Guide turistiche, sentenza storica. La situazione in Abruzzo: 600 abilitati, mancano itinerari per i disabili

di Alessio Ludovici | 01 Settembre 2020 @ 06:20 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Storica la sentenza del Consiglio di Stato, la numero 05213/2020 pubblicata il 26 agosto, che sancisce inequivocabilmente che le regioni non potranno più abilitare guide turistiche senza una legge nazionale che regoli più compiutamente il settore: la competenza in materia di guide turistiche è dello Stato centrale.

Tutto era cominciato nell’aprile 2019 con un bando del comune di Reggio Calabria per l’abilitazione di nuove guide turistiche, bando redatto sulla base di vecchie normative della regione stessa e senza tener conto che nel 2013 era stata introdotta, con legge nazionale, la figura della guida nazionale. L’associazione AGTA – Associazione Guide Turistiche Abilitate e il sindacato UILTUCS presentarono ricorso al Tar calabrese, che ha dato loro ragione, ma la Regione ha impugnato la decisioni di fronte al Consiglio di Stato. Qualche giorno fa è arrivata la decisione: confermata la sentenza del Tar.

“La disciplina delle professioni turistiche non rientra nella materia ‘turismo’, ma nella materia ‘professioni’, con la conseguenza che lo Stato è legittimato a dettare i principi generali in materia”. Nel dispositivo della sentenza si spiega chiaramente che l’abilitazione alla professione sia da ritenersi valida su tutto il territorio nazionale e quindi conclude il Tar: è esclusa “la competenza legislativa regionale in materia di abilitazione alla professione di guida turistica, senza che possa validamente opporsi la condizione di inerzia del legislatore statale”. Un vuoto legislativo nelle more del quale non è chiaro cosa potranno fare le Regioni, ma che sicuramente pone al legislatore nazionale la necessità di intervenire celermente.

In Abruzzo le guide turistiche abilitate sono in teoria circa 650, in realtà sono poche decine. In teoria perché per un certo periodo la Regione aprì le iscrizioni a tutti i diplomati delle scuole turistiche che si iscrissero in massa. A farlo veramente sono, però, molte di meno e di queste poche sono quelle che lo fanno a tempo pieno. La maggioranza lo fa come secondo lavoro nei fine settimana e per lo più nel proprio ambito territoriale, non su tutto quello regionale. Chi lo fa a tempo pieno lavora, e “quest’anno è andata bene – spiegano -. Abbiamo avuto difficoltà a distribuire alcuni lavori perché non c’erano guide disponibili”.

Le guide abruzzesi, tranne quelle delle scuole, hanno ottenuto l’abilitazione con un apposito iter regionale, ossia dopo aver presentato i titoli necessari (esami universitari nel settore, studi specifici sull’Abruzzo o pubblicazioni scientifiche di settore) e dopo aver superato un esame. A rivolgersi a loro sono soprattutto i tour operator che fanno incoming, cioè agenzie abruzzesi che accolgono turisti o gruppi in regione, e le agenzie che organizzano da sole i propri tour e contattano le guide direttamente. A volte sono le guide stesse a sollecitare i tour operator per inserire l’Abruzzo nei propri itinerari.

Più difficile il rapporto con i Comuni che per “risparmiare qualche euro” continuano ad affidarsi ad associazioni, docenti o, addirittura, agli stessi amministratori. Il comune dell’aquila, quest’anno, tramite l’infopoint ha cercato di facilitare il ricorso alle guide turistiche.

La stagione post lockdown è andata bene in Abruzzo ed ha avuto trend particolari. Ne parliamo con Maria Fantone, giovane ed appassionnata guida abruzzese che lavora su tutto il territorio regionale: “Le tappe più richieste per il turismo di gruppo organizzato, in controtendenza rispetto al passato, sono state le mete di montagna e i siti naturalistici, Parco nazionale d’Abruzzo e del Gran Sasso in primis”. “Tanti pernotti nelle aree interne come L’Aquila o Sulmona – continua -, solitamente invece tutto l’interesse era sulla costa dei trabocchi”. “Per il turismo individuale invece il boom è stato generalizzato, il fatto di essere una regione fuori dai grandi tour e dalle grandi frequentazioni di massa, ci ha premiato”. “Questa stagione – conclude – dovrebbe essere uno stimolo ad aprirsi e a stare al passo con i tempi, dando modo alle nuove generazioni di lavorare sul turismo, anche avviandosi alla professione di guida”.

Uno scoglio che va sicuramente superato è quello dell’accessibilità per i disabili. Spesso i siti non sono accessibili; se “per le disabilità mentali – conferma anche la Fantone – non ci sono problemi di alcun tipo e per i non udenti il problema viene superato con gli interpreti Lis, per le altre disabilità ci sono grossi limiti”. “Con i non vedenti c’è il problema di non far toccare nulla se non ci sono percorsi sensoriali dedicati; per le disabilità fisiche si tagliano fuori, di fatto, tutti i castelli e i borghi che non prevedono apposite rampe.” Anche all’Aquila si è registrato qualche disagio a riguardo, mancano anche qui itinerari da proporre e le richieste di informazioni da parte di famiglie o gruppi con disabili sono spesso gestite in modo improvvisato dalle strutture preposte a fornire l’informazione ai potenziali turisti.


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