Francesco Guadagnolo e le sue opere ispirate al Covid

di Laura Di Stefano | 20 Febbraio 2022 @ 11:11 | CULTURA
francesco guadagnuolo
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ROMA – L’artista Francesco Guadagnuolo, nato a Caltanissetta nel 1956, diventa un esponente dell’arte del fine secolo, sviluppa una grande visionarietà che lo porterà ad essere apprezzato in tutto il mondo, oggi realizza una serie di opere ispirate al Covid-19.

L’arte di Guadagnuolo si fonde nella ricerca antropologica, nel comprendere l’animo umano così come la condizione sociale. Il suo impegno è rivolto all’affermazione forte dei valori e dei diritti umani, in un mondo in cui sono in discussione i principi del vivere civile, nei rapporti tra esseri umani e nella perdita di un senso accumunante pur nella pluralità delle prospettive

“E se c’è un linguaggio d’arte che può tradurre questa condizione preoccupante, Guadagnuolo lo fa in forma rivelativa, facendo vedere il senso dell’inquietudine e l’aspettativa del dopo. Arte-cultura e tecnologia diventano rappresentazione della realtà, un incorporarsi l’uno con l’altro divenendo Trans-Realtà. Un Transrealismo, quello di Guadagnuolo, debitore sì della cultura visiva più avanzata italiana ed europea, ma nel contempo originale quanto efficace nel rinnovamento neo-avanguardistico dell’impaginato pittorico o delle volumetrie scultoree. L’artista riesce ad imbrigliare in ogni sua opera, con una visionarietà fuori dal comune, la realtà sociale, politica, tecnologica, scientifica da cui siamo attorniati e assediati soprattutto nella dilagante dimensione immateriale del web. Realtà fortemente trascesa, eppure fortemente ancorata a rilanciabili valori di matrice umanistica, etica e religiosa nella più larga ed ecumenica accezione sacra.
Questo succede quando una moltitudine di uomini e donne si raccolgono attorno ad un pensiero transreale per avviare un’insolita visione del mondo (per questo di emergenza), applicandola alla realtà sotto lo studio estetico, morale e politico. Nascita di una nuova coscienza dell’essere, che aiuti un’umanità ferita dal virus e dall’emergenza sanitaria nel rapporto sofferto con la realtà e dunque superarla.”

In questo modo Guadagnuolo dà voce e figura alla problematicità della condizione umana di oggi, mirando alla liberazione dal senso d’inquietudine che spesso l’uomo in tempo di Covid e post ha avvertito e avvertirà ancora per lungo tempo. I caratteri di questa crisi vengono osservati da Guadagnuolo non nell’intento di una semplice curiosità estetica, bensì per fare della fragilità e della precarietà umana lo snodo della ricerca di un principio etico universale. Portando così il Transrealismo a recepire tutti i bisogni dei mutamenti della nostra vita che, passato il virus, la storia culturale di certo non sarà più come prima.

La raffigurazione del corpo dilaniata dalla guerra e dalla fame viene rappresentata da artisti come Bacon e Giacometti, affrontando ciò che rimaneva dell’individuo, dichiarandosi “realisti”. Guadagnuolo si dichiara, invece, “transrealista”, cioè “andando oltre la realtà nell’esplorare l’inconscio dell’essere, percorre intensi simultanee astrazioni dell’animo umano, lottando alle antonimie dell’immagine.”

Scrive Antonio Picariello: “Terminato il citazionismo del Postmodernismo, si affaccia a riferimento sociologico e artistico il Transrealismo (termine usato per la prima volta in Italia dal critico Antonio Gasbarrini) che notifica a Francesco Guadagnuolo il suo maggiore artista di riferimento e che si pone il compito di oltrepassare la visione della realtà corrente riordinando il linguaggio artistico per mezzo di uno stile anche figurativo e dinamico ma intriso di sensibilità esperienziale integrata con i simbolismi formulati dal linguaggio della più avanzata ricerca scientifica”.

Francesco Guadagnuolo, ha lavorato anche in Francia e in America, come rappresentante italiano della corrente del Transrealismo generato negli Stati Uniti da Rudy Rucker come fenomeno letterario, poi sviluppandosi come movimento artistico estendendosi oltre all’America Latina, anche in Europa: Italia, Germania e Spagna. In un’intervista di Christian Besemer a Lawrence Ferlinghetti del 23 novembre 2012, dice lo scrittore a proposito della sua poesia: “…trans-realismo. Si, trans-realismo! Prendere immagini visive, utilizzare in modo inaspettato che incrocia e supera il senso…”.

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