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Famiglia nel bosco, arrivati gli ispettori del ministero: “Al lavoro con serenità”

Famiglia nel bosco, arrivati gli ispettori del ministero: “Al lavoro con serenità”
Alle 9.30 tre ispettori inviati dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, due uomini e una donna, si sono presentati al Tribunale per i Minori dell’Aquila

L’AQUILA – È partita nel segno della ragionevole riservatezza l’ispezione disposta dal ministero della Giustizia sul caso della “famiglia del bosco”. I tre ispettori inviati all’Aquila, affiancati da un dirigente, hanno avviato oggi gli accertamenti al Tribunale per i minorenni, dove l’attività potrebbe proseguire anche nei prossimi giorni.

“Stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari secondo la delega del ministro nella massima collaborazione e serenità. In questo momento l’attività nostra è riservata, quindi questo è quello che possiamo dire”. Sono le uniche dichiarazioni rese da Monica Sarti capo dell’Ufficio dell’Ispettorato generale del ministero all’uscita dagli uffici giudiziari. Gli ispettori hanno lasciato il tribunale dopo le prime verifiche, ma si tratta solo di una prima fase. Secondo quanto si apprende, l’ispezione potrebbe durare due o tre giorni. Gli accertamenti, disposti dal Guardasigilli Carlo Nordio, riguardano l’acquisizione della documentazione e l’eventuale ascolto dei magistrati coinvolti nel caso. La presenza della delegazione ha comportato il rinvio di alcune udienze fissate per la giornata. Numerose testate locali e nazionali hanno raggiunto il Tribunale.

Il sindacato

Aldo Di Giacomo, segretario generale del Spp (Polizia Penitenziaria), ha parlato ai giornalisti davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila per difendere il provvedimento disposto nel caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, spiegando di ritenerlo “assolutamente legittimo” perché “lo prevede la legge”. “Non conosco il giudice, non so manco chi è – ha detto – però si trova nella situazione di essere attaccata per un provvedimento assolutamente legittimo”. Di Giacomo ha richiamato il quadro normativo: “In Italia esiste una legge che i bambini hanno l’obbligo di studiare fino a una certa età” e ha ribadito che “i bambini non sono proprietà dei genitori, non sono proprietà dello Stato, ma hanno dei diritti”, diritti che “sono sanciti nelle leggi che in Italia ci sono” e che i magistrati “non devono fare altro che far rispettare”. Sul destino dei minori ha parlato di “molta confusione”, chiarendo che “qualcuno pensa che verranno sottratti alla famiglia, ma non è assolutamente così”, aggiungendo che “non è mai stata avviata questa procedura, non c’è nessun rischio che i bambini vengano affidati”. Secondo la sua lettura “si sta semplicemente provvedendo a ripristinare quelle che sono le leggi”, insistendo anche sull’aspetto educativo: “I bambini in quell’età hanno bisogno di socializzare, non hanno bisogno di stare isolati dal mondo”, con l’obiettivo che “la cosa principale deve essere quella di ridarli ai genitori” e che “i bambini ritorneranno con la famiglia nel momento in cui avranno ripristinato la legalità”. Di Giacomo ha infine collegato il caso alla propria esperienza sul fronte minorile: “Il filo conduttore che unisce tutti i ragazzi che stanno nelle carceri minorili è uno: non hanno scolarizzazione, non hanno terminato la scuola dell’obbligo”, sottolineando che “la scuola è importante, sia per l’istruzione sia per la socializzazione” e che “gran parte dei minori in carcere non ha studiato e questo evidentemente è uno dei motivi per i quali si delinque”.