Eventi in centro: non tutta la città è contro ampliamento orari

"Così si troncano le gambe alla città", commenta un aquilano rivolto all'Associazione "Cittadini per il centro storico"

di Michela Santoro | 25 Agosto 2022 @ 06:05 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – C’è chi non ci sta alle diffide contro gli eventi nel cuore della Città. Cittadini che vivono in centro, vivono con il centro o, semplicemente, vivono il centro. 

Un centro che non vuole essere la voce di una sola associazione ma di tutti i cittadini, anche di quelli che vivono in periferia o nelle immediate vicinanze.

L’ultima alzata di scudi, quella contro la dilatazione degli orari in occasione del jazz, ha destato molte reazioni, alcune scomposte e per questo deprecabili altre argomentate e legittime soprattutto perché provenienti da chi ha investito nella rinascita di questa città che, piaccia o no, passa anche per le attività che offrono ristoro per corpo e spirito.

È il caso di Ralph Aureli, figlio del mitico Tony, quello di “Tony su e Tony giù”, colui che ha portato all’Aquila la cultura dell’aperitivo nei primi anni ’80, amatissimo e rispettabilissimo gestore di locali dove sono cresciute generazioni di aquilani con la musica sempre accesa (il jazz, in particolare) e la sangria offerta a tutti durante la Perdonanza.

Oggi Ralph, dopo aver trascorso il dopo terremoto lungo viale della Croce Rossa, gestisce una pizzeria in Via Indipendenza e di sacrifici per andare avanti, in una città non del tutto ripartita, ne fa tanti come tutti i suoi colleghi del mondo del commercio.

“Lo dico sia da lavoratore e gestore di locali da 38 anni che da ex abitante del centro storico (prima via cimino poi via del Falco ai tempi della discoteca Mythos) – scrive Ralph sulla sua bacheca Facebook – Con tutto il massimo rispetto per i 180 residenti (perché da quello che leggo sono 180 quelli che si lamentano e ovviamente tutti residenti nelle zone della movida), in tutte le città del cosmo fino alle  02.00 c’è vita (tranne che in città come New York dove la vita è h24), la musica si “abbassa”a mezzanotte ma fuori dal locale, dentro invece la puoi tenere fino a alle 02,00 che nei fine settimana estivi diventano le 03.00, sempre nel rispetto dei vicini e con i decibel consentiti dalle autorità locali!

Stanotte come quasi ogni notte sono andato a dormire alle 04.00, dato il lavoro che faccio e non per scelta; alle 08,00 sono stato svegliato dai “botti” come spesso accade d’estate, o dalla banda del paese ma non per questo chiedo d’abolire le sagre o le feste paesane. Mi metto i tappi e cerco di continuare a dormire, come facevo quando per 2 anni ho abitato a 100 mt dalla discoteca!

Il comune  – conclude il post – ha accettato le vostre richieste vietando che durante l’anno la musica si protragga fino alle 02,00 e questa già per voi doveva essere una vittoria visto che nel resto delle città del mondo queste vostre richieste sarebbero andate a finire nella pattumiera ma invece d’essere felici che per tutto l’anno potrete finalmente ”addormentarvi “a mezzanotte rompete… con queste richieste assurde!”

Immediata la ridda di commenti che seguono: chi invoca la tolleranza chi il buon senso. Chi teme che rivendicazioni del genere possano far scappare gli organizzatori di eventi per i prossimi anni chi si sente catapultato di nuovo nel lockdown; chi parla di museo, chi di cimitero.

“SIGNIFICA TRONCARE LE GAMBE AD UNA CITTÀ CHE VUOLE TORNARE A CORRERE”, scrive a lettere maiuscole un cittadino, urlando quasi una preoccupazione condivisa dai più.

Non sono così tanti 13 anni da farci dimenticare di quando, d’estate, la città diventava un salotto a cielo aperto; quando era impossibile far cadere un cerino per terra da quante persone si riversavano in centro.

Un locale dopo l’altro, i tavolini per le strade, la musica che, dai locali, usciva sulle piazze e quella dal vivo, gli spettacoli un po’ ovunque.

Ecco, quella è L’Aquila da cui siamo stati violentemente sottratti, quella che ricordiamo tutti con gli occhi umidi, che ci ha insegnato a respirare un’atmosfera sempre accesa e che, con difficoltà e tempi non proprio da record sta tentando di tornare per farsi conoscere da chi ancora non c’era e riconoscere da chi c’è sempre stato.

Perché quell’Aquila lì aggregava senza neanche bisogno di mettersi d’accordo. Piaceva perché era esattamente così: frizzante, rumorosa, colorata e viva.

La ricostruzione della città, non è affare della sola edilizia. Insieme ai palazzi, vanno rimessi insieme i pezzi di un’identità che è fatta anche di quella quotidianità che è venuta a mancarci come l’ossigeno e che è la libertà di uscire per strada e trovare gli altri, che sia per un concerto o per uno spettacolo, che sia per un giorno o per una settimana.

La bellezza di vivere in un centro storico è anche quella di avere la vita a portata di mano, d’altronde. E la vita, a volte tira tardi e si intrattiene con la cultura sotto le stelle. 

Altra cosa sono la movida e l’inciviltà che la caratterizza, purtroppo, in questi ultimi anni. Ecco, concentrarsi su questo aspetto, forse, farebbe ugualmente rumore ma produrrebbe reazioni probabilmente più condivisibili da quel resto di città che non diffida, magari scegliendo la piazza virtuale per esprimere il proprio disappunto.


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