Hate speech, quinta edizione per la Mappa dell’Intolleranza di Vox contro l’odio su Twitter

di Cristina D'Armi | 22 Dicembre 2020 @ 07:00 | ATTUALITA'
Hate speech
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L’AQUILA  – Hate speech, continua il cyberbullismo sui social. Il maggior utilizzo dei dispositivi elettronici, aggrava, ancora una volta, il fenomeno dei “leoni da tasitera”. La distanza virtuale rende più coraggiosi. Difficilmente, infatti, gli utenti del web che scrivono in modo aggressivo, talora insultando, offendendo, screditando o minacciando altri utenti, adottano lo stesso atteggiamento trovandosi davanti una persona in carne ed ossa: magari più grande, più alta e più forte. Faccia a faccia si tende a reprimere certi istinti, sia per spirito di sopravvivenza che per buone maniere.  Su internet tutto ciò si annulla, e spesso si dimentica che quelle parole taglienti come lame vengono dirette a persone e non a delle semplici icone.

Vox, l’ Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, Università Sapienza  di Roma e It’s time  dell’Università Cattolica di Milano, ha creato, per la sua quinta edizione, la nuova  Mappa dell’Intolleranza con  la geolocalizzazione dei tweet che contengono parole considerate sensibili e mira a identificare le zone dove l’intolleranza è maggiormente diffusa.

Fattore determinante nell’analisi di quest’anno, periodo marzo – settembre 2020

è stato lo scatenarsi della pandemia da Covid-19. Secondo i dati, il fenomeno dell’Hate speech è diminuito in modo notevole rispetto al 2019. Nel corso delle due rilevazioni marzo – maggio e novembre – dicembre, erano stati raccolti un totale di 215.377 tweet nel primo caso, dei quali 151.783 negativi. Nel nel secondo caso, mentre, erano 268.433 i tweet, dei quali 179.168 negativi (il 70% circa vs. 30% positivi nella prima rilevazione; il 67% circa vs. 33% positivi nella seconda rilevazione). Nella rilevazione marzo – settembre 2020, sono stati raccolti un totale di 1.304.537 tweet dei quali 565.526 negativi (il 43% circa vs. 57% positivi). Nel 2019 infatti i cluster più colpiti erano migranti (32,74%), seguiti da donne (26,27%), islamici (14,84%), disabili (10,99%), ebrei (10,01%) e omosessuali (5,14%). Nel 2020, occupano i primi due posti donne (49,91%) ed ebrei (18,45%), seguiti da migranti (14,40%), islamici (12,01%), omosessuali (3,28%) e disabili (1,95%).

La Mappa dell’Intolleranza è un progetto di prevenzione pensato per amministrazioni locali, scuole, associazioni e per tutti coloro che all’odio e l’intolleranza preferiscono il dialogo, la gentilezza e l’educazione.

 


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