Giugno 2020, i grandi assenti sono stati i tradizionali Saggi di fine anno

Intervista a Katjana Pacella

di Loredana Errico | 08 Luglio 2020 @ 16:40 | IL MONDO DELLO SPETTACOLO
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Tra le tante, ho ascoltato la voce di una Maestra di danza classica: Katjana Pacella. Originaria di Castel Di Sangro, formata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, che di questa passione per la danza ha fatto molto più che il suo lavoro: la sua vita.

Cos’è per lei, Maestra di danza Classica, il saggio di fine anno?

Un saggio finale è l’arrivo ad un traguardo al quale si è lavorato per un intero anno di studio, perché le discipline artistiche richiedono questo, un costante impegno, una presenza in sala non solo nella pratica, oltre ad essere fisico, coinvolge testa ed anima, mette a dura prova il se’nel continuo confronto con le proprie emozioni e i limiti da superare.

Magari le famiglie degli allievi si sono risparmiate di certo un po’di stress, impegni serrati tra prove, date delle repliche, recite finali e consegna di vari attestati.

Ma qualcuno ci ha invece perso molto e sono senza dubbio i bambini ed i ragazzi stessi che, in questi tempo sospeso pieno solo di incertezze e regole poco chiare, sono quelli che certamente hanno pagato il prezzo più alto.

Lo spettacolo è un mix esplosivo di cose che come un ingranaggio perfetto deve essere curato nei minimi particolari: luci, musica, costumi, coreografie, effetti speciali, proiezioni e tante tante emozioni da riuscire a veicolare al meglio possibile.

L’emozione dell’apertura del sipario può essere capita solo chi dietro le quinte c’è stato, almeno una volta, perché sì, basta solo una singola volta per capirne la forza assoluta. E poi quei momenti restano dentro per sempre, quell’adrenalina ti aiuta a ricominciare ogni volta che ci si sente stanchi o demoralizzati.

Noi insegnanti, infatti, del resto, abbiamo perso tanto quanto i nostri allievi, perché stanchezza, agitazione e le mille responsabilità a cui far fronte, vengono ogni anno ripagate da quell’apertura di sipario, da quel primo applauso al gruppo di ballo che apre lo spettacolo.

Ogni sacrificio, giorni interi di prove, mettere a punto ogni cosa con estrema attenzione, sono esperienze che vale assolutamente la pena di vivere.

Mancano gli odori; il profumo dei costumi indossati dalle bimbe che entrano in scena con un sorriso a metà pieno di paura, aspettative e ansia.

Paura e ansia che si sciolgono in un attimo e aspettative del tutto ripagate dall’applauso del pubblico, da quelle luci puntate che le fanno sentire uniche e speciali.

L’adrenalina, l’agitazione è la stessa dalle più piccole alle più grandi, gridare dietro le quinte come fosse una vera e propria squadra “merda, merda, merda”, come se fosse la trasgressione dell’anno.

A tutti viene spiegata l’origine di questa rito scaramantico che procura tante risate e curiosità.

Prepararsi, respirare, stringersi le mani, riscaldarsi i piedi e tenere a bada il cuore in gola, avere la tremenda sensazione di aver perso completamente l’intera memoria dello spettacolo… Incrociare gli sguardi delle proprie allieve che ti chiedono “maestra se ora sbaglio che succede?!” e con lo sguardo rispondere “fa niente, sarete bravissime, andrà tutto bene”.

Ecco anche oggi, che quello spettacolo non ci sarà, direi questo alle mie allieve, tranquille andrà tutto bene, torneremo a fare quello che ci rende felici, quello che a me fa sentire libera, quello che ogni giorno mi ricorda il motivo per cui ho scelto di fare questo lavoro, torneremo a scegliere musiche, imparare passi nuovi, sudare ed impegnarci per raggiungere risultati, torneremo sul palcoscenico che è un po’ come la vita, ci insegna a dare il meglio di noi stessi.

Sul palcoscenico si impara che l’impegno sarà sempre ripagato, che anche se si sbaglia, ci si rialza e si va avanti, perché quando arriva un applauso, il sorriso di un compagno di corso, l’aiuto dell’insegnante dietro le quinte … TUTTO PRENDE UN SENSO.

E si comprende come un bambino possa imparare molto di più sul palcoscenico che in qualsiasi altro luogo.

Nel ringraziare Katjana Pacella per averci fatto entrare un po’ nel suo mondo, mi piace cogliere lo spunto di riflessione con cui ha concluso il suo intervento che provo a riassumere così: il palcoscenico è maestro di vita.


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