Festival Appia nel Mito, apre Clitemnestra di Violante

ppuntamento sabato 18 giugno 2022 alle ore 21,00 nella Chiesa di San Nicola del Parco Archeologico dell’Appia Antica

di Redazione | 14 Giugno 2022 @ 14:33 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

Apre la prima edizione del festival Appia nel Mito lo spettacolo del Teatro Stabile d’Abruzzo “Clitemnestra” testo di Luciano Violante, regia di Giuseppe Dipasquale, che vede protagonista la straordinaria Viola Graziosi.

 

Luciano Violante, da tempo studioso del mito classico e del suo messaggio alla modernità, ha dato vita ad un testo poetico di grande bellezza, il racconto di una donna che attende il momento del riscatto (o della vendetta?) con pazienza e fermezza per un tempo così lungo da essere inconcepibile per il pensiero maschile. Una narrazione contemporanea di Clitemnestra, regina di Micene e assassina di Agamennone suo marito, che pone una domanda fondamentale: assassina per vendetta o assassina per giustizia? “Sono convinto che nella cultura classica risiedano gli archetipi della cultura occidentale – spiega Violante -. Questa donna, come Medea e Circe, rappresenta una di quelle figure maledette, detto tra virgolette, che popolano questi racconti. Sono figure considerate negative, ma quando si guarda attentamente dentro al mito si scoprono dinamiche moderne. Il mito riesce a porti davanti a una realtà nuda, non ricoperta da pregiudizi. Clitemnestra non è l’assassina del marito: è una donna addolorata per la morte della figlia, e per questo decide di uccidere Agamennone e di scegliere il proprio destino. Mi interessa guardare le cose da un altro punto di vista”. È un canto nel dolore di una madre che ha subito l’ingiusto sacrificio di Ifigenia per mano dell’ambizioso padre, è un canto della purificazione perché condannata a vagare nell’eterno nulla al fine di emendare un omicidio non accettabile nell’alveo del moderno patriarcato occidentale. A dare voce al personaggio è Viola Graziosi, interprete di grande sensibilità e talento, protagonista di importanti spettacoli classici, premio Actress of Europe 2020 con “Ofelia Suite” che, diretta dal regista Giuseppe Dipasquale, riesce a incantare il pubblico con voce possente e una incredibile presenza scenica. L’allestimento è prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo con la direzione artistica di Giorgio Pasotti. Informazioni e prenotazioni www.appianelmito.it Dagli appunti di regia di Giuseppe Dipasquale: Clitemnestra tra scrittura e palcoscenico Un antico racconto giapponese narra di un uomo che possedeva una profonda saggezza. Di questo profondo sapere beneficiavano molti giovani ai quali il vecchio maestro non faceva mai mancare i propri insegnamenti. Si narra che il saggio fosse però molto scontento, poiché per quanto si applicasse con attenzione affinché le parole che rivolgeva ai discepoli fossero dirette a costruire la loro educazione morale e umana, non riconosceva in alcuno di essi un degno erede del proprio magistero. Si dice che un giorno, sul letto di morte, uno dei suoi gli si avvicinò e gli riferì qualcosa all’orecchio. Di quella segreta comunicazione fu udito solo un nome sconosciuto: Ikigo. Allora il vecchio distese il suo volto sofferente e disse: “Finalmente qualcuno ha raccolto i miei insegnamenti, a lui lascio il mio magistero”. E morì. Il giovane in questione era un tale che viveva a migliaia di chilometri lontano dalla città dove aveva vissuto ed insegnato il profeta, ma, fatto ancor più importante, i due non si erano mai conosciuti, né parlati mai. Questo apologo si applica con molta semplicità a ciò che si intende quando si parla di rapporto tra la parola scritta da un autore contemporaneo e la parola detta sulle tavole di un palcoscenico da un attore contemporaneo, per di più vivente. La scrittura di Clitemnestra, realizzata da Luciano Violante si incontra sul palcoscenico con la parola che Viola Graziosi dice in quell’attimo e in quel luogo. Questo incontro è il risultato di un meccanismo imperscrutabile, come nel racconto giapponese, tra chi lancia un messaggio (L’autore) e chi lo riceve per rilanciarlo a sua volta (Il regista, l’atto). E’ questo fenomeno di trasmissione a distanza che determina il gioco di magia che subisce la parola teatrale. Quando l’attrice avrà pronunciato “Ho dimestichezza con l’odore della morte e del sangue dolcemarcio come di fiori d’arancio annegati in una palude.”, che è l’incipit della Clitemnestra di Violante, probabilmente lo stesso autore non si riconoscerà immediatamente in quelle parole, forse penserà anche di non averle scritte lui, come il saggio giapponese che non riconosceva nessuno degno del suo magistero. Perché il senso di quelle parole passano per gli infiniti labirinti del senso, del significato e delle procedure di vita che la parola detta percorre all’interno di un nuovo sistema di linguaggio: quello del palcoscenico. Sistema che ha a sua volta come nuovo autore il regista, e come interprete/medium l’attore. La regìa crea attraverso il linguaggio registico una lingua registica ogni volta nuova. Ma essa agisce in modo totalmente opposto rispetto ad ogni altro tipo di linguaggio. Non esiste sistema di segni prima della sua creazione: e non esiste lingua neppure quando cessa di esistere il suo contesto (lo spettacolo). Come è possibile allora la creazione di una lingua senza passato e senza seguito ? E’ possibile perché i segni di questa lingua hanno una proprietà che si potrebbe definire di infinità potenziale. Essi si fanno e si disfanno in un medesimo tempo, in una sorta di sistema che può venire decifrato, nello stesso momento, da un numero di spettatori ai quali è stata consegnata la chiave di quella (specifica) lettura. Altro già sarà l’indomani, con un altro spettacolo, che creerà altra lingua, che sarà interpretata in modo nuovo ed anch’esso irripetibile. La lingua che è la regìa è una coniugazione di altri codici (spaziali, recitativi, musicali, luministici…); così come il linguaggio di regìa è una facoltà su tutte le facoltà del linguaggio, ovvero un linguaggio sugli altri linguaggi. La sua unica prerogativa è quella di non lasciare traccia, né dizionario. Domani, o un solo momento dopo la rappresentazione, nessuno potrà attingere al bacino di quella lingua per costruirne un’altra. Se non si accetta questo del teatro, con serenità, non si accetta nulla. Allora potrà avvenire che un giorno, l’autore Luciano Violante presente ad una delle tante repliche che la sua Clitemnestra ha avuto, potrà dire improvvisamente, come il saggio maestro quando gli pronunciarono il nome di Ikigo, che quella sera ha sentito le sue parole che nella vita che gli ha dato l’interpretazione di Viola Graziosi erano come quelle che aveva scritto e pensato lui da autore. E la magia si è compiuta, ancora una volta, nella reificazione della vita attraverso la finzione del teatro. Poiché questo sgomenta e affascina del teatro: la sua ineludibile ineffabilità. Il teatro è capace di rappresentare il mondo, ma il mondo non è capace di rappresentare il teatro.


Print Friendly and PDF

TAGS