Gino Bucci e la sua ‘Lectio toscibile’

di Michela Santoro | 02 Ottobre 2022 @ 06:00 | EVENTI
Gio Bucci
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L’AQUILA. “Seguitissimo e spassoso ambasciatore dell’Abruzzo nel mondo, Gino Bucci consegna ai lettori un gioco letterario che mescola dialetto e italiano, toponomastica e gastronomia, in una nuova Gnosi delle Fanfole esilarante e affettuosa che racconta gli abruzzesi come siamo”.

Così Donatella Di Pietrantonio ha definito il creatore della seguitissima pagina Facebook ‘L’abruzzese fuori sede‘,   autore della raccolta di filastrocche ‘Rime toscibili’ e ospite, due giorni fa, di Street Science, all’auditorium del Parco, dove ha tenuto un’esilarante ‘Lectio toscibile’.

Timido al punto da non alzare mai lo sguardo da terra pur rivolgendosi al pubblico, Gino Bucci, 30 anni, una laurea in lettere, è nato a Martinsicuro dov’ è cresciuto nella bottega della nonna sarta.

“Donatella, l’unico errore che ha fatto, è questa storia dell’ ambasciatore dell’Abruzzo nel mondo, visto che io non prendo manco l’aereo e il massimo che sono stato è a Tagliacozzo”.

56 le presentazioni che Bucci ha fatto, dagli inizi di luglio, del suo libro raccogliendo ovunque consensi e calore. 

“È bello perché ovunque vai, si passa da un affetto che è stato sempre solamente social a quello reale che non sono abituato a ricevere; piano piano, però, mi sto aprendo in questo senso e infatti sto parlando e già è tanto.”

“Io sono sempre stato uno abbastanza asociale, quasi sociopatico; la verità – dice Bucci – è che fino a 18 anni non ho mai frequentato altre persone oltre mia nonna. Stavo dentro la sua sartoria e lì si avvicendava una varietà straordinaria di persone che si esprimeva prettamente in dialetto, dandomi modo di ascoltare storie che oggi non si ascoltano più.

Per me l’Abruzzo era quello e, quando sono andato all’università, ho pensato di scrivere qualcosa partendo dal dialetto e dalle storie di mia nonna.

Col tempo ho iniziato ad allargarmi perché le mie storie avevano un valore riconosciuto e condiviso dai corregionali; tantissime persone avevano iniziato a scrivermi e a manifestarmi il loro affetto e allora ho iniziato a girare per  le zone più recondite d’Abruzzo. Con la Valle Subequana, st’estate, le ho praticamente completate tutte.”


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