Emergenza educatori penitenziari: in Abruzzo 5 carceri su 8 mancano di personale

di Cristina D'Armi | 14 Marzo 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
Emergenza educatori penitenziari
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L’AQUILA – Emergenza educatori penitenziari . Una delle principali problematiche delle carceri italiane emerse nel XVII rapporto sulle condizioni di detenzione, è la carenza non solo del personale di polizia penitenziaria ma anche dei funzionari giuridico-pedagogici. In Italia sono previsti 896 educatori penitenziari ma quelli effettivamente presenti sono 733. L’Abruzzo rappresenta appieno la situazione nazionale. Di 8 carcere presenti sul territorio abruzzese, 5 sono carenti di funzionari giuridico-pedagogici.

Nel dettaglio, consultando le schede tecniche degli istituti penitenziari pubblicate sul sito del Ministero della Giustizia, emerge quanto segue. Il Carcere di Sulmona di 6 educatori previsti ne ha precisamente la metà; Lanciano e Chieti 2 rispetto ai 3 richiesti, mentre Teramo 3 su 5.

Il rapporto numerico fra detenuti ed educatori secondo i dati nazionali raccolti dall’Osservatorio di Antigone  è di 78. La media nazionale è leggermente superiore a quella del Carcere di Lanciano che, facendo un piccolo calcolo, ha 1 educatore per 76 detenuti. Da precisare che l’istituto penitenziario di Lanciano ha 229 posti regolamentati e 330 detenuti. Nelle altre case circondariali le oscillazioni scendo leggermente, considerando il numero di posti regolamentati e i detenuti effettivi: Sulmona (329 reg. –  353 eff.) Lanciano (229 reg. – 230 eff.) Chieti (82 reg. – 90 eff.) Teramo (255 reg – )

Emergenza educatori penitenziari.

I funzionari giuridico-pedagogici, conosciuti più comunemente come educatori penitenziari, hanno il compito di supportare ogni detenuto, accompagnandolo nella vita sociale dopo un percorso di cambiamento non coercitivo, non correttivo, ma di opportunità. 

 Art 27 Cost.

“La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte”. 

 


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