Elena Canovi, “Shirley” il podcast e l’amore per L’Aquila

di Laura Di Stefano | 09 Agosto 2021 @ 06:09 | CULTURA
elena canovi shirley
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L’AQUILA – Fisica di formazione, ad oggi “architetta dei dati”, Elena Canovi lavora per un’azienda che si occupa di creare modelli matematici ed intelligenza artificiale, in smart working da molto prima che il termine diventasse comune. Nata nell’Appennino Emiliano, approda a L’Aquila insieme a suo marito, per lavoro, nel 2015 dopo aver vissuto in molte città d’Europa, e ne rimane innamorata, è l’unico posto che la fa sentire a casa. Elena ha ammirato la fiducia nella rinascita della città, la bellezza della dimensione umana dell’Aquila, della sua ottima qualità di vita, che, come molte altre realtà, possono in futuro avere un ruolo importante, nell’ottica dello “slow-living.

Appassionata di lettura e curiosa per natura, crea un podcast che parla di libri, “Shirley”.

Parliamo dell’idea del podcast, come hai scelto questo format?:

“Si, io ho un profilo Instagram dove scrivo post sulle mie letture, però ho voluto sperimentare un mezzo nuovo per me, e diverso per molti aspetti. Implica sentire la mia voce, innanzitutto, e come ho detto anche nella quinta puntata, finché ci fa schifo la nostra voce abbiamo paura di usarla, quando comincia a non farci più schifo, allora è più facile poterla usare. Inoltre volevo sperimentare sia il fatto “tecnico” di questo piccolo spazio di indipendenza, che avere più tempo per comunicare le mie passioni, come i libri.”

Il tuo podcast è dedicato ai “libri-cacciavite”, quelli che ti smontano la visione del mondo:

“Si, l’immagine calza con l’idea che vorrei trasmettere, cercare di far notare dove ti porta leggere un libro, a livello di consapevolezza, e poi per me è un fatto affettivo, perché mio papà è un fabbro, quindi io l’officina ce l’ho dentro! Ho anche creato io i suoni  e le foto che sono all’interno del podcast, perché non trovavo quello che mi rappresentava, anche i rumori dei cantieri aquilani mi hanno aiutato in questo senso!”

Shirley, da dove viene il titolo?

“Il primo libro che mi è venuto in mente è stato “Let it go”, che purtroppo non è tradotto in italiano, è un’autobiografia di una imprenditrice filantropa inglese, che si chiama Dame Stephanie Shirley, una storia incredibile (che racconto nella seconda puntata), austriaca di padre ebreo, arrivata in Inghilterra, e diventata una grandissima imprenditrice, dando lavoro soltanto a donne, nel settore dei software da remoto negli anni ’60.”

Raccontaci anche delle altre puntate:

“Sì, nella terza puntata, ad esempio, ho avuto come ospite un mio amico, Tristan Guida, e abbiamo parlato un saggio “Life isn’t binary”, che parla di un pensiero binario, all’interno della nostra cultura, e spiega quanto sia importante decostruirlo su vari piani. Nel quarto episodio ho invitato Lorenzo Gasparrini, un filosofo femminista che si occupa di men’s studies, abbiamo parlato di tre libri molto importanti e di quanto la lettura aiuti a riconoscere le proprie emozioni, affrontarle, acquisendo la consapevolezza di quanto sia necessario esprimerle. Nella quinta puntata ho parlato del memoir di Katerine May, “Wintering”, uscito nel febbraio 2020, basato sul concetto di inverno reale e metaforico, l’ho letto sia prima che dopo la pandemia, e per me è stato quasi balsamico. Nel sesto e settimo episodio ho parlato di argomenti diversi, di un libro dedicato all’Asessualità, “Ace” di Angela Chen, e di uno dedicato all’autismo nelle donne da “Autism in heels” di Jennifer Cook, insieme ad una ricercatrice, abbiamo discusso di presentazione femminile dei tratti autistici e del perché le donne siano sottodiagnosticate. Quello che raccorda tutte le puntate, in generale, è la necessità che le cose vengano raccontate da chi ha più esperienza in quel campo, dando sempre più voce a chi ne sa. Nell’ultima puntata, dedicata a “Eroine”, di Marina Pierri, ho parlato anche del libro di partenza che non mi è piaciuto. E’ questo ciò che sta sotto al podcast, non mi interessa recensire per dare una stelletta, perché non è il mio mestiere, ma mi interessa sempre mettere in luce il percorso di un libro nella nostra testa, per capire dove ci ha portato, liberandoci anche da una logica performativa.”

Trovate il podcast sulle maggiori piattaforme online. 


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