Gli effetti del lockdown sulla salute psicologica

di Alessia Manzi, per Coronavirus - Dati e Analisi Scientifiche

di Redazione | 05 Maggio 2020 @ 19:05 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
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La storia ci racconta come l’umanità abbia ciclicamente affrontato i contagi da malattie infettive, che tra le varie conseguenze hanno lasciato una lunga scia di risultati negativi anche sulla salute mentale delle comunità.

In ‘Storie’, Tucidide descrive gli effetti della pestilenza esplosa nell’estate del 430 a.C. ad Atene. La popolazione, costretta a rifugiarsi in città o lungo le sue mura per scappare dalle violenze della guerra del Peloponneso, è decimata dal morbo a cui neanche i medici, tra i primi a morire, riescono a trovare una cura. La solitudine, e un destino comune dal finale nefasto, trascinano i Greci in una profonda disperazione.

Fra le pestilenze più ricordate dalla storia c’è quella esplosa negli anni ’30 del XIV secolo in Asia Centrale, che nel 1347 raggiunge l’Europa per via del commercio marittimo causando una pandemia. Mancano le cure e i dottori dell’epoca, pensando che il morbo fosse nell’aria, formulano alcune raccomandazioni (‘consilia’). Tra i consigli, i medici vietano di lavorare in spazi chiusi e suggeriscono l’ascolto di musica per non lasciarsi andare. Quando nel 1348 la peste si diffonde anche a Venezia, il governo cerca di nascondere il contagio per non inficiare la fiorente economia della città. In poche settimane, però, le stime di morti e malati sono fuori controllo. Per rallentare il contagio tra la popolazione le istituzioni mettono in campo alcune misure restrittive, come la chiusura delle osterie e il veto sulla vendita del vino. Nella Serenissima la pestilenza non provoca solo morte e danni economici. Le persone sono scoraggiate, stressate, diffidenti e in loro prevale un istinto di sopravvivenza per cui abbandonano affetti e familiari ammalati. Alcune invece sono pervase da fervore religioso, mentre altre non rispettano più leggi morali e terrene.

Oggi, a distanza di secoli, il mondo intero ha risposto a questa nuova pandemia con alcune misure restrittive che, sebbene necessarie, rischiano di avere dei gravi risvolti sulla salute mentale collettiva se non sono supportate da strumenti di prevenzione adeguati.

Su un articolo pubblicato sulla rivista Jama Medicine [1] un gruppo di studiosi mette in guardia dagli effetti del lockdown proprio sulla salute mentale. Il team ha ripreso alcune ricerche condotte dagli inizi del nuovo millennio fino ai nostri giorni sui lockdown applicati dopo gli attentati dell’11 settembre, l’uragano Ike e il disastro petrolifero di Deepwater Horizons. In tutti questi casi la popolazione intervistata ha dichiarato di aver sviluppato ansia, stress, depressione e disturbo da stress post traumatico. Un altro dato rilevante ha riguardato l’incremento di abusi su minori, violenze domestiche e uso di sostanze.

A distanza di un mese dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, 1 adulto su 10 residente a Manhattan ha sviluppato disturbi mentali. Il 57,8% delle persone intervistate ha riportato almeno uno dei sintomi riconducibili al disturbo da stress post- traumatico, mentre al 7,5% delle stesse è diagnosticato il disturbo da stress post- traumatico. Nel 30,8% dei casi c’è stato un abuso di alcol, fumo e marijuana. A 6 mesi dal trauma, l’abuso di sostanze si riduce al 27,3% e il disturbo da stress post- traumatico diminuisce dell’1,5%. [2]

L’uragano Ike si abbatte nel 2008 sulle contee di Galviston e Chambers, in Texas. Da un’intervista [3] condotta su 658 persone residenti nell’area colpita è risultato come il disturbo da stress post- traumatico si sia sviluppato in soggetti esposti agli eventi (6,1%), mentre il rischio di depressione (4,9%) sia invece collegato alla vulnerabilità degli individui e allo stress.

