Funerale di Benedetto XVI: 130 cardinali e 3.700 sacerdoti

di Fausto D’Addario | 05 Gennaio 2023 @ 12:06 | CREDERE OGGI
Funerale Benedetto XVI
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Papa Francesco ha presieduto la Santa messa delle esequie del Papa emerito Benedetto XVI, in una piazza San Pietro gremita di fedeli, accorsi per rendergli l’ultimo saluto. Nonostante la nebbia e il freddo, erano 130 i cardinali presenti che hanno concelebrato ai funerali, insieme a 3700 sacerdoti provenienti da ogni parte del mondo. Tante le bandiere e gli striscioni di tutto il globo, in particolare quelle bavaresi, con gruppi di fedeli in costume e strumenti tradizionali. Migliaia i fedeli che gridavano “Santo subito”.

Tra i politici italiani erano presenti: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella accanto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, il ministro degli affari esteri Antonio Tajani e il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida. Anche l’ex premier Mario Draghi era sul sagrato di San Pietro, nel settore della delegazione italiana.

Di seguito riportiamo il testo della toccante omelia pronunciata da Papa Francesco:

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Sono le ultime parole che il Signore pronunciò sulla croce; il suo ultimo sospiro, potremmo dire, capace di confermare ciò che caratterizza tutta la sua vita: un continuo consegnarsi nelle mani del Padre suo.

Mani di perdono e di compassione, di guarigione e di misericordia; mani di unzione e benedizione, che lo spinsero a consegnarsi anche nelle mani dei suoi fratelli. Il Signore è aperto alle storie che incontrava lungo il cammino, si lasciò cesellare della volontà di Dio, prendendo sulle spalle tutte le conseguenze e le difficoltà del Vangelo, fino a vedere le sue mani piagate per amore. “Guarda le mie mani”, disse a Tommaso e lo dice a ognuno di noi: “Guarda le mie mani”. Mani piagate che vanno incontro e non cessano di offrirsi, affinché conosciamo l’amore che Dio ha per noi e crediamo in esso.

“Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”: è l’invito e il programma di vita che ispira e vuole modellare come un vasaio il cuore del pastore, affinché palpitino in esso i medesimi sentimenti di Cristo Gesù. Dedizione grata di servizio al Signore e al suo popolo, che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito. “Tu mi appartieni, tu appartieni a loro”, sussurra il Signore, “tu stai sotto la protezione delle mie mani, sotto la protezione del mio cuore. Rimani nel cavo delle mie mani e dammi le tue”. È la condiscendenza di Dio e la sua vicinanza, capace di porsi nelle mani fragili dei suoi discepoli per nutrire il suo popolo e dire con lui “Prendete e mangiate, prendete e bevete; questo è il mio corpo, corpo che si offre per voi”. La synkatàbasis totale di Dio.

Dedizione orante, che si plasma e si afferma silenziosamente tra i crocevia delle contraddizioni, che il pastore deve affrontare. È l’invito fiducioso a pascere il gregge, come il maestro porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità. In questo incontro di intercessione il Signore va generando la mitezza capace di capire e accogliere, sperare e scommettere al di là delle incomprensioni che ciò può suscitare. Fecondità invisibile e inafferrabile, che nasce dal sapere in quali mani è posta la fiducia. Fiducia orante e adoratrice, capace di interpretare le azioni del pastore e adattare il suo cuore e le sue decisioni ai tempi di Dio.

Pascere vuol dire amare e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza. È anche dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito, che sempre lo precede nella missione, nella ricerca appassionata di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo, nella testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai piedi della croce in quella pace dolorosa, ma robusta, che non aggredisce né assoggetta, e nella speranza ostinata, ma paziente che il Signore compirà la sua promessa, come aveva promesso ai nostri padri e alla sua discendenza per sempre. Anche noi, saldamente legati alle ultime parole del Signore e alla testimonianza che marcò la sua vita, vogliamo come comunità ecclesiale, seguire le sue orme e affidare il nostro fratello alle mani del Padre. Che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo, che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita. San Gregorio Magno, al termine della Regola Pastorale, invitava ed esortava un amico a offrirgli questa compagnia spirituale e dice così: “in mezzo alle tempeste della mia vita mi conforta la fiducia che tu metterai a galla, sulla tavola delle tue preghiere e che, se il peso delle mie colpe mi abbatte e mi umilia, tu mi presterai l’aiuto dei tuoi meriti per sollevarmi”.  

È la consapevolezza del pastore che non può portare da solo quello che in realtà mai potrebbe sostenere da solo e perciò sa abbandonarsi alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato. È il popolo fedele Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro: siamo qui, con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza, per dimostrargli ancora una volta l’amore che non si perde e vogliamo farlo con la stessa unzione sapienza e delicatezza e dedizione, che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: “Padre, nelle tue mani consegniamo il tuo spirito”. Benedetto, fedele amico dello sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce.

Al termine della celebrazione, prima che la bara venisse portata via, Papa Francesco ha voluto dare l’ultimo saluto e l’ultima benedizione al suo predecessore, toccando il feretro di Benedetto XVI, in un momento in cui il tempo sembrava essersi sospeso. Il feretro ha poi raggiunto la basilica di San Pietro per la sepoltura nelle Grotte Vaticane, nella cappella che aveva precedentemente ospitato di Giovanni Paolo II. Dentro la bara di legno di cipresso di Benedetto è stato posto il rogito, che contiene una breve vita del Papa emerito, sigillata in un tubo di piombo, insieme a una borsa contenente delle medaglie commemorative del suo pontificato, durato 8 anni dal 2005 al 2013.


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