Giornata mondiale della natura selvatica 2024. In Abruzzo l’orso marsicano rimane nella categoria di massima probabilità di estinzione

di Fausto D'Addario | 03 Marzo 2024 @ 06:00 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Alla vigilia del 3 marzo, Giornata mondiale della fauna selvatica (World Wildlife Day), Legambiente lancia il report sulla situazione della fauna selvatica. La giornata si celebra per ricordare la firma avvenuta nel 1973 della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione.

L’Italia mostra un notevole livello di biodiversità, ma la ricchezza delle specie marine e terrestri sono in declino a causa di diversi fattori. E l’orso marsicano rimane nella categoria di massima probabilità di estinzione. 

Nel nostro Paese i principali rischi per la fauna protetta sono dovuti alla guerra dichiarata da chi governa a ogni livello, ma soprattutto da parte di esponenti della destra e dai populisti di ogni schieramento“, si legge nell’introduzione al report, “che alimentano le paure e amplificano i rischi anziché occuparsi delle soluzioni“. Le soluzioni agli attacchi da lupo e orso ci sono, ma “non vengono attuate perché paga di più alimentare i conflitti che il lavoro oscuro e difficile per prevenire i conflitti e garantire la nostra coesistenza con la fauna selvatica“. Una vera e propria dichiarazione di guerra contro gli altri animali e la natura protetta, presenti “in tanti provvedimenti parlamentari o governativi, persino in orientamenti della Commissione Europea e in improvvidi atti di comuni, province autonome e regioni, che stanno riportando indietro la tutela delle specie a rischio“. In particolare si tende favorire la caccia in contrasto con la Costituzione, aggiornata all’articolo 9 nel 2022 per evidenziare che “la tutela degli ecosistemi, della biodiversità e degli animali è nell’interesse della nazione e delle future generazioni“.

Ricchezza e fragilità dei nostri territori

Nel contesto delle 871 aree protette italiane – l’11% del territorio nazionale – quelle dell’Appennino centrale (Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Molise) sono le aree con la maggior presenza di specie a rischio (es. orso bruno marsicano, camoscio appenninico, lupo, aquila reale) e di habitat unici (es. ghiacciai, zone umide d’alta quota, praterie, foreste). Un tesoro però fortemente minacciato da diversi fattori: cambiamenti climatici, frammentazione degli habitat, sfruttamento del suolo, caccia e pesca, inquinamento, nonché diffusione di specie aliene invasive. La particolare conformazione dell’Italia, interamente circondata dal mare e chiusa a Nord dalle Alpi, ha fatto sì che le popolazioni di molte specie terrestri rimanessero isolate, ossia con scambi ridotti o difficili di individui con popolazioni di altri paesi. Per questo in Abruzzo l’orso bruno marsicano è la sottospecie di orso più rara al mondo: si trova solo nell’Appenino Centrale italiano, è di dimensioni più contenute e caratterialmente più mansueto, mentre l’orso bruno europeo del Trentino è una sottospecie comune in Europa. Se la presenza dell’orso bruno europeo non è a rischio, quella dell’orso marsicano invece continua a rimanere criticamente stabile sull’Appennino: esistono una sessantina di individui al mondo e sull’Italia e sul Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ricade la responsabile della loro sopravvivenza. Nonostante i numeri esigui e il bracconaggio, però, grazie ai notevoli sforzi di conservazione, l’orso marsicano non si è mai estino, protetti e tutelato negli anni grazie al prezioso lavoro delle aree protette e ai progetti di conservazione che hanno coinvolto comunità locali, realtà territoriali e associazioni.

I dati della Lista Rossa

Secondo i dati riportati nella Lista Rossa della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), aggiornata al 2022, l’orso bruno marsicano rimane nella categoria di massima probabilità di estinzione (CR, sigla che sta per critically endangered), solo a un passo da quella di RE, estinto nella regione. Le Liste Rosse elaborate dalla IUCN, la più autorevole istituzione scientifica internazionale che si occupa di conservazione della natura, sono il più completo inventario del rischio di estinzione delle specie a livello globale, basate su un sistema di categorie e criteri scientificamente rigorosi.

Come interpretare questo dato? L’orso marsicano rimane criticamente stabile sull’Appennino ma, in buona sostanza, la grande fauna terrestre continua a migliorare le sue condizioni rispetto a un secolo fa, ma anche rispetto alla valutazione condotta nella precedente Lista Rossa del 2013. Le attività di conservazione, però, sono spesso svolte dagli enti gestori senza un adeguato sostegno finanziario, soprattutto per le aree protette regionali, con grande impegno, costanza e coinvolgimento di chi opera nel silenzio. Parchi e aree protette sono preziosi alleati per frenare la perdita di biodiversità, contrastare la crisi climatica e mantenere efficienti gli ecosistemi. 

