Giovani, dati allarmanti: crescono depressioni e dipendenze. L’appello: “Non basta reprimere”

di Alessio Ludovici | 11 Ottobre 2023 @ 06:00 | ATTUALITA'
giovani depressioni
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L’AQUILA – I dati, ieri rappresentati nel corso di una conferenza stampa dell’Associazione di volontariato Veronica Gaia di Orio, fotografano una situazione che va ben oltre i fatti di cronaca che investono tutto il paese e legati a intemperanze o veri e propri atti criminali commessi dai più giovani.

I suicidi ad esempio che, ha spiegato il presidente dell’associazione, Ferdinando Di Orio, sono in “lenta ma inesorabile crescita”.

Più 55% in dieci anni sul territorio nazionale, la quarta causa di morte più comune tra gli adolescenti tra i 15 i 19 anni, la terza se si considera la sola popolazione femminile. Non si conoscono i dati dell’Aquila. Noi li avevamo chiesti alla Asl più di un anno fa con un accesso agli atti al quale attendiamo ancora risposta. Tema tabù e non per la prima volta nella storia, già durante il fascismo c’era il ben noto divieto di dare notizie relative a suicidi.

Suicidi che sono solo la punta dell’iceberg di fenomeni complessi che investono dipendenze, depressioni, abusi, esclusioni, ansie sociali. “Tutti gli indicatori sono in aumento” ha spiegato ancora Di Orio, impegnato con la sua associazione nel sostegno ai giovani con disturbi psichici. Nei pronto soccorso, l’aumento delle consulenze psichiche è del 62% in due anni. Nello stesso periodo c’è stato un aumento del 20% dei ricoveri e del 75% di atti autolesionismo.

Spie di un generale problema della nostra società secondo Enrico Perilli, presidente dell’Ordine regionale degli psicologi: “Non si può rispondere con la sola repressione. Servono strumenti, servizi, ascolto e accoglienza, progettualità da mettere in campo”.

Ma al momento, al netto di tanta retorica sull’attenzione ai giovani, c’è la realtà di un sistema sanitario che investe solo il 3,2% delle proprie risorse sulla salute mentale.

Una piccola mano la darà il Comune dell’Aquila. Nel corso della conferenza stampa di ieri l’assessore alle Politiche sociali, Manuela Tursini, ha annunciato lo stanziamento di 45mila euro per attivare progetti di ascolto dei ragazzi.

La Regione Abruzzo ha istituito, tra le prime in Italia, i servizi di psicologo di base e psicologo scolastico. Le due leggi non trovano ancora attuazione, è in corso la stesura dei rispettivi regolamenti e poi ci sarà bisogno dei decreti attuativi per partire. Otto psicologi di base e una ventina di psicologi scolastici, un inizio ma ne servirebbero molti di più.

Di Orio ha chiesto la costituzione di un osservatorio regionale sulla salute mentale dei giovani, e c’è stato l’impegno dell’assessore Tursini a lavorare in tal senso. Ma serve investire più risorse sulla salute mentale.

La questione sicurezza

A poco servono repressione o la ricerca spasmodica di capri espiatori è stato spiegato. Il riferimento è anche alla discussione che investe in questi giorni anche la nostra città e che si sta orientando soprattutto sulla gestione dei minori non accompagnati, anche quando i fatti di cronaca imputati sono riferibili a terzi.

“Non va stigmatizzato il lavoro delle case famiglie – ha ricordato ieri l’assessore Tursini – c’è grandissimo lavoro da parte degli operatori e tante funzionano bene”.

Sempre ieri, a riguardo, le Comunità per minori che operano nel comune dell’Aquila hanno diramato una nota chiedendo un’interlocuzione sana e non strumentale per “tutelare i ragazzi meritevoli
presenti in accoglienza, i nostri collaboratori e i dipendenti da una pericolosa deriva che
tende ad individuare nelle strutture la causa di alcune problematiche e non parte della
soluzione”.
“Nella nostra città – hanno spiegato – come in ogni area urbana del Paese, registriamo da qualche anno un peggioramento della condizione dei giovani con l’aumento preoccupante delle aree dimarginalità e di bisogno: la cronaca sempre più spesso ci parla di episodi di bullismo e di varie forme di illegalità diffusa, messi in atto da fasce sempre più giovani della popolazione.”
“Purtroppo – spiegano – quando ascoltiamo i dibattiti sul tema, le soluzioni proposte sono spesso
frutto di posizioni accusatorie e/o esclusivamente repressive e non di un’analisi che tenga
conto della complessità del fenomeno e del reale. Si punta il dito, a volte anche contro
questi stessi ragazzi, addossandogli semplicisticamente un’etichetta che rischiano di portarsi
dietro tutta la vita”.

Le strutture, nel corso degli anni, hanno accolto oltre 500 ragazzi in condizioni di abbandono o fragilità, accompagnandoli in percorsi educative e formativi e in veri propri progetti di vita in collaborazione con le autorità giudiziarie e con le forze dell’ordine: “Ma bisogna tenere a mente che non siamo strutture né detentive né psichiatriche e che quindi il contenimento dei ragazzi oppositivi non può andare oltre gli strumenti che ci concede la normativa vigente”.
“E’ necessario – l’appello finale – che ogni parte attiva del processo educativo di questi giovani sia coinvolta e che se da una parte un’azione di controllo è indispensabile, dall’altra è necessario mettere in campo ogni mezzo possibile per offrire alternative ai nostri giovani.”

La polemica politica

Continua intanto il botta e risposta sul tema sicurezza tra forze di maggioranza e opposizione. Ieri il Pd è tornato sulla vicenda accusando il centrodestra di essere contraddittorio e poco concreto nelle azioni: “Restiamo convinti – hanno fatto sapere dal Pd – che ci sia bisogno di una maggiore sinergia tra le Istituzioni e le forze dell’ordine, che vada potenziato il personale impiegato in Questura così come il contingente di Polizia municipale, lasciato colpevolmente sotto organico dall’amministrazione, così da garantire maggiore efficacia nel contrasto agli episodi di microcriminalità che si stanno verificando negli ultimi mesi. Tuttavia, la risposta vera che una amministrazione dovrebbe garantire sta nella realizzazione di interventi di carattere sociale e di inclusione, rivolti alle fasce più vulnerabili e marginali, nonché di riqualificazione socio culturale delle aree urbane. Per farlo, secondo noi, dovrebbe avviare una collaborazione più strutturata con tutto il mondo dell’associazionismo attivo in città.”


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