Gabriele Gravina ha rassegnato le proprie dimissioni dalla presidenza della FIGC, incarico ricoperto dal 2018. La decisione è arrivata in una fase particolarmente delicata, segnata da contestazioni crescenti e da un clima di forte tensione. L’annuncio giunge a distanza di tempo dalla mancata partecipazione della Nazionale ai Mondiali, evento che si era già verificato una prima volta durante il suo mandato, ma che allora non aveva prodotto conseguenze immediate sul piano istituzionale.
A determinare l’epilogo sono state soprattutto le reazioni suscitate da alcune dichiarazioni rilasciate dopo una recente sconfitta della selezione italiana. Le parole del dirigente, incentrate sul ruolo e sul valore delle discipline non professionistiche, hanno innescato un’ondata di critiche provenienti non soltanto dall’ambito calcistico, ma anche da esponenti politici e da atleti appartenenti ad altre realtà sportive. Una pressione sempre più insistente ha quindi reso inevitabile la scelta di fare un passo indietro.
Il futuro della federazione è già delineato: il 22 giugno, a Roma, si terrà l’assemblea chiamata a designare il nuovo vertice. Sarà un passaggio cruciale per ridefinire strategie e obiettivi in un momento in cui il movimento calcistico nazionale appare alla ricerca di stabilità e rilancio.
Settantadue anni, laureato in Giurisprudenza, Gravina ha costruito un lungo percorso nel mondo del pallone. Le sue prime esperienze risalgono agli anni Ottanta, quando fu coinvolto nella gestione del Castel di Sangro, club abruzzese protagonista di una crescita sorprendente: in poco più di un decennio riuscì a scalare diverse categorie, fino a raggiungere la Serie B. Parallelamente, ha sviluppato attività imprenditoriali anche in altri ambiti, tra cui quello bancario e quello edilizio, fondando un gruppo attivo in numerosi settori, dalle infrastrutture all’energia.
La sua carriera dirigenziale ha proseguito con incarichi di rilievo all’interno del calcio italiano. Nei primi anni Duemila ha ricoperto il ruolo di capo delegazione dell’Under 21, mentre tra il 2015 e il 2018 ha guidato la Lega Pro. L’elezione alla presidenza federale arrivò nel 2018 con un consenso quasi unanime: il 97% dei voti dei delegati presenti. Un sostegno confermato anche nelle successive consultazioni, nel 2021 e nel 2025, quando ottenne percentuali ancora più elevate, segno di una convergenza ampia tra le diverse componenti del sistema calcistico.
Sul piano sportivo, però, i risultati non hanno sempre rispecchiato le aspettative. La Nazionale maschile, simbolo più rappresentativo del movimento, ha attraversato fasi difficili, caratterizzate da cambi frequenti alla guida tecnica e da due assenze consecutive alla Coppa del Mondo. L’unico momento di vera soddisfazione resta il trionfo agli Europei del 2021, un successo che oggi appare isolato rispetto a un contesto complessivo privo di continuità.
Fino a tempi recenti, Gravina poteva contare su un appoggio solido all’interno della federazione. Tuttavia, gli ultimi sviluppi hanno incrinato quell’equilibrio, portando a una rottura ormai evidente.
Dimissioni Gravina FIGC, Caruso: “Immutata stima”
CASTEL DI SANGRO – “In questo momento di svolta per il calcio italiano, desidero rivolgere a Gabriele Gravina un pensiero di profondo affetto e di immutata stima”. Così il presidente della Provincia dell’Aquila e sindaco di Castel di Sangro (L’Aquila), Angelo Caruso, a seguito dell’annuncio delle dimissioni del presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Gabriele Gravina.
“Indipendentemente dalle dinamiche attuali della politica sportiva – ha espresso Caruso a nome dell’intera comunità – per Castel di Sangro e per l’Abruzzo intero, Gabriele Gravina rappresenta una figura monumentale, la cui lungimiranza e impegno hanno permesso di realizzare sogni che sembravano preclusi a un piccolo territorio montano”.
Caruso ha poi voluto ricordare il legame indissolubile tra Gravina e l’epopea del Castel di Sangro Calcio, di cui è stato storico presidente: “Quando si parla di Gravina, il pensiero corre immediatamente agli anni Novanta e a quello che è passato alla storia come il ‘miracolo’ di Castel di Sangro. Sotto la sua guida sapiente, partita ben prima della sua ascesa ai vertici federali, una squadra che rappresentava una cittadina di poche migliaia di abitanti ha compiuto una scalata prodigiosa, culminata nella leggendaria promozione in Serie B nel 1996. Quella vittoria non fu solo sportiva, ma fu un riscatto per una intera area, un esempio di come la visione e la passione possano superare ogni ostacolo dimensionale”.
“Anche nel suo ruolo di presidente della FIGC – ha concluso Caruso – Gravina ha sempre mantenuto una sensibilità particolare per i territori e per il calcio di base, non dimenticando mai le sue radici dirigenziali. Lo ringraziamo per quanto fatto in questi anni difficili per il calcio italiano e gli auguriamo il meglio per le sue future sfide. In Abruzzo e a Castel di Sangro sarà sempre a casa”.








