Fine di Alitalia e il racconto della prima hostess d’Italia, classe ’23

di Lorenzo Mayer | 14 Novembre 2021 @ 06:19 | RACCONTANDO
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VENEZIA – “La fine di Alitalia un grande dispiacere e un colpo al cuore. Sono convinta che se si fosse intervenuti prima si poteva evitare. In quelli aerei e per aria ho vissuto gli anni più belli”. Se lo ricorda bene il primo volo con la compagnia di bandiera, Yvonne Girardello, veneziana residente al Lido di Venezia, la prima hostess d’Italia, classe 1923, che ha compiuto 98 anni lo scorso 29 aprile. Yvonne abita in via Paolo Renier al Lido di Venezia in zona Città Giardino.
 
“Ho iniziato a volare con la Transadriatica nel 1945, un anno prima della fondazione di Alitalia, costituita nel ’46. Il mio primo volo di linea civile dall’aeroporto “Nicelli” è stato un Venezia – Roma. Essere di Alitalia era per me un grande orgoglio che porto sempre dentro di me. Per i dipendenti c’erano meno benefit rispetto ai tempi moderni, e forse soprattutto grazie a questo i conti erano in ordine. Un po’ meno sfarzo, ma c’era un entusiasmo incredibile. Ricordo, ad esempio, che si faceva il volo Venezia – Roma, ma poi si tornava a casa a dormire. Oppure quando arrivavamo a Cagliari a tarda ora, ognuno aveva la sua valigetta, io come i miei colleghi, e da soli, autonomamente andavano in cerca di un letto, un alloggio dove poter trascorrere la notte e riposare qualche ora prima di partire. Comunque il nome Alitalia era sinonimo di eccellenza per Il Paese, gli aerei erano buoni, i piloti molto bravi e affidabili. Con questa conclusione così amara, siamo tutti un po’ più poveri. Ci sono rimasta male, ho seguito la notizia alla televisione e ho sperato, fino all’ultimo, che si arrivasse a una conclusione”.
La “donna volante” Yvonne ha volato per dieci anni, poi ha cambiato mansione diventando hostess di terra. “Ho iniziato con i “Dakota” che erano soprannominati i “muli dell’aria” lasciati all’aeroporto di Capodichino dagli americani che, dopo la guerra, avevano fatto base creando una sorta di “cimitero degli aeroplani”. Quelli meno sgangherati vennero rimessi in funzione e posso dire che, insieme ai vari equipaggi, abbiamo vissuto molti momenti “tragicomici” in cui la situazione sembrava sfuggirci di mano, ma poi, con un po’ di inventiva, ce la siamo sempre cavata”.
Nel 2019, già ultranovantenne, è tornata a volare su uno di questi dakota arrivati al “Nicelli” per una manifestazione di aviazione storica. “E’ stata una forte emozione tornare a volare quel giorno – ricorda – una giornata indimenticabile di cui sono fiera di essere stata la madrina. Mi piacerebbe dare appuntamento al 2023 per un altro volo per festeggiare i miei 100 anni. Ma vedremo, vado avanti alla giornata, con qualche inevitabile acciacco dovuto all’età. Ho ancora tanti progetti: tra questi mi piacerebbe pubblicare il secondo libro di “Appunti di volo”, l’ho pronto, nel cassetto, ma per stamparlo ci vogliono troppi soldi. Si tratta di una serie di miei racconti e ricordi che vanno a completare quelli contenuti nel mio primo libro”. Dopo la guerra, per alcuni aspetti, si respirava a un clima simile a quello attuale. Naturalmente – insiste Girardello – le condizioni erano diverse a quelle di oggi. Ma in vista della ripartenza c’era forse lo stesso entusiasmo. Allora volare significava unire l’Italia anche nella ripartenza. Un bel clima, come l’ attesa di oggi. Il vaccino è importante per la nostra ripartenza. Io ho fatto le due dosi, concluse ancora in aprile, e sono in attesa della terza puntura quando arriverà il mio turno la farò senza timore”.
Infine sulle traversie di Alitalia ha una sua teoria ben chiara. “Si doveva intervenire prima, lo Stato poteva farlo. Però anche i dipendenti hanno sbagliato, nella contrattazione, a chiedere troppi incentivi. Se i soldi non ci sono, non ci sono. Ci voleva il sacrificio di tutti e un maggior impegno da parte dello Stato. Così Alitalia si poteva salvare”.
 

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