Enrico Derflingher e i cuochi contro il coronavirus: una raccolta fondi per due ospedali

di Redazione | 16 Marzo 2020 @ 11:54 | ATTUALITA'
enogastronomia
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#iorestoacasa ma aiuto gli ospedali è il messaggio con il quale alcuni dei più noti e rappresentativi cuochi italiani hanno deciso di aderire all’iniziativa di Italia a Tavola di raccogliere fondi per le terapie intensive di due ospedali simbolo oggi della lotta al coronavirus: il Papa Giovanni XXIII di Bergamo e lo Spallanzani di Roma.

Il mondo dei cuochi di Euro Toques International (associazione riconosciuta dall’Ue che raggruppa i più importanti chef d’Europa) con il suo presidente, Enrico Derflingher, ha aderito alla raccolta fondi sul sito GoFundMe.com. In un video messaggio rivolto agli italiani esorta i suoi connazionali, che stanno facendo fronte a questo momento di grande difficoltà, a reagire come già stanno facendo con abnegazione e coraggio. «Tanti nostri colleghi hanno chiuso i ristoranti per via del dpcm – ha ammesso Enrico Derflingher – è un momento difficile, dobbiamo restare uniti perché solo se saremo uniti riusciremo a sconfiggere questo virus».

Nel momento più critico per l’Italia dal dopoguerra, il mondo della ristorazione italiana, uno dei comparti messi in ginocchio dall’epidemia, non rinuncia al valore assoluto della solidarietà e scende quindi in campo per dare un sostegno concreto agli operatori e alle strutture sanitarie impegnate senza sosta a fronteggiare l’emergenza coronavirus. Tutti possiamo fare qualcosa per dare concretamente una mano ai medici e agli scienziati che stanno facendo un lavoro importantissimo.

Enrico Derflingher, presidente di Euro Toques International ed Euro Toques Italia è considerato lo chef italiano più noto al mondo. A 25 anni fu scelto come cuoco personale di Carlo e Diana d’Inghilterra, fino ad arrivare alla Casa Bianca con George Bush senior. Ha gestito oltre 30 ristoranti in giro per il mondo tra cui l’Armani Ginza Tower di Tokyo. Poi nove anni alla “Terrazza” dell’Eden di Roma, dove si è conquistato la Stella Michelin, prima di passare in Svizzera al prestigioso Palace Hotel di St. Moritz.

Nominato per sette volte tra i primi dieci chef del mondo nella «Five Star Diamond Aword», è stato premiato nel 2008 come «migliore chef del mondo» e nel 2009 nominato «ambasciatore italiano della cucina italiana nel mondo» al Merano Wine Festival. È un testimonial d’eccezione per il Made in Italy e in particolare della Regione Lombardia per la promozione del turismo. Ama ricordare che il suo successo è legato proprio all’Italia e che per imparare a cucinare «i piatti della tradizione italiana e i piatti regionali sono la base di partenza. Io non “vendo” solo la mia capacità di essere cuoco, ma anche il territorio che porto con me, grazie ai prodotti e alle ricette che lo caratterizzano». Il suo più grosso cruccio: «La cucina italiana non riesce a fare squadra ed è questo il grande punto debole. Se imparassimo dai francesi o da altri Paesi saremmo i primi del mondo» ha dichiarato recentemente.


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