Gizzi (Assofarm): “Occasione mancata per i tamponi nelle farmacie”

Nessuno ha mai pensato di arruolare i farmacisti attraverso una formazione adeguata

di Matilde Albani | 08 Novembre 2020 @ 06:30 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Nel mare magnum sull’effettuazione dei tamponi in farmacia, dai costi, alle competenze e alla sicurezza di operatori e utenti , tutti  hanno girato al largo dal vero significato.

Lo scrive il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi  in un intervento pubblicato sul periodico dell’associazione .”La necessità, forte e immediata, di estendere sul territorio la rete dei tamponi fa scoprire come d’incanto al mondo intero che le farmacie sono un ‘luogo sanitario’” perfettamente e naturalmente integrato nelle dinamiche quotidiane dei cittadini” scrive  Gizzi. “In questo luogo, però, i tamponi non potranno essere eseguiti da chi sostanzia anche l’anima sanitaria della farmacia. Il farmacista non può fare tamponi perché non sa farli, perché tali pratiche non sono comprese nei suoi percorsi formativi. Le ragioni di questa strana situazione non sono tutte riconducibili alla straordinarietà della situazione. Molto dipende anche dal fatto che non si è mai voluto integrare il farmacista, con tutto il suo potenziale professionale, nei sistemi sanitari locali”.

“Da mesi che ci sentiamo dire che la battaglia autunnale al Covid-19 si sarebbe combattuta sul terreno della tracciatura dei contagi. Eppure nessuno ha mai pensato di arruolare i farmacisti attraverso una formazione adeguata” scrive infatti il presidente Assofarm,  e così, esattamente come non più di un mese fa è accaduto con i vaccini antinfluenzali, siamo arrivati in affanno a un appuntamento prevedibile e inevitabile. L’emergenza, insomma, non riesce a farci superare quel misto di incapacità programmatica e paludismo corporativo di cui soffre da tempo la sanità del nostro Paese”.

“Non possiamo essere certi che se i farmacisti avessero potuto somministrare il vaccino antinfluenzale oggi i pronto soccorso sarebbero meno affollati” continua Gizzi. “Come non possiamo assicurare a nessuno che se le farmacie avessero potuto fare tamponi, oggi i numeri del contagio sarebbero più bassi. Non abbiamo però dubbi sul fatto che se avessimo concretizzato queste iniziative, le farmacie territoriali sarebbero state pronte ad affrontare la sfida più importante del prossimo futuro”.

Il  presidente della sigla delle farmacie comunali si chiede: “Quando il vaccino anti-Covid sarà finalmente disponibile, come potremo dispensarne milioni di dosi in pochissimo tempo senza la disponibilità di ventimila farmacie territoriali? E se i farmacisti in esse operanti non potranno somministrare il vaccino, dove troveremo altri professionisti sanitari abilitati? Tergiversare nelle risposte a queste domande significa esporci a evitabili ritardi nella copertura vaccinale e a insostenibili rischi di tenuta della pace sociale”.

“Se vogliamo cambiare gli assetti tra Ssn e farmacie, dobbiamo fare noi il primo passo, dobbiamo essere già pronti a fare quello che con ogni probabilità ci chiederanno. Politica e istituzioni non ci daranno mai credito. L’onnipresente formula dei ‘saldi invariati di spesa’ lo testimonia” conclude il presidente Assofarm. “Non ci rimane quindi di essere noi a credito della sanità italiana. Le sfide terribili e straordinarie dei prossimi mesi potrebbero essere un’occasione da non perdere”.


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