di Paolo Della Ventura – Domenica urne aperte per rinnovare il Parlamento. Le elezioni meno sentite della storia repubblicana, sicuramente dalla peggiore campagna elettorale di sempre, che finalmente è finita (ma che ricomincerà lunedì per 18/24 mesi). Una pessima legge elettorale, votata da Pd, cosiddetti centristi, Forza Italia e Lega. Pessima perché, di fatto, l’elettore ancora una volta deciderà poco o niente; e sì che la Corte Costituzionale aveva ampiamente bocciato le due precedenti, Porcellum ed Italicum, proprio perché –in sintesi- non dava scelta al corpo elettorale. Un terzo dei parlamentari sarà eletto col sistema uninominale, con cui si eleggerà per ciascun collegio il candidato che prenderà un voto più degli altri; due terzi con listini plurinominali bloccati, col sistema proporzionale.

Tutti i partiti e le liste in campo, con eccezione di pochissime, hanno deciso le candidature a tavolino, dalle segreterie romane, con candidati spostati fuori dai propri collegi di appartenenza e dai propri territori, spesso –per quelli noti- con il “paracadute” di più collegi e/o della doppia presenza nell’uninominale e nel listino proporzionale. Candidature “blindate” per i candidati forti ma che, nell’evidenza dei fatti, tanto forti non devono essere, vista la blindatura. Sbarramenti al 3% per singole liste ed al 10% per le coalizioni, in cui se i partiti in coalizione non centreranno il 3%, regaleranno i propri voti al più forte in coalizione.

In questo processo, tra le liste note Potere a Popolo ha deciso in modo differente, non si è salvata dal solito percorso invece la lista di Liberi e Uguali, che avrebbe dovuto costituire anche nelle modalità di scelta delle candidature, una novità. Così non è stato e, anzi, proprio su questo, si è rischiata una clamorosa spaccatura proprio al via della campagna elettorale, tra le componenti la lista (Mdp e Sinistra Italiana che hanno fagocitato Possibile).

In tutti i collegi, si sono evitati gli scontri diretti tra personaggi di peso, in una sorta di “biscotto” (come si dice nel calcio). Il primo segnale di una campagna narcotica, noiosa, in cui i temi sono stati azzerati a favore del chiacchiericcio mediatico ed inutile a far capire perché votare per l’uno o per l’altro e brutta quanto ai toni.

Cosa succederà, dunque, domenica? Praticamente nulla.

Succederà, intanto, che in tantissimi diserteranno le urne, probabilmente con l’astensione più alta di sempre, in Italia, e per tutti i motivi sintetizzati. Succederà che quasi certamente, salvo sorprese dell’ultim’ora, (sempre possibili ma al momento non probabili) non si potrà formare un governo che abbia un senso politico. I numeri, ad oggi, dicono che non esiste. Il primo partito sarà di gran lunga Cinquestelle, in entrambe le camere, nonostante il caos candidature anche tra le proprie fila; nonostante la vicenda dei rimborsi stornati. Ma non avrà i numeri per governare da solo. La prima coalizione, invece, con i numeri che si avvicineranno alla maggioranza per governare è il Centro-destra. Qui la reunion tra i “moderati” di Forza Italia e dell’ormai plastico Berlusconi ed il populismo becero e razzista di Salvini/Lega e Fratelli d’Italia è guidata dai forzisti. Una coalizione comunque rissosa anche all’interno e nonostante le apparenze, con tutti i leader che vorrebbero guidare il resto delle truppe. Il Centro-sinistra, nel frattempo diventato da tempo Centro-centro, sarà il più penalizzato. Il Pd sarà ai minimi della sua storia, qualcuno addirittura dice sotto il 20%, ma sarà un’ipotesi difficilmente raggiunta, nonostante tutto: nonostante un pessimo segretario che si sarebbe dovuto ritirare dopo il referendum costituzionale, nonostante pessime politiche per l’ambiente e che hanno affossato prima il lavoro (basta leggere bene i numeri delle statistiche) e poi la scuola che di buono non ha quasi più alcunché. In coalizione i radicali di Bonino, che ambisce evidentemente solo ad ottenere un ministero (Esteri?) in un governo “largo”. Per il resto, un voto secco sul Pd, se non raggiungerà il 3%. I voti in uscita dal Pd, però, non sono stati recuperati, se