Fase 2, estetiste divise sulla riapertura: “Giusto riprendere”, “No, prima la sicurezza”

di Mariangela Speranza | 29 Aprile 2020 @ 06:59 | ATTUALITA'
estetista
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Sono state le prime a chiudere ad inizio marzo e adesso non sanno ancora quando potranno riaprire, ma se la maggior parte spera di poter tornare a lavoro il prima possibile, c’è anche chi preferisce rimanere a casa proprio per evitare l’ulteriore diffusione del contagio.

Sono le estetiste, una delle tante categorie commerciali messe in ginocchio dall’emergenza sanitaria in atto, con pesanti conseguenze anche sulla produttività nazionale. I saloni di bellezza che in Italia generano indotto sono infatti circa 30 mila e tutti hanno chiuso i battenti a seguito dell’entrata in vigore dei dpcm ministeriali sul contenimento del virus risalenti a quasi 2 mesi fa.

Due mesi in cui molti imprenditori del mondo della bellezza hanno continuato ad accumulare un bel po’ di spese, tra bollette e canoni di affitto da pagare a fronte di entrate pari praticamente allo zero, ma che, come racconta Marta Calcani, titolare del centro estetico “Il bello di te”, situato sulla strada statale 80 nel capoluogo, hanno al contempo dato modo alla maggior parte di essi “di riorganizzarsi per meglio comprendere la situazione e ripensare a tutti i comportamenti che bisognerà attuare al momento della riapertura”.

“Credo di parlare anche a nome di molti colleghi quando dico che siamo pronti per ricominciare e per eseguire alla lettera le indicazioni dei protocolli su distanziamento sociale e sanificazione – dice a L’Aquila Blog -. Lavoriamo da sempre con materiali sterili e monouso e siamo abituati a indossare dispositivi di protezione anche normalmente. Di sicuro si tratterà di aggiungere alcune accortezze ma, allo stato attuale, ritengo che i presupposti per ripartire ci siano tutti. Non dappertutto, ma almeno in quelle aree che, come la nostra sono fortunatamente state solo sfiorate dalla pandemia”.

Un pensiero, quello dell’estetista aquilana, che accomuna molti dei professionisti del benessere, soprattutto alla luce del dpcm firmato il 26 aprile scorso dal premier Giuseppe Conte, che ha positicipato le riaperture dei saloni all’inizio del mese di giugno, mettendo così ancora più in crisi molte delle attività che causa della chiusura e alla concorrenza sleale degli abusivi rischiano addirittura di non poter riaprire.

“Tra l’altro, i mesi primaverili sono quelli in cui lavoriamo di più e che a livello economico ci danno maggiore sostegno rispetto al resto dell’anno – aggiunge l’estetista aquilana – e non saranno sicuramente 600 euro una tantum ad aiutarci a sostenere le spese di affitto e di manutenzione delle strutture che sono ormai inattive da settimane”.

In particolare, Marta Calcani ha chiuso il suo negozio il 9 marzo scorso.

“L’ho fatto per scelta – spiega – . Per tutelare mio figlio, me stessa e anche le mie clienti, ma adesso anche io voglio lavorare come tutti e la data del 1 di giugno come ipotesi per la riapertura, è un po’ troppo avanti. Anche perché, con i nostri servizi siamo perfettamente in grado di garantire anche la distanza interpersonale necessaria e tutti, o quasi, stiamo investendo, anche economicamente, in materia di tutela della salute”.

Non è della stessa idea Roberta Anzaldi, altra estetista che dichiara invece come “in un momento del genere la chiusura sia necessaria proprio al fine di proteggere tutti, operatori e clienti”.

“Ho deciso di smettere di lavorare ben prima che i decreti ministeriali imponessero lo stop e non me ne pento assolutamente – precisa -. Sono una strenua fautrice dell’igiene e della pulizia e sarei quindi la prima ad attenermi alle norme. Non ritengo però sia possibile eseguire bene il nostro lavoro applicando le misure necessarie al fine di evitare il contagio. Senza contare l’incremento delle spese a cui bisognerebbe far fronte al momento della riapertura, anche solo per dotarci di tutti i dispositivi di protezione aggiuntivi A mio avviso, quindi, il gioco non vale la candela e, nonostante gli affitti, le bollette e la menutenzione delle strutture, al momento preferisco rimanere a casa e attendere che la situazione inizi quantomeno a migliorare”.

La titolare del centro estetico “Le Stanze di Giunone”, situato in via Raffaele Cappelli, a San Demetrio ne’ Vestini è però una mosca bianca rispetto a tanti dei suoi colleghi che, proprio in questi giorni, stanno chiedendo alle istituzioni risposte serie e concrete al problema, sia dal punto di vista economico, che rispetto al fenomeno dell’abusivismo, nelle ultime in costante crescita proprio a seguito della massiccia chiusura dei saloni di bellezza.

“Il discorso sull’abusivismo non fa altro che confermare il mio pensiero al riguardo – conclude -. Personalmente preferisco tenermi alla larga da tutte quelle persone che non ancora non hanno compreso la gravità della situazione e che continuano a mettere a repentaglio la vita degli altri, affidandosi a colleghi che, se così si possono chiamare, lavorano con la saracinesca abbassata oppure si recano per esercitare la professione totalmente in nero e senza rispettare le norme igienico sanitarie. Le abusive esistono proprio perché le persone continuano ad andarci e, a questo punto, preferisco restare senza lavoro, piuttosto che riaprire e rischiare di ritrovarmi in negozio gente che, in barba alle misure di sicurezza, è stata a stretto contatto con questi presunti professionisti”.


Print Friendly and PDF

TAGS