Massimo D'Alema
Massimo D’Alema

Mentre anche la lista Tsipras attira critiche per la selezione dei candidati, i partiti italiani si preparano, come consuetudine, ad esportare in Europa il ‘meglio’ della nostra politica. Se dovesse andare male l’esperienza fra Bruxelles e Strasburgo, c’è sempre la possiblità fra qualche anno di riciclarsi nuovamente in Italia, com’è accaduto a Riccardo Nencini (PSI), condannato lo scorso anno a restituire al Parlamento europeo qualcosa come 455mila euro di “spese di viaggio e assistenza” indebitamente accreditate nel periodo in cui svolgeva il ruolo di europarlamentare (1994-1999). Oggi Nencini è addirittura viceministro delle Infrastrutture, il dicastero degli Impresentabili (Lupi, Incalza, De Caro).

Presunti rottamati, impresentabili, vecchi rappresentanti della Prima Repubblica, politici che sembravano ‘finiti’ fino a pochi mesi fa. Procediamo con ordine, perchè la lista è lunga.

Otto legislature in Parlamento, due in Europa, ex ministro della Giustizia (promotore di un disegno di legge bavaglio sulle intercettazioni approvato alla Camera senza che un deputato votasse contro), democristiano nella Prima Repubblica, un po’ di qua e un po’ di là nella Seconda, imputato con la moglie e altri dirigenti UDEUR nel procedimento sulla presunta gestione clientelare dell’ARPAC (Agenzia Regionale per l’Ambiente in Campania). Si, parliamo proprio di Clemente Mastella, reduce da cinque anni in Europa con il PDL, ora potrebbe essere ricandidato dal partito di Silvio Berlusconi.

Potrebbe tornare Claudio Scajola, due volte ministro dei governi Berlusconi e due volte dimissionario, già ministro dell’Interno all’epoca della “macelleria messicana” al G8 di Genova  Le prime dimissioni arrivano nel 2002, per aver dato del “rompic….” a Marco Biagi, assassinato dalle nuove Brigate Rosse. Fu richiamato al governo durante il quarto esecutivo del Cavaliere, allo Sviluppo Economico. Si dimise per la famigerata vicenda della casa al Colosseo “pagata a sua insaputa” dall’architetto Zampolini. Scajola è stato recentemente assolto in primo grado perchè “il fatto non costituisce reato”. Il fatto è provato  (il milione di euro versato da Zampolini, che ha patteggiato la pena), ma non sarebbe stato provato il “dolo eventuale”. Come Mastella anche Scajola è un reduce della Prima Repubblica, già sindaco di Imperia targato DC nei primi anni Ottanta.

A proposito di Pirma Repubblica: perchè negare un nuovo giro in Europa a Ciriaco De Mita, che fece il primo ingresso nel Parlamento italiano esattamente 51 anni fa (nel 1963)? Il nome del’86enne De Mita (già candidato ed eletto nel 2009 con l’UDC di Casini e Cesa) potrebbe essere inserito in una delle tante liste di ‘centro’. De Mita è un marchio di successo, come dimostra il nipote Giuseppe, già assessore della giunta Caldoro in Campania, poi portato da Scelta Civica a Montecitiorio. Se nonno Ciriaco dovesse segnare il passo, potrebbe lasciare il posto alla figlia Antonia.

Fratelli d’Italia degli ex An La Russa e Meloni potrebbe accogliere il figliol prodigo Gianni Alemanno e condurlo per mano in Europa. Dopo la sconfitta patita contro Ignazio Marino a Roma e dopo cinque anni alla guida del Campidoglio, contraddistinti soprattutto da polemiche e scandali, l’ex sindaco della Capitale è stato recentemente indagato assieme a Renata Polverini per finanziamento illecito ai partiti. In Fratelli d’Italia potrebbe trovare spazio anche Magdi Cristiano Allam, ex vicedirettore del Corriere della Sera, convertito al cattolicesimo (da qui il secondo nome Cristiano), reduce da cinque anni in Europa, criticato assieme a De Mita per il suo assenteismo, ha ricevuto nel 2011 e 2012 due condanne per diffamazione, nei confronti dell’UCOII (le Comunità Islamiche in Italia)  e di due giornalisti del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera per una falsa ricostruzione dei fatti riportati nel libro Io amo l’Italia, ma gli italiani l’amano?

Ma anche in casa centrosinistra ci sono possibili riciclati di lusso. A cominciare da Massimo D’Alema, ‘costretto’ da Renzi a non candidarsi alle Politiche del 2013 (come Walter Veltroni), l’ancora influente leader che ha visto arrivare al Tesoro Padoan, l’ex presidente della sua fondazione Italianieuropei e suo consigliere negli anni a Palazzo Chigi (1998-2000), potrebbe tornare a Bruxelles dopo l’esperienza dal 2004 al 2006. Se Renzi non dovesse cedere (non lo vuole candidato PD), potrebbe trovare spazio o con i Socialisti Francesi o con l’SPD in Germania. Dovrebbe trovare posto invece Goffredo Bettini, nome ‘pesante’ per la sinistra della Capitale, già coordinatore nazionale della fallimentare esperienza di Walter Veltroni alla guida del PD.

Infine, anche se le sue quotazioni vengono date in ribasso, c’è la possibilità che torni in pista anche Antonio Di Pietro. L’Italia dei Valori è praticamente scomparsa, cinque anni dopo l’exploit proprio alle Europee quando, trascinata dalle candidature ‘forti’ di Sonia Alfano e Luigi De Magistris, il partito ottenne il suo massimo storico: l’8 per cento. Vorrebbe essere candidato in tutta Italia, ma quel che resta del suo partito ha espresso contrarietà. Intanto lui ha indossato nuovamente la toga dopo 20 anni, come avvocato di parte civile nel procedimento sulla compravendita dei senatori in corso a Napoli, che vede Silvio Berlusconi imputato per corruzione.

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