Abruzzo e Trentino: quale modello di gestione per il futuro dell’orso?

La gestione degli orsi prevede due modelli differenti, il modello abruzzese e quello trentino. Le diversità si fanno sostanziali nel caso di individui problematici e confidenti: ciò accade quando l’avvicinamento all’uomo non comporta conseguenze negative e alcuni esemplari si adattano a frequentare i centri abitati e luoghi turistici dove è facile accedere al cibo. Purtroppo questo espone al bracconaggio, all’avvelenamento o alla morte per incidenti stradali. Ricordiamo gli ultimi e noti casi di Juan Carrito in Abruzzo, quello di M90 e di JJ4 in Trentino. La Provincia Autonoma di Trento lo scorso 19 gennaio 2024 ha approvato un disegno di legge che prevede l’abbattimento fino a 8 orsi all’anno per i prossimi tre anni, in conformità con il Pacobace (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali). Facendo un piccolo calcolo, entro il 2027 potrebbero esseri uccisi fino a 24 orsi sui circa 100 esemplari di orso bruno presenti in Trentino.

In Abruzzo si fa riferimento al Patom (Piano d’azione per la tutela dell’orso bruno marsicano), il documento di riferimento delle Regioni, delle Province e delle Aree

protette finalizzato al coordinamento degli aspetti gestionali. Contrariamente al modello trentino, quello abruzzese è diretto a conservare la specie e scoraggiare il bracconaggio. È stato proposto un emendamento per inasprire le pene contro chi uccide un orso marsicano: da 6 mesi a 2 anni di reclusione e ammenda pecuniaria da 4mila a 10mila euro per chiunque uccida o catturi un orso marsicano. Una reazione al caso dell’orsa Amarena che ebbe rilevanza nazionale, uccisa mentre si trovava con i suoi cuccioli – ormai cresciuti – all’interno di un pollaio a San Benedetto dei Marsi (L’Aquila).

Buone pratiche da seguire

Il documento riporta una lista dieci pratiche condivise da entrambi i modelli da avviare o rafforzare nelle aree più critiche:

1. la riduzione del rischio di condizionamento alimentare e di abituazione all’uomo;

2. Le azioni di dissuasione verso gli animali confidenti (deterrenti, barriere fisiche ecc.)

3. Le attività di informazione e sensibilizzazione delle comunità, degli operatori locali, dei turisti e dei frequentatori della montagna;

4. Il monitoraggio di tutta la popolazione di orso, per ottenere un quadro completo sia del contesto spaziale e temporale in cui si verificano situazioni problematiche;

5. La comunicazione degli episodi critici, che deve essere chiara, trasparente e dettagliata

6. La necessità di ricorrere a forme di collaborazione, pianificazione e condivisione gestionale più strette con i vari portatori di interesse;

7. La revisione e il monitoraggio dei piani di gestione dei conflitti;

8. Il coinvolgimento dei tecnici e degli esperti della specie nella gestione delle situazioni critiche e nelle decisioni politiche;

9. Il coinvolgimento delle istituzioni, delle aree protette e delle associazioni ambientaliste di

tutto il territorio nella governance e nelle strategie per la conservazione dell’Orso;

10. Il finanziamento e la realizzazione come priorità assoluta di corridoi faunistici, indispensabili per garantire il processo di circolazione degli animali e diminuire gli incidenti 

Infine il progetto INWIT per la qualità dell’aria nelle aree protette d’Abruzzo permetterà di utilizzare la tecnologia per avere in anticipo informazioni sulla qualità dell’aria e quelle meteo climatiche. È molto importante per gli enti gestori delle aree protette per essere aiutati nella programmazione delle attività di prevenzione – perché ad esempio l’orso che esce prima dal

letargo prima può causare problemi di sicurezza – e a coordinare i comportamenti degli altri utilizzatori del territorio (come la richiesta di fida pascoli o l’uso dei sentieri da parte degli escursionisti).

E per il futuro?

Il decennio 2020-2030 sarà cruciale per la tutela della natura selvatica a rischio. Questi temi, su cui il nostro Paese ha comunque raggiunto risultati positivi, devono essere non solo consolidati e maggiormente conosciuti, ma soprattutto finanziati e integrati con le altre strategie nazionali e comunitarie. Ci sono oltre 70 aree protette in attesa di completare l’iter e ce ne sono altre a più riprese richieste; la tutela degli ecosistemi agro-pastorali dovrebbe avere come obiettivo entro il 2030 produzioni agricole e di allevamento 100% biologiche; i piani di conservazione e gestione per le specie e gli habitat a rischio, come quelle per l’orso bruno, sono da aggiornare e rafforzare periodicamente per arrivare a un miglioramento del 50% dello stato di conservazione di specie e habitat. 


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