Finisce sul NYT ricerca sulla materia oscura del Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso a rischio coronavirus

La ricerca costata già 30 milioni di dollari sarebbe a rischio a causa del lockdown

di Matilde Albani | 09 Aprile 2020, @12:04 | ATTUALITA'
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NEW YORK – Il coronavirus bloccherà la ricerca della materia oscura? Con questo titolo il New York Times del 7 aprile scorso ha lanciato l’allarme della comunità scientifica su un esperimento, sotto il Gran Sasso, tra i più importanti e costosi al mondo riguardante la materia oscura. L’obiettivo della ricerca è decifrare uno dei misteri della fisica contemporanea: di che cosa è fatta la materia che compone un quarto dell’universo.

La fisica prof.ssa Elena Aprile, a capo della collaborazione internazionale XENON1T, docente della Columbia University è rimasta bloccata nel suo appartamento a Brooklyn dopo che a New York è scattato il lockdown per contenere la diffusione del nuovo coronavirus. Insegna negli Stati Uniti, ma viene regolarmente a L’Aquila, sede del laboratorio nazionale del Gran Sasso, a 1400 metri di profondità.

Aveva programmato di tornare ai laboratori del Gran Sasso all’inizio di maggio, in tempo per iniziare a testare ed eseguire il rivelatore oggetto dell’esperimento.  Ad oggi l’equipe di fisici e ricercatori sta cercando di finire di assemblare il rivelatore costosissimo e delicato e di sigillarlo in sicurezza in profondità sotto le rocce della montagna.

Il dott. Stefano Ragazzi, direttore dei Lngs, ha annunciato che, per garantire la sicurezza delle persone e delle attrezzature, il lavoro nel Gran Sasso si sarebbe limitato solo a ciò che era necessario. Gli esperimenti sono progettati per essere condotti a distanza e di conseguenza, ci sono solo una mezza dozzina di scienziati sul posto da marzo.

Il 20 marzo racconta la prof.ssa Aprile al Nyt – ha ricevuto una foto via e-mail di una coppia dei suoi scienziati, Masatoshi Kobayashi e Danilo Tatananni. “Erano molto simili ai dottori di pronto soccorso, in “tute da coniglio” e maschere, che sono abiti standard per le camere bianche in cui sono assemblati delicati gadget scientifici. Gli uomini erano in piedi davanti al suo rivelatore, che avevano appena chiuso”. “L’abbiamo fatto”, dicevano nella e-mail.

“Si sentono eroi”, ha dichiarato. “Ne vale la pena? Lo chiedo me stessa. “


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