Fuochi e palii, balli, tornei, musica e giochi: la Perdonanza festosa è nei secoli

di Alessio Ludovici | 30 Agosto 2023 @ 05:00 | PERDONANZA
perdonanza festosa
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L’AQUILA – Quel che è certo è che festa è sempre stata: popolare, creativa e gioiosa come spesso accade per tante manifestazioni religiose italiane, connotate da un forte spirito civico e di comunità. Lo racconta una bella mostra curata dall’Archivio di Stato dell’Aquila, oggi è l’ultimo giorno per visitarla al Palazzetto dei Nobili. 

“Le celebrazioni celestiniane nelle storia” ripercorre, attraverso il patrimonio documentario, secoli di celebrazioni per Celestino V, celebrazioni da sempre caratterizzate anche da modalità laiche e giocose. 

Dodici pannelli che ricostruiscono storia e aneddoti dall’incoronazione di Celestino V e la concessione dell’indulgenza fino i riti più recenti seicenteschi, a quelli ottocenteschi e novecenteschi e quindi alla nascita della cosiddetta “Perdonanza moderna” che a inizio degli anni ’80, anche coinvolgendo artisti come Remo Brindisi e Fulvio Muzi, riporta in auge le celebrazioni del santo. 

Le curiosità sono davvero illuminanti se pensiamo anche a tante discussioni che accompagnano oggi, e tradizionalmente, la Perdonanza. Nel 1351, ad esempio, veniva istituita il 19 maggio la festa in onore di Celestino V canonizzato già nel 1315 e Buccio da Ranallo nella sua cronaca racconta della festa a cui parteciparono le Arti cittadine, le autorità ma anche i giullari (le celebrazioni in onore di Celestino V si sono tenute in momenti diversi dell’anno, tanto da arrivare a parlare, in certe fasi, di una Perdonanza di Maggio e una Perdonanza di Agosto,  spesso hanno incrociato altri solenni appuntamenti della città come la festa di San Bernardino).

Nel ‘400 gli statuti cittadini attestano la celebrazione di un palio e l’organizzazione di un ballo da tenersi in città nei quattro giorni precedenti la festa con tanto di chiusura delle botteghe per consentire lo svolgimento della festa. 

Il palio di maggio si correva in due giornate, il 19 e 20 maggio, il primo giorno in onore di Celestino V, il secondo proprio di San Bernardino. Palii di cavalli e ronzini si susseguono più volte nella documentazione e addirittura vi si trovano i nomi dei cavalli e dei cavalieri. Sempre il 20 maggio si celebravano primordiali gare podistiche, tratto distintivo anche della Perdonanza moderna, ma anche incontri di lotta e giochi, come quello delle lance, il gioco delle percosse e quello delle balestre. Il palio si svolgerà con continuità anche nei secoli successivi.

Non mancava la musica alle feste del perdono e nei libri contabili della città risultano i pagamenti a suonatori che “per otto giorni” consecutivi allietavano la vita della città. Suonatori di piffero e flauto, arpa e liuto, chitarre o trombette che arrivavano da tutto il Regno di Napoli e anche oltre.

Nel 1600 è attestato un singolare gioco, il Premio della Catena d’Oro. La competizione consisteva nell’infilare con la lancia al galoppo, una serie di anelli sospesi su una corda. Feste e giochi caratterizzano anche le celebrazioni tra ottocento e novecento: dalla tombola alle corse di vetture, di cavalli o velocipedi, ma anche fuochi pirotecnici, mongolfiere e concerti in città. 

Più vicini a noi i tentavi di rilanciare la festa negli anni ’30 del XX secolo e la ben nota benedizione delle macchine. Poi il format definitivo, ideato anche grazie al lavoro di ricostruzione storica di studiosi e uomini di cultura come Errico Centofanti, che caratterizza la Perdonanza dal 1983. Polemiche a parte, insomma, rito religioso e festa popolare si accompagnano lungo la storia cittadina, alle classi dirigenti l’onere e l’onore di trovare il giusto mix tra le due anime delle Perdonanza. 


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