Fraterna Tau, esigenze non sono cessate. Il Tar annulla l’ordinanza di demolizione

di Alessio Ludovici | 22 Luglio 2021 @ 13:10 | CRONACA
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L’AQUILA – E’ salvo il complesso di San Bernardino in piazza d’Armi. Il Tar, dopo la sospensiva concessa lo scorso autunno, è tornato ad esprimersi ed ha annullato l’atto con cui il Comune dell’Aquila aveva disposto la demolizione del complesso, realizzato dopo il sisma, e composto da chiesa, convento, mensa e struttura di accoglienza.

Il Tar Abruzzo ha ripercorso la vicenda.

“Dette opere – si legge nella decisione – furono assegnate in proprietà alla ricorrente per l’esercizio delle attività statutarie di assistenza spirituale, morale e materiale alla persona, con la sottoscrizione di un protocollo d’intesa stipulato il 5.4.2010 dal Comune, dalla Onlus Fraterna Tau, dall’editore del quotidiano “Il Centro” e dal Dipartimento della Protezione civile, che ne prevedeva la rimozione a cura della Onlus “entro 36 mesi dalla sottoscrizione, salvo proroga da accordarsi se concomitante con lo stato di emergenza o di non disponibilità della precedente sede di via dei Giardini”.

I ricorrenti, difesi dall’avvocato Fausto Corti, eccepivano due questioni. La “violazione e falsa applicazione del d.P.R. n. 380/2001; carenza assoluta di potere; eccesso di potere per irrazionalità manifesta; l’ordinanza sarebbe stata assunta in carenza di potere, in quanto il provvedimento gravato presuppone la scadenza del termine di un comodato gratuito stipulato dal Comune e dalla Onlus in posizione paritetica, con la conseguenza che il Comune avrebbe dovuto agire, non d’autorità, ma per ottenere l’adempimento del contratto davanti al giudice ordinario, secondo le norme di diritto comune”.

Secondo motivo del ricorso era invece l’ “eccesso di potere per carenza dei presupposti il provvedimento sarebbe errato nella parte in cui ha ritenuto spirato il termine del Protocollo di Intesa del 5 aprile 2010 per decorso del termine di trentasei mesi, scaduto il quale la Onlus si era obbligata a riconsegnare al Comune il terreno nello stato di fatto originario, previa rimozione delle strutture prefabbricate, in quanto era espressamente previsto che tale termine fosse prorogabile (di fatto fu prorogato in quanto l’ordinanza è sopravvenuta decorsi sette anni dalla sua scadenza) e comunque non operantenel caso di indisponibilità – tutt’ora permanente – della precedente sede della Fraterna Tau.”

Il Comune dal canto suo evidenziava la realizzazione, “senza alcun atto di assenso, di ulteriori manufatti sul sedime di uso civico, oltre quelli previsti dal protocollo d’intesa, che la Fraterna Tau avrebbe messo a disposizione a titolo oneroso a cooperative impegnate in attività para-alberghiera a favore di stranieri non regolari”.

Il Tar ha giudicato infondato il primo motivo del ricorso in quanto il protocollo d’intesa del 2010, “non è dunque un comodato di diritto privato e l’ordinanza del Comune, avente ad oggetto il ripristino della destinazione del suolo e la gestione dell’interesse pubblico al quale esso è vincolato, è espressione del generale potere di autotutela previsto dall’art. 823 c.c. (Consiglio di Stato, sez. V, 20 aprile 2000, n. 2428), declinabile con provvedimenti coercitivi o sanzionatori che nel caso di specie assume i connotati tipici dell’ordine di rimozione”. 

“Il provvedimento – si legge sempre nella decisione – in concreto posto in essere dal Comune, ancorché faccia riferimento alla natura abusiva delle opere perché non assistite da alcun titolo edilizio, si palesa come provvedimento volto al ripristino del diritto di uso pubblico sulle aree già oggetto di concessione, che si assume scaduta, che ha quale presupposto la proprietà pubblica delle aree e il permanere da parte del privato dell’occupazione di dette aree ormai divenuta illegittima. Il Comune pertanto ha correttamente esercitato un potere tipico nell’esercizio delle sue prerogative di tutela del patrimonio indisponibile.”

Accolto “in parte” il secondo motivo del ricorso. 
“Non essendo altrimenti specificato – si legge – quali siano le esigenze alle quali il complesso è asservito, deve ritenersi che esse siano funzionali al perseguimento dello scopo statutario della Onlus al quale le parti stipulati hanno inteso vincolare l’uso del “Complesso”. Quanto alla durata dell’uso del “Complesso”, l’inciso “fino a cessate esigenze”, contenuto nell’art. 3, impone di interpretare il termine di 36 mesi come durata tendenziale della gestione del “Complesso” che tuttavia è suscettibile di riduzione, se prima della scadenza cessano le esigenze per le quali esso è stato attribuito in proprietà alla Fraterna Tau, ovvero di proroga, se invece esse permangono oltre detto termine.
Del resto, ritenere perentorio e inderogabile, come sostenuto dal Comune, il termine di 36 mesi previsto nell’art. 4 priverebbe di significato la clausola di salvaguardia “fino a cessate esigenze”, in contrasto con l’art. 1367 c.c., secondo il quale occorre privilegiare l’interpretazione che, come in specie, anziché escludere, attribuisca ad una clausola, ancorché ambigua, un significato compatibile con il contesto negoziale nel quale essa è inserita.”

Esigenze corroborate dal fatto che, “come asserito dalla ricorrente, la sede di via dei Giardini – che ospitava prima del sisma la mensa di Celestino V gestita dalla ricorrente – sia ancora inagibile”.

“L’ordinanza impugnata – chiarisce quindi definitivamente il Tribunale – deve pertanto essere annullata per difetto del presupposto (cessate esigenze) nella parte in cui dispone la demolizione della mensa di Celestino V e dell’annessa struttura di accoglienza per donne e minori, con la precisazione che l’operato del Comune appare, in effetti, contraddittorio: da un lato infatti riconosce l’affinità ai propri fini istituzionali dell’opera svolta dalla Onlus , dall’altro le nega l’impiego dei mezzi a tal fine necessari, che pure a suo tempo le aveva messo a disposizione vincolandola a perseguirli, fino a cessate esigenze che, allo stato, proprio il comportamento del Comune induce a ritenere ancora immanenti.”

 


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