BRUXELLES – Un nuovo scandalo scuote il Parlamento Europeo: due eurodeputati italiani, Fulvio Martusciello di Forza Italia (in foto durante un evento della campagna elettorale per le europee del 2024) e Giuseppe Ferrandino (ex Azione), sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della Procura Europea (Eppo) per presunte irregolarità nelle loro note spese.
La notizia, riportata dai quotidiani belgi Le Soir e Knack, getta un’ombra sulla trasparenza e l’integrità dei rappresentanti italiani a Bruxelles.
L’inchiesta, avviata oltre un anno fa dalla Procura Europea – l’organo indipendente dell’UE incaricato di contrastare i reati a danno del bilancio comunitario – è scaturita da incongruenze rilevate nei registri delle presenze. Secondo le ricostruzioni, il sospetto principale è che Martusciello e Ferrandino abbiano messo in atto un sistema di falsificazione reciproca delle firme per ottenere indebitamente l’indennità giornaliera di 350 euro. Tale indennità è destinata a coprire le spese di vitto e alloggio degli eurodeputati durante le sessioni parlamentari, a condizione che essi siano presenti. Si ipotizza che i due si sarebbero firmati a vicenda i fogli di presenza anche quando solo uno dei due si trovava effettivamente a Bruxelles o Strasburgo, incassando così il massimo dei rimborsi possibili.
Le indagini della Procura Europea non si limiterebbero alle firme, ma riguarderebbero anche alcuni rimborsi relativi ai trasporti, sui quali sarebbero emersi dei dubbi. La polizia belga, su richiesta dei magistrati europei, avrebbe monitorato i due politici.
Di fronte alle accuse, Fulvio Martusciello ha dichiarato che si tratta di “questioni risalenti a quattro anni fa, già chiarite con gli uffici dell’Europarlamento”. Giuseppe Ferrandino ha invece affermato di non essere a conoscenza di indagini a suo carico, precisando tuttavia che ciò non esclude la loro esistenza.
Un Arresto Collegato: Il Caso Huawei
A margine di questa inchiesta sui rimborsi, si inserisce un evento significativo che tocca da vicino l’eurodeputato Fulvio Martusciello. Nei giorni scorsi, la sua segretaria, Lucia Simeone, è stata arrestata vicino a Caserta in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal Belgio. L’arresto è avvenuto nell’ambito di una più ampia indagine condotta dalla magistratura belga riguardante la presunta influenza illecita dell’azienda cinese Huawei sulle istituzioni dell’Unione Europea attraverso attività di lobbying illecite.
Lucia Simeone dovrà rispondere in Belgio di accuse gravi quali associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione, apparentemente in connessione con il caso Huawei. Secondo gli inquirenti belgi, l’arresto di Simeone si inserisce in un contesto in cui si sospetta che Huawei abbia corrotto almeno quindici tra ex ed attuali eurodeputati per favorire i propri interessi in Europa. L’inchiesta belga ha già portato all’arresto di diversi lobbisti e a perquisizioni negli uffici del Parlamento Europeo.
La presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, è rientrata immediatamente a Bruxelles per garantire la piena collaborazione dell’istituzione con le autorità belghe. Huawei, da parte sua, ha dichiarato di aver appreso “con grande serietà” le accuse e ha espresso la volontà di collaborare con le autorità, sottolineando la sua politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione.
Sebbene le due inchieste siano formalmente distinte – quella sui rimborsi condotta dall’Eppo e quella sul caso Huawei dalla magistratura belga – l’arresto della segretaria di Martusciello evidenzia un contesto di crescente attenzione verso la trasparenza e le possibili influenze esterne all’interno del Parlamento Europeo.









