Flop dell’occupazione in Abruzzo: tasso inferiore alla media nazionale

Report Istat sul Mercato del lavoro 2020

di Cristina D'Armi | 03 Marzo 2021, @07:03 | ATTUALITA'
Flop dell'occupazione in Abruzzo: tasso inferiore alla media nazionale
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L’AQUILA – Flop dell’occupazione in Abruzzo: tasso inferiore alla media nazionale . La nostra regione,  insieme a  Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, presenta un prodotto interno lordo pro capite non superiore al 90 per cento della media Ue. Lo conferma il rapporto annuale sul mercato del lavoro, pubblicato il 25 febbraio 2021, frutto della collaborazione tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal. Per fronteggiare l’impatto negativo della recessione, si sono resi necessari diver interventi legislativi e agevolazioni. Tra queste il “Decreto agosto” a favore delle aree svantaggiate ha toccato in prima linea l’Abruzzo.  La misura  riconosce ai datori di lavoro privati (con esclusione del settore agricolo e dei contratti di lavoro domestico) un esonero parziale, pari al 30 per cento, dal versamento dei contributi previdenziali. 

In tutta Italia, mentre, gli effetti della crisi si sono manifestati più sulle ore lavorate che sull’occupazione.

Nei primi tre trimestri del 2020 lo ore lavorate sono calate di 3,9 miliardi di unità. Significa un calo del 12% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’occupazione interna è diminuita del 2,4% nel secondo trimestre 2020 rispetto al precedente per poi risalire dello 0,9% nel trimestre successivo. Nel mese di novembre 2020 è proseguita la lenta ripresa dell’occupazione iniziata a giugno, dopo lo shock indotto dalla pandemia a partire dal mese di marzo. L’aumento di novembre (+63 mila unità, per un totale di 22 milioni 964 mila occupati) segue la stabilità di ottobre e gli aumenti di settembre e agosto; quest’ultimo il più marcato con circa 100 mila occupati in più. Da giugno a novembre sono stati recuperati 241 mila occupati, poco meno della metà della perdita innescata dalla pandemia, con un bilancio complessivo di 300 mila occupati in meno rispetto a febbraio.

Secondo il report il 19,4% dei lavoratori, svolge la propria mansione da casa.

La percentuale è relativa al secondo trimestre. Erano nel 4,6% il secondo trimestre del 2019.  Sempre più imprese usano lo smart working: 21,3% tra marzo e maggio e 11,3% tra giugno e novembre. Con il lockdown e lo smart working frenano gli infortuni sul lavoro. Sono state esposte il 15,8% di denunce in meno nei primi nove mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Gli occupati  sono calati di 470mila unità, i disoccupati di 304mila unità e gli inattivi invece sono cresciuti (+621mila).  Aumentano anche i lavoratori in Cassa integrazione guadagni: tra marzo e settembre sono più di 6milioni di lavoratori beneficiari di CIG (Almeno una volta). Picco ad Aprile (5,3 milioni di lavoratori a settembre), a settembre poco meno di un milione.

Le categorie più colpite dall’emergenza sanitaria sono quelle già svantaggiate, quali donne, giovani e stranieri.


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