Gran Sasso Vs Parco nazionale d’Abruzzo, i motivi di uno sviluppo a doppia velocità

di Redazione | 06 Marzo 2020 @ 06:45 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – C’è chi vorrebbe dotarlo di tutte le possibili infrastrutture adeguate al turismo e chi invece si batte affinché il suo sviluppo avvenga tenendo conto delle attuali congiunture storico-ambientali.

Il comprensorio del Gran Sasso aquilano rappresenta una risorsa naturale di grande impatto, visto che da solo sarebbe in grado di offrire innumerevoli opportunità di lavoro e di promozione strategica a tutto il territorio aquilano.

Eppure il tema del suo rilancio è da anni oggetto di discussioni e di divisioni in seno agli enti istituzionali preposti, alle associazioni di categoria, agli operatori della montagna e a tutti i cittadini del capoluogo. Soprattutto se si tiene conto della differenza di approccio al turismo rispetto ad altri parchi. Primo tra tutti, il Parco nazionale d’Abruzzo, il più antico d’Italia e caratterizzato da flussi turistici di gran lunga maggiori rispetto a quello del Gran Sasso. 

Quest’anno inoltre, complice anche una stagione invernale dal bilancio disastroso, a causa delle temperature troppo alte e delle precipitazioni scarse, le presenze e gli incassi del settore sono letteralmente sprofondati, con il conseguente collasso di strutture ricettive e impianti di risalita. Tanto che gli stessi albergatori, si sono ritrovati più volte a chiedere aiuto alle istituzioni e lo hanno fatto a partire da un dato inconfutabile: una riduzione dell’80 per cento delle presenze turistiche negli hotel situati a ridosso di Fonte Cerreto e Campo Imperatore.

Una situazione che, in realtà, va avanti già da un po’, ma che, complici le temperature alte e le scarse precipitazioni nevose di quest’anno, ha ora ha raggiunto il picco massimo, tanto da richiedere un confronto tra i diversi attori.

Un confronto che passa da un lato attraverso la gestione degli impianti sciistici e delle strutture ricettive, dall’altro attraverso il Piano del Parco, le aree sottoposte ai vincoli ambientali Sic e soprattutto alla volontà politica di dare finalmente un futuro al ricco patrimonio naturalistico aquilano.

Volontà politica che, secondo Fausto Tatone dell’associazione “Save Gran Sasso”, deve fare i conti “da sola con una situazione in cui i mezzi scarseggiano e per cui risulta estremamente difficile gestire un’attività del genere”.

“La stazione di Campo Imperatore avrebbe potenzialità enormi – dice a L’Aquila Blog – ma per il suo rilancio servirebbe coinvolgere anche gli attori privati e metterli nella posizione di attuare seri investimenti sugli impianti. Purtroppo, i vincoli imposti dalle aree protette vanno a limitare enormemente le possibilità di intervento e, con questo, non voglio dire che sono da abolire, ma che quantomeno sarebbe il caso di intervenire  rispetto a quegli atti che condizionano la presenza dell’uomo sulle montagne. Atti che vanno inoltre ad avvalorare molte delle posizioni ambientaliste sul tema”.

In tal senso Tatone fa riferimento a quelle correnti di pensiero meno sviluppiste che auspicano piuttosto una valorizzazione del territorio che passi innanzitutto per progetti dal grande potenziale attrattivo, ma basso impatto economico e ambientale.

Tra queste, l’associazione “Gran Sasso Anno Zero” che preme per esempio per l’ideazione di iniziative legate ad attività che potrebbero essere praticate in montagna, senza dover per forza andarne a modificare gli equilibri naturali.

“Dobbiamo ripartire da quello che abbiamo – afferma la Andrea Lolli di Gran Sasso Anno Zero –, solo così facendo si riuscirebbero a conciliare valorizzazione e conservazione dell’area”.

Un’area, a detta dello stesso Lolli poco estesa e che risentirebbe profondamente di interventi infrastrutturali, soprattutto a fronte dei cambiamenti atmosferici in atto.

“Anche se si tende a negare la situazione climatica – spiega invece Lolli che, in montagna, lavora come guida escursionistica -, il dato ambientale è acclarato. La quota di innevamento è scesa ovunque e molti impianti hanno fallito per mancanza di neve naturale. Sarebbe sbagliato cercare di ovviare il problema scegliendo soluzioni quali l’ulteriore cementificazione o l’innevamento artificiale, piuttosto che scegliere di puntare sulle altre attività possibili”. 

Tra queste, l’escursionismo, per esempio, ma anche il trekking l’arrampicata o l’alpinismo, recentemente riconosciuto  tra i patrimoni immateriali dell’Unesco e tutte quelle attività tradizionali che almeno potenzialmente potrebbero avere ugualmente un ruolo determinante nello sviluppo del territorio.

Gli albergatori però hanno chiesto alle istituzioni comunali di intervenire anche rispetto ai regolamenti vigenti che a detta loro, imporrebbero troppe limitazioni e impediscono lo sviluppo di una zona che, in realtà, non avrebbe nulla di invidiare a tante aree protette, anche a quelle più vicine, che del turismo hanno fatto una delle maggiori fonti di reddito.

E anche  i numeri parlano chiaro: se per esempio il Parco della Majella nello scorso anno ha registrato 146 mila arrivi e 422 mila presenze, quello del Gran Sasso solo 44 mila arrivi, con le presenze attestate intorno alle 110 mila presenze. Numeri di morte se si considerano anche il le centinaia di strutture ricettive attive che, nel Parco della Majella, proprio all’interno del Parco della Majella.

“Il turismo delle nostre montagne ha bisogno innanzitutto di infrastrutture che creino indotto – dice ancora Fausto Tatone, che tra le altre cose si occupa in prima persona della gestione degli impianti sciistici situati a Pescocostanzo (L’Aquila) – . Se non si potenziano quelle, è difficile poi che non prendano forma idee valide. Mi fa sorridere chi fa il naturalista e pensa che attività come lo sci siano impattanti. Se vogliamo fare gli ambientalisti estremisti, allora lasciamo tutto così com’è. È inconcepibile limitare la presenza dell’uomo in un posto come il Gran Sasso. Tutto è impattante se visto da questo punto di vista, anche le altre attività non legate per forza allo sci, anche salire a piedi sul Corno Grande o prendere la macchina e arrivare sull’altopiano di Campo Imperatore e fare un pic nic”.


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