Finanza ed Etica, un paragone, forse, irriverente

di Redazione | 20 Marzo 2022 @ 06:00 | CULTURA
finanza san filippo neri
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Ai giorni nostri – purtroppo – la finanza ha cessato di essere quell’indispensabile “volano” fra produzione e risparmio. Essa si è fortemente cristallizzata, ripiegandosi su se stessa con regole spesso opache, introducendo sul mercato una congeria di prodotti finanziari, tanto a livello pubblico quanto istituzionale, dove creatività ed intraprendenza sono usate -si vedano in proposito i future, i derivati, etc.-, soltanto per aumentare a dismisura i già pingui margini di intermediazione e di bruta speculazione, ma non certamente per la loro migliore fruibilità da parte degli investitori.

Siamo così sottoposti, su carta e su video, ai relativi messaggi pubblicitari delle tante campagne informative che sono soltanto ben orchestrati veicoli di ingannevole propaganda per i comuni mortali.

Ci ritorna allora alla mente, quando giovani liceali affamati di sapere, ci imbattemmo in quel sacerdote fiorentino, poi acclamato santo da Papa Gregorio XV, Don  Filippo Neri, dai più definito ai suoi tempi il “Santo della Gioia”, che nel 1575 nel suo affollatissimo “Oratorio” introdusse per la prima volta la “Musica”, intesa inizialmente in senso lato come accompagnamento della celebrazione della Messa e delle preghiere dei fedeli presenti.

Questa assoluta innovazione, come si è visto,  è poi durata nel tempo, consolidandosi in più fattispecie, sino ai nostri giorni. Essa ha così diffuso la ritualità delle celebrazioni sacre e delle preghiere in un compendio gioioso, armonico, musicale, colmo di forti suggestioni.

Attraverso questa nuova forma di manifestare la propria fede, sono poi passati i grandi e più acclamati musicisti del tempo, fra cui, tanto per citarne alcuni, i vari Haydin, Bach, Haendel, la fama immortale dei quali passa anche dalle loro celebri composizioni di ispirazione  religiosa.

Perché allora questo paragone, da noi definito irriverente, fra la finanza e la immoralità di gran parte della stessa, con l’Oratorio di San Filippo Neri ?

Perché forse oggi ci vorrebbe -è una  utopia pensarlo?-, anche una sorta di “Oratorio” della Finanza per rendere migliore e più trasparente, di proposito non preferiamo dire più morale, il mercato di riferimento, magari con un Bach finanziere ed un Haendel banchiere,  una sorta quindi di governo virtuoso, postosi al servizio dei propri concittadini con l’obiettivo di risolvere  in termini essenzialmente etici quegli strumenti finanziari oggi divenuti indispensabili per la crescita ed il benessere delle varie comunità..

Ricordiamo che qualcosa di simile, circa 25 anni fa, fu teorizzato dal Prof. Edmund S. McKay del mitico MIT, (Boston, Massachussetts Institute of Technology), nel suo bestseller mondiale, “The Mistique of Marketing” ove il grande economista proponeva, nei fatti poi invero  poco ascoltato,   di sottoporre le regole della finanza ai principi della morale corrente, professando  il collaterale  rispetto della necessaria  trasparenza di mercato.

Forse il nostro, più che una lucida utopia, è un propositivo atto di fede nell’Uomo, ma non certo in quello teorizzato dal grande filosofo inglese Thomas Hobbes, il famoso “Homo homini lupus” di scolastica memoria, ma in quell’uomo che, malgrado il frastornato, e talvolta tragico, conclave che oggi ci circonda, più o meno lontano poco importa ai nostri fini, ha mantenuto ben saldi, talvolta finanche con il sacrificio della propria vita, come dimostrato proprio in questi giorni  dai patrioti ucraini, i principi fondanti del suo essere, soprattutto quella “virtute et conscentia”che ci fa diversi e migliori da tanti dei nostri simili. E quanto precede vale certamente, ed anche di più,  per tutti coloro che a vario titolo operano nel variegato e sconcertante mondo della finanza.

*Presidente della Università Popolare di Azione Cattolica  


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