Gran Sasso al centro delle cronache, non solo traforo: acqua, allevamenti, parco

di Alessio Ludovici | 10 Luglio 2022 @ 07:45 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Emerge dalla terra fino alla sua vetta più alta, il Corno Grande, il massiccio del Gran Sasso sembra rappresentare perfettamente l’Abruzzo, con le sue potenzialità e le sue criticità.

Alle cronache in queste settimane c’è l’ormai consueto afflusso turistico per la bellezza selvaggia e la ricchezza di ecosistemi che ne fanno una delle aree più interessanti del paese e forse la principale attrazione delle regione, ma che è difficile trasformare in nuovi abitanti.

Uno dietro l’altro, negli ultimi mesi, sono arrivati fatti di cronaca inquietanti che dimostrano anche tutta la fragilità di un sistema e sono un monito per il futuro. Inquietante è stata sicuramente la morte di Emiliano Palmeri, giovane allevatore di Ofena, trovato morto poche settimane dopo essere finito in ospedale ferito da un’arma da fuoco. In mezzo due cavalli morti e altrettanti trovati feriti. Non se ne è saputo più nulla. Si è ipotizzato un suicidio. Ma in tanti, compreso il padre, hanno ricondotto le vicenda alla complessa storia della gestione dei pascoli del Gran Sasso, alla corsa ai contributi europei per l’agricoltura e l’allevamento, aziende fantasma che aprono solo per ottenerli. Una vicenda che riguarda un po’ tutta l’Italia e che in Abruzzo ha trovato uno dei suoi snodi principali. Se ne parla nelle cronache nazionali come nelle aule parlamentari ormai. Ieri, su Virtu Quotidiane, un interessante aggiornamento sulla vicenda con l’intervista a Lina Calandra

Inquietante è stata la vicenda del Toluene, una sostanza chimica, finita nella rete della Gsa. Al di là degli infondati allarmismi sui controlli, il caso ha dimostrato la delicata vicenda dell’acquifero del Gran Sasso e della necessità della sua messa in sicurezza: 800mila le utenze rifornite dal massiccio.

Inquietante l’esito della vicenda della presidenza dell’ente Parco Gran Sasso Parco della Laga. Alla fine il Ministero della Transizione Ecologica ha decapitato l’attuale governance e si resta in attesa di quella nuova. Nel frattempo il Parco è rimasto con poco personale. Bersaglio facile su cui scaricare tutti i problemi di un territorio e le responsabilità di altre istituzioni, gli operatori e i tecnici del Parco sono in realtà uno dei pochi presidi istituzionali rimasti in queste terre, con rapporti costanti e stabili con comunità e aziende del Parco, con progetti e incentivi, e con un lavoro di tutela della natura che, a parole, tutti invocano, ma nei fatti in tanti sembrano preferire che venga fatto altrove. 

Inquietante, infine, l’esito della vicenda delle concessioni autostradali. Il Governo ha estromesso Strada dei Parchi, ma non ha detto cosa intende fare del futuro. Si sa solo che a gestire le infrastrutture sarà Anas, almeno fino al 2023 quando dovrebbe nascere una società in house che gestirà tutta la rete autostradale. Ma della messa in sicurezza, del Pef, del futuro del traforo e dei laboratori a questo punto non si sa nulla. 

 


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