Il 22 aprile 2010 esplode la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che provoca un massiccio sversamento di petrolio nelle acque del Golfo del Messico. Il disastro ambientale colpisce per mesi le coste di Florida, Alabama, Lousiana dove gli abitanti iniziano ad accusare ansia e stress. Maggiore è la perdita economica degli individui colpiti e più si innalzano i tassi di depressione, confusione, stanchezza e ansia [4].

In Italia, dall’inizio del lockdown da COVID-19, molti ricercatori hanno elaborato dei test per comprendere quali siano le sensazioni provate dalla popolazione a seguito del distanziamento sociale. Tra i vari questionari si segnala il progetto di un gruppo di psicologi dell’Università Statale di Milano: https://bit.ly/2WnSC4Q.

Un primo risultato invece, seppure parziale, è stato ottenuto dall’indagine svolta tra il 27 marzo e il 6 aprile 2020 dall’università Tor Vergata e il centro di ricerca Territori Aperti dell’università de L’Aquila. Su 18 147 persone intervistate sono stati riscontrati sintomi da disturbo da stress post- traumatico (37%), depressione (17,3%), ansia (20,8%) e disturbi dell’adattamento (22,9%).

Non bisogna dimenticare come il lockdown abbia chiuso in casa quasi 3 milioni di persone che soffrono di depressione [5]. In contesti di grave o lieve sofferenza psicologica, disturbi alimentari, ipocondria e dipendenze le misure restrittive di questo periodo possono aggravare una condizione già critica. Se aggiungiamo le perdite economiche, le fake news e la mancanza di una prospettiva futura, il tasso di suicidio rischia di raggiungere un’elevata percentuale. Debora Penco, psicologa del lavoro ed esperta di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, paragona questa condizione di isolamento a quella vissuta dagli astronauti in missione e mette in guardia dal “third quarter phenomenon”. Con questa espressione si indica l’arco di tempo in cui, uscendo dall’isolamento, sarà probabile avere difficoltà nella gestione dello stress e dell’ansia accumulata con esplosioni emotive e di aggressività, come è stato riscontrato negli astronauti e negli scienziati in Antartide intorno ai tre quarti della durata della missione.

Che fare per reagire alla sofferenza provocata dal lockdown? Sul sito dell’Ordine degli Psicologi è possibile consultare un vademecum ricco di consigli pratici per trovare la forza di risollevarsi. Inoltre, a livello informale e istituzionale, sul territorio sono state attivate help line da poter contattare gratuitamente nei momenti più difficili.

La COVID-19 ha cambiato per sempre la società da noi conosciuta fino a pochi giorni fa. Il nostro equilibrio è stato stravolto, ma la solidarietà, l’empatia e le risorse che esistono in ognuno di noi ci potranno aiutare a ricucire i legami e a costruire nuovi modelli di vita.

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di Alessia Manzi, studentessa in Scienze politiche e relazioni internazionali presso Sapienza Università di Roma. Ha scritto per Il Manifesto, Jacobin Italia, Comune Info e altre testate.

Fonti: [1] Galea S., Merchant Raina M., Lurie N., ‘The mental health consequences of Covid19 and physical distancing’, Jama Internal Medicine, 10 aprile 2020.
[2] Vlahov D., Galea S., Ahern J., Resnick H., Kilpatrick D. ‘Sustained increased consuption of cigarettes, alcohol, and marijuana among Manhattan residents after September 11, 2001’, Am J Public Health, 2004.
[3] Tracy M , Norris FH , Galea S. ‘Differences in the determinants of post-traumatic stress disorder and depression after a mass traumatic event.’ Depress Anxiety. 2011;28(8):666-675
[4] Grattan L.M., Sparkle R., Mahan Jr. W.T., McLaughlin P. K., Otwell W.Steven, Glenn J.M. ‘The early psychological impacts of the Deepwater Horizon oil spill on Florida and Alabama communities’. ENP, vol. 119, n.6, 11 giugno 2011.
[5] Indagine Istat, 2015/ 2017


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