Ricostruzione, Gabrielli: “Protezione civile riparta dal ‘modello L’Aquila’

Il già prefetto aquilano interviene al convegno dell'ordine degli ingegneri e sottolinea "le manomissioni che hanno ingessato il sistema d protezione civile dopo il 2018".

di Marianna Gianforte | 24 Gennaio 2023 @ 05:17 | ATTUALITA'
modello l'aquila
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L’AQUILA – Un viaggio attraverso gli anni post-sisma e le varie fasi che hanno caratterizzato la ricostruzione del capoluogo di regione, L’Aquila, e di decine di Comuni e borghi dannegiati e in alcuni casi distrutti molto gravemente dal terremoto del 6 aprile 2009. Dai primi interventi di messa in sicurezza all’avvio della filiera Reluiss e Fintecna, sino alla nascita della governance della ricostruzione come la conosciamo oggi e alla quale in occasione purtroppo di altri sismi in Italia si è guardato spesso. Un bilancio che l’ordine degli ingegneri ha voluto approfondire con i principali protagonisti amministrativi e tecnici di allora, e i referenti di oggi, primi fra tutti gli uffici per la ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere sismico, ieri pomeriggio in un corposo convegno dal titolo impegnativo ma condiviso da più parti: ‘Modello L’Aquila – Emergenza, Ricostruzione, Rigenerazione’, laddove l’ultima parola è il riferimento all’attuale fase. Quella della connessione tra ricostruzione e ricostituzione di un tesuno urbano (e sociale) rigenerato, nuovo, innovativo, rispettoso delle comunità che abitano i luoghi del post sisma e dell’ambiente circostante. Una fase nella quale larga parte hanno i due uffici per la ricostruzione, perno dell’avanzamento anche dei progetti del Pnrr grazie alle importanti competenze che i professionisti hanno acquisito negli anni. Nell’auditorium stracolmo (la struttura svetta anche nella locandina del convengo, a indicare l’importanza che l’auditorium, progettato dall’architetto Renzo Piano per L’Aquila, pur dopo tante polemiche e critiche è diventato il cuore dell’Aquila e riferimento per gli aquilani: anche questo un pezzetto della ricostruzione sociale e culturale. A organizzare il convegno l’Ordine degli ingegneri della Provincia dell’Aquila congiuntamente con l’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere e l’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila. Tanto gli interventi dopo i saluti del presidente del Consiglio comunale e vice presidente del Consiglio regionale Roberto Santangelo, del coordinatore nazionale degli ingegneri Armando Zambrano e del Vice presidente nazionale, l’aquilano Elio Masciovecchio. E’ toccato al già prefetto dell’Aquila proprio nei primi 11 mesi dell’anno orribile del sisma Franco Gabrielli, che, tra gli altri incarichi, è stato anche capo del dipartimento della protezione civile e prefetto di Roma e capo della polizia (direttore generale della pubblica sicurezza), ricostruire dal punto di vista di uomo del Governo quanto il terremoto e il suo sconvolgimento hanno determinato anche nei confronti del ‘sistema Paese’.

“Tornare all’Aquila per me attiene sempre tornare alla ‘dimensione del cuore’ – ha detto Gabrielli -, anche se poi non ci si deve mai dimenticare che tutto questo affonda in una tragedia, 309 persone non ci sono più perché in quel terremoto hanno perso a vita. Si è sottolineato l’orgoglio di un modello, o il fatto che questo sisma abbia costituito un qualcosa di positivo nella storia del sistema della Protezione civile , nelle tante poi tragedie d’Itaia. Quando ripenso a quei miei 13 mesi trascorsi in questo territorio ho sempre l’amarezza di ricordare come quei mesi, quelle vicende sono state segnate da tre ‘macigni’ che hanno condizionato il giudizio di quanto avvenuto: il processo alla ‘Commissione Grandi Rischi’, il difficile rapporto tra una gestione immaginata e percepita come eccessivamente cetntralizzata e le autorià del territorio e il progetto Case. Invece fu l’inizio di un percorso che dovrebbe essere più connotato dalle positività. Io ho conosciuto la protezione civile all’Aquila: poi è stata una compagna di strada che mi ha accompagnato nella funzione di capo di Diaprtimento am anche di prefetto di Roma e come capo della polizia (direttore generale della pubblica sicurezza); in queste esperienze abbiamo affrontato tanti altri terremoti, il Pollino, la Garfagnana, l’Emilia Romagna, il Centro Italia (ne furono diversi da agosto 2016 a gennaio 2017); il rammarico è che l’esperienza positiva della gestione emergenziale dell’Aquila – ha aggiunto con amarezza Gabrielli – sia stata dispersa in una ‘follia’, che è iniziata con la legge 10 del 2011, è proseguita con il dl 59/2012, la legge 100/2012 e sino al tanto celebrato ma figlio di questa stagione Codice della protezione civile del 2018. Queste manomissioni della legge del 1992 hanno alla fine prodotto degli esiti infausti: a tal punto che la più grande emergenza del Paese, la pandemia da Covid-19, è stata gestita prescindendo dal sistema di protezione civile, con la nomia di un commissario prescindendo dal sistema di protezione civile. Io credo, invece, che bisognerebbe ripartire da là. Questo Paese, purtroppo, oggi ha un sistema di protezione civile ingessato, perchè i giudizi negativi di quelle eredità reali o presunte, hanno fatto sì che il sistema si sia ingessato. Quando si fa riferimento a quella esperienza degli anni del sisma aquilano e del Centro Italia, e si fa riferimento alla capacità del sistema di Protezione civile di esercitare un’efficace azione all’esito di un evento calamitoso, si parla di qualcosa che non esiste più. Allora il mio auspicio non è soltanto di ricordare e ‘adorare ceneri e ricordi’, ma soprattutto perché abbiamo bisogno di rivitalizzare quel fuoco perché le manomissioni intervenute dopo L’Aquila hanno, se non compromesso, reso più difficoltoso il sistema. E allora: viva il ‘modello dell’Aquila’, al netto delle negatività, ma io dico anche auspico che il sistema ritorni a quella esperienza“. 

L’ex sindaco dell’Aquila Massimo Cialente è intervenuto sulla ‘Gestione comunale dell’emergenza a seguito di eventi calamitosi’, mentre l’ex direttore generale dipartimento di protezione civile Mauro Dolce ha parlato del ‘Sistema nazionale per la gestione dell’emergenza a seguito di eventi calamitosi’. Sul tema della ricostruzione si sono succeduti Andrea Prota del consorzio Reluis sul tema ‘La ricostruzione privata con il modello della filiera’; responsabile dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila Salvatore Provenzano, che ha approfondito ‘La ricostruzione privata con il modello parametrico’; Marco Di Ludovico, sempre del consorzio Reluis, che ha illustrato il ‘Libro bianco sulla ricostruzione privata’, tra l’altro da poco presentato e Antonio Mannella del Consiglio nazionale ricerche, che ha esposto le sue ‘Considerazioni e prospettive sulle attività di ricostruzione’. Il tema sulla rigenerazione ha visto gli interventi del responsabile dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni del cratere Raffaello Fico, con l’intervento ‘La rigenerazione urbana nei Comuni del cratere’. A concludere i lavori il presidente nazionale del Consiglio nazionale degli ingegneri Domenico Perrini. A coordinare i lavori il presidente dell’ordine degli ingegneri dell’Aquila Pierluigi De Amicis.

“Un modello che ha funzionato benissimo nella fase della ricostruzione e che sta funzionando altrettanto bene anche nella rigenerazione – così il presidente degli ingegneri De Amicis -, dimostrazione che stiamo andando avanti e oltrem cercando di dare uno sviluppo al territorio e di riqualificarlo sotto ogni punto di vista. Certo è – sottolinea – che la costruzione e la ricostruzione sicura e antisismica devono diventare una priorità definitiva e duratura per lo Stato”.

 


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