Emergenza e scuola: docente aquilana, “Coronavirus come terremoto”

di Mariangela Speranza | 07 Aprile 2020 @ 07:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Prove di maturità attraverso un maxi colloquio e promozione assicurata a tutti, anche con voti insufficienti in pagella. Questi alcuni degli elementi principali del decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri, sulle misure da attuare nel comparto istruzione, in vista della fine dell’anno scolastico, con il rientro a scuola che sembra essere ancora un grande punto interrogativo e la curva dei contagi che scende, ma lo fa troppo lentamente per poter auspicare con certezza il ritorno tra i banchi nelle prossime settimane.

Una situazione nuova per gran parte degli italiani, ma non di certo per gli aquilani. Perché sarà anche un caso che sia stato varato proprio nel giorno dell’anniversario del terremoto, ma per certi versi il documento ministeriale firmato dal premier Giuseppe Conte ricorda molto quello che che l’istruzione locale si trovò ad affrontare a qualche mese dal 6 aprile 2009. 

Anche allora si decise infatti di abolire tutte le prove scritte e ricorrere al solo orale, da sostenere nelle tende o all’interno delle poche strutture risparmiate dal sisma. Un’atmosfera strana, inconsueta, soprattutto per i circa 900 maturandi del capoluogo, che furono esaminati secondo un calendario stabilito nei giorni precedenti dalle singole commissioni, formate dal consiglio di classe e da un presidente esterno.

“Per noi professori si sta più o meno ripetendo la stessa situazione di emergenza che abbiamo vissuto allora – racconta a L’Aquila Blog Luciana De Paolis, docente di lingua inglese Ipsiasar “Ottavio Colecchi” -. Di zone rosse ne sappiamo già qualcosa e le stesse ordinanze ricordano molto quelle di 11 anni fa”.

Nel 2009 però, tutti i ragazzi avevano almeno potuto studiare insieme, preparandosi nelle tendopoli o negli alberghi della costa abruzzese, mentre adesso sono costretti a dover far i conti ogni giorno con una didattica online per certi versi scadente e che sta creando non pochi problemi. A cominciare dalla mancanza di computer e di connessione per tutte le famiglie, fino alla carenza di formazione informatica per i docenti alle prese con le classi virtuali per la prima volta.

Gli scenari profilati inoltre nel documento ministeriale sono due e non uno solo, come invece avvenne ai tempi del sisma ed essenzialmente variano, sia per le medie che per le superiori, a seconda che si torni o meno in classe il 18 maggio. Questo perché, per adesso, è impossibile prevedere come evolverà la situazione contagi. 

In pratica, se per allora gli alunni delle medie saranno riusciti a tornare tra i banchi, dovranno sostenere una prova decisa direttamente dalla scuola, altrimenti i docenti procederanno con la semplice valutazione finale.

Altro discorso, invece, per le secondarie di secondo grado: nel caso in cui si rientri infatti entro la fine dell’anno scolastico, l’ipotesi è quella di prevedere una commissione tutta interna e un presidente esterno, con la prova nazionale di italiano gestita dal Ministero dell’Istruzione e una seconda prova che atterrà invece ai programmi dei diversi istituti, altrimenti si procederà direttamente con l’orale.

Come fu per L’Aquila nel 2009,  anche se stavolta bisognerà sostenere l’esame in modalità telematica, come già accade da settimane per la discussione delle tesi di laurea in moltissime università italiane.

“Per gli alunni che rientreranno invece a scuola, si provvederà a colmare le lacune di questi mesi organizzando apposite lezioni di recupero direttamente per il mese di settembre – aggiunge la professoressa De Paolis -, visto che tutti, seppur con le insufficienze che rimarranno in pagella, avranno la comunque la possibilità di accedere in automatico all’anno successivo”.

E una cosa simile accadde anche nel 2009″. Lo conferma la stessa docente aquilana che, ai tempi, ricopriva proprio il ruolo di referente per le lezioni in tenda.

“Ricordo bene come le classi organizzate all’interno delle tendopoli, più che a studiare nuovi contenuti, servissero per approfondire quelli affrontati a scuola prima del 6 aprile, che furono poi effettivamente oggetto d’esame – dice -. Con molta probabilità, anche a giugno si procederà in questo modo, con gli argomenti che non si è potuti studiare nel corso dell’emergenza, che saranno i primi a dover essere recuperati con l’inizio del nuovo anno scolastico. Sempre sperando che le cose possano cambiare, visto che molte scuole dell’Aquila, e i Musp in particolare, non dispongono di spazi tali da poter garantire la distanza sociale di cui tanto sentiamo parlare ultimamente”.


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