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Gino Campomizzi, il volto della memoria del 9° Reggimento Alpini

Il nipote Devis davanti al murale dedicato allo zio

Devis Campomizzi
E proprio davanti a quell’opera, in occasione dell’inaugurazione delle rinnovate Sale Storiche del 9° Reggimento Alpini, è arrivato un momento particolarmente significativo: il nipote Devis Campomizzi ha reso omaggio alla memoria dello zio, la cui vicenda è oggi parte integrante della storia del reparto e della memoria della città.

L’AQUILA – Un volto, una storia, un sacrificio che a distanza di oltre ottant’anni continua a parlare alle nuove generazioni. È quello dell’alpino Gino Campomizzi, Medaglia d’Oro al Valor Militare, ricordato con un grande murale all’interno della Caserma Pasquali – Campomizzi dell’Aquila.

E proprio davanti a quell’opera, in occasione dell’inaugurazione delle rinnovate Sale Storiche del 9° Reggimento Alpini, è arrivato un momento particolarmente significativo: il nipote Devis Campomizzi ha reso omaggio alla memoria dello zio, la cui vicenda è oggi parte integrante della storia del reparto e della memoria della città.

Il murale, realizzato all’interno della Caserma Campomizzi, restituisce un volto e una dimensione umana alla figura di un giovane alpino abruzzese che perse la vita sul fronte russo durante la Seconda guerra mondiale. Accanto all’immagine sono riportati i dati essenziali della sua storia: Gino Campomizzi, nato a Castel di Ieri, in provincia dell’Aquila, classe 1917, portaordini del 9° Reggimento Alpini, Battaglione L’Aquila, caduto a Ivanowka il 25 dicembre 1942, all’età di appena 25 anni.

Una storia di coraggio e senso del dovere che gli valse la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

La motivazione della decorazione racconta di un alpino impegnato in numerose missioni durante giorni di durissimi combattimenti, in condizioni climatiche eccezionalmente avverse e sotto il fuoco delle armi automatiche, dei mortai e dell’artiglieria nemica.

Campomizzi, portaordini del comando di un battaglione alpini duramente impegnato, si offrì di raggiungere una compagnia rimasta accerchiata e senza collegamenti. In terreno scoperto e intensamente battuto dal fuoco nemico, riuscì a portare a termine la rischiosa missione dimostrando, come recita la motivazione, “eccezionale astuzia e grande coraggio”.

Nonostante fosse già stremato dalle missioni compiute nel corso dei combattimenti, si offrì nuovamente per un’altra impresa particolarmente rischiosa, riuscendo ancora una volta a portarla a termine e contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo dell’azione e alla salvezza di reparti duramente impegnati.

Al suo comandante di battaglione, che ne aveva elogiato il comportamento, Campomizzi avrebbe risposto con parole rimaste nella motivazione della Medaglia d’Oro: “Tutti gli alpini sanno fare quello che faccio io”.

Il giorno successivo sarebbe caduto colpito a morte mentre ancora si prodigava nell’adempimento del suo compito. Era il 25 dicembre 1942. Il fronte era quello russo, nelle zone di Ivanowka, alle quote 204, 153 e 205. Gino Campomizzi aveva soltanto 25 anni.

Oggi il suo volto è affidato alla memoria di un’opera che all’interno della Caserma Pasquali-Campomizzi ne racconta il sacrificio, trasformando una pagina dolorosa della storia in un messaggio rivolto anche a chi entra nella caserma e alle giovani generazioni.

Davanti al murale, Devis, nipote di Gino Campomizzi, ha vissuto un momento di particolare commozione. La sua presenza all’inaugurazione delle Sale Storiche ha rappresentato il legame concreto tra la memoria familiare e quella del 9° Reggimento Alpini.

“Desidero ringraziare sentitamente, anche a nome di tutta la mia famiglia, il Comandante del 9° Reggimento Alpini, il Colonnello Mario D’Angelo, per il graditissimo invito a presenziare all’inaugurazione delle Sale Storiche. Per noi è un onore immenso e un motivo di profonda commozione essere presenti oggi”.

“Sapere che la memoria e il sacrificio di mio zio, Gino Campomizzi, continuano a vivere nel cuore e nella storia del 9° Reggimento Alpini è fonte di una fortissima emozione e di un grande, indimenticabile orgoglio”, ha aggiunto Devis.

Parole che sottolineano quanto sia ancora vivo il legame tra la famiglia Campomizzi e il reparto. Un legame che, attraverso il murale e le Sale Storiche, non rimane confinato al ricordo privato, ma diventa patrimonio condiviso.

“Ringraziamo il Reggimento per aver custodito e valorizzato il ricordo di chi ha dato la vita per la Patria, un legame profondo che unisce indissolubilmente la nostra famiglia al cappello alpino”, ha concluso il nipote.

La figura di Gino Campomizzi torna così a occupare un posto nella memoria collettiva. Un giovane partito dalle campagne abruzzesi, diventato alpino e morto lontano da casa, il cui nome oggi è legato indissolubilmente alla storia del 9° Reggimento Alpini.

Il murale non è soltanto un omaggio a un militare decorato al Valor Militare. È soprattutto un modo per restituire un volto a una storia e per ricordare, attraverso la vicenda di un ragazzo di 25 anni, il valore del coraggio, del sacrificio e del senso del dovere.

E quella fotografia del nipote Devis davanti al volto dello zio rappresenta forse l’immagine più intensa di questa giornata: due generazioni unite dallo stesso nome e da una memoria che, grazie al 9° Reggimento Alpini, continua a essere custodita e raccontata.