima candelina. Centofanti spiegò, tra il suo solito florilegio di citazioni non proprio pertinenti, che, a bordo di quell’auto, c’erano: “Peppino  Giampaola , Luciano Fabiani e io, cioè i tre che il Tsa se l’erano inventato e l’hanno governato nei suoi primi vent’anni, facendone un invidiato laboratorio di creatività e eticità artistico-culturale.” Insomma, Centofanti fa un po’ come l’autista dell’autobus della squadra campione che, a chi gli chiede di chi è il merito della vittoria, risponde che fondamentalmente è il suo che ha portato tutti i giocatori salvi a destinazione. Ma giusto i familiari del valido autista potrebbero accreditare questa versione dei fatti come verità di rilevanza storica e dimenticare i nomi di tutti gli altri componenti della squadra. Ed infatti, ad applaudire e a provare ad accreditare questa tesi, il prossimo 28 ottobre, sarà presente, come da tradizione, più di un familiare dello stesso Centofanti.

 

Ma la storia non si ricostruisce con i racconti mitizzati di una gioventù lontana. Pur essendo un grande ammiratore del regista Federico Fellini, famoso creatore di miti autobiografici, Ferdinando Tavianiprofessore certificato di Storia e Critica del Teatro dell’Università dell’Aquila, leggendo la romanzesca ricostruzione di Centofanti, si sentì in dovere di intervenire, con un articolo apparso sempre su Il Messaggero, per precisare che: “Quando dalla storia personale si passa a quella vista dal di fuori, la prima esperienza è questa: si è costretti a sloggiare dal centro. Io credo che quest’esperienza coincida con il sapere, che è tutt’altra cosa dal ricordare. “Per questo- aggiunse il professor Taviani- le reazioni di Errico Centofanti al profilo storico ricostruito da Antonio Di Muzio sono interessanti: perché mostrano in un caso concreto come la storia scritta sulla base dei documenti e delle evidenze non possa mai coincidere con quella tracciata dai ricordi del cuore. Quest’ultima non mente. Ma è l’altra, in genere, ad avvicinarsi alla verità.“

Ma L’Aquila è sempre stata una città dove, con le giuste conoscenze, anche la Storia può diventare una semplice opinione scritta dai superstiti, prima ancora che dai vincitori. Col tempo, venuti man mano a mancare i veri protagonisti, le note ufficiali dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale dell’Abruzzo– dove per puro caso lavora Rita Centofanti, cugina di primo grado di Errico– hanno cominciato a ripetere come un mantra e a sostenere nero su bianco che i tre unici fondatori del TSA furono “Peppino Giampaola, Luciano Fabiani ed Errico Centofanti”. Cancellando con una arroganza senza eguali tutta la lista di nomi di personaggi aquilani di primo piano che il 28 ottobre del 63, nella verità dei fatti, sottoscrissero presso lo studio del notaio Domenico Trecco l’atto costitutivo del Teatro Stabile. Non si trattava proprio di tristi “burocrati”, come vorrebbe sostenere Errico Centofanti. Tra di loro c’erano, tra gli altri, stimatissimi personaggi: come Pompeo Spennati, Alessandro Clementi, Pasquale Santucci, Elio Sericchi , Alberico Ciofani, Marcello Cicerone, Fulvio Muzi e, non ultimo, Lorenzo Natali.

Il prossimo 28 ottobre, quindi, qualcuno dell’Ufficio Stampa del Consiglio regionale, dopo aver ripetuto per anni la balla dei “tre fondatori”, ha pensato bene di rivolgersi ad un fidato professore di liceo in pensione, Walter Cavalieri, nel ruolo dello “storico” e un’amica carissima come Piera Degli Espositi come testimonial della versione che Centofanti potrà raccontare, rivendicando indisturbato il “centro” della scena, alla sua amata claque.

Dopo tutto un fondo di verità c’è: se non proprio come fondatore, Errico Centofanti successivamente arriverà ad assumere un ruolo molto importante nei primi venti anni del teatro stabile, “gli anni d’oro”. E dei bilanci in rosso. Ma, siamo sicuri, non amerà divagare su questo aspetto che dopo un ventennio, nel 1983, lo costringeranno ad allontanarsi dalla storia TSA.

Sfatato il mito dei “tre fondatori”, la vera storia del Teatro Stabile può finalmente cominciare.

(Continua)


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