Facimm’ ammuina – Fuori tempo massimo

di Redazione | 10 Ottobre 2011 @ 00:00 | EDITORIALI
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Forse trenta mesi sono pochi, per riuscire a elaborare un testo di legge sulla ricostruzione che sia degno di questo nome. Ed è quello che devono aver pensato gli esponenti della maggioranza abruzzese, Pdl in testa, che ora, all’improvviso, si sono svegliati dal torpore in ‘zona cesarini’. Una cosa è certa: l’importanza di quella legge l’ha capita tutta Italia, tranne che la maggioranza che siede in Parlamento, sempre che ci sia ancora.

Ma facciamo un passo indietro. Il testo di legge d’iniziativa popolare, per il quale molti aquilani, e tanti cittadini in tutta Italia, hanno raccolto le firme (50mila) tra novembre 2010 e maggio 2011, sta per arrivare in aula alla Camera, a partire dal 17 ottobre prossimo. Per essere precisi i testi sono tre di cui due sono dei “sotto-insiemi” di quello d’iniziativa popolare. E in questi mesi il lavoro della Commissione VIII (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) era proprio quello di omogenizzare il contenuto, per giungere a un testo unitario. Sette mesi a disposizione di tutti i parlamentari, non solo dei 240 deputati dell’opposizione che lo firmarono. Però in questi sette mesi – sette degli ultimi lunghissimi trenta che sono passati dalla tragedia che stiamo vivendo – non sono bastati ai rappresentanti della maggioranza di governo per interessarsi della questione ‘terremoto/L’Aquila’ in modo organico.

Quindi, per tornare ai fatti recenti, ecco arrivare, all’improvviso, la proposta del Pdl che, attraverso i suoi rappresentanti avrebbe chiesto uno slittamento di un paio di settimane, per avere del tempo a disposizione per elaborare un proprio testo. Un testo su cui starebbero lavorando –secondo le indiscrezioni – il sottosegretario Gianni Letta, il presidente/commissario Gianni Chiodi, e i vertici della Protezione Civile.

Un vero coup de théâtre se consideriamo che, a ben vedere, tutti i soggetti non hanno avuto molto tempo per poterci pensare. Il sottosegretario, preso dai problemi del suo presidente del consiglio; il presidente della Regione, preso dai suoi tantissimi altri incarichi, per non parlare dei parlamentari in altre faccende affaccendati. Perciò, ora chiedono due settimane per poterlo mettere a punto quel testo. Due settimane dopo trenta mesi…

Perché proprio ora? Perché non hanno ragionato in questi sette mesi su quel testo di legge, che ha la forza ‘politica’ delle firme raccolte dai cittadini a L’Aquila e in tutta Italia? E la copertura finanziaria per la loro proposta?

Di là dalle strategie pre-elettorali sembra evidente che la calendarizzazione della discussione in aula alla Camera e il fatto che il sindaco stia premendo per chiedere la proroga dello stato di emergenza, in vista di una serie di scadenze fondamentali per gli aquilani coinvolti, abbiano spinto la maggioranza a riaccendere i riflettori sulla loro ‘sbiadita’ azione politica.

Ma il tempo è scaduto e la pratica del facimm’ ammuina non è più tollerabile sulla pelle degli aquilani.

Nelle prossime settimane i parlamentari dovranno assumersi la responsabilità di una decisione: permettere a questo territorio di risollevarsi e rinascere, permettere a tutta Italia di avere norme certe in caso di disastri naturali; o non permetterlo, mettendoci una bella croce sopra. Almeno, conosceremo i nomi e le facce di chi deciderà per il nostro destino, nostro e dei nostri figli.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]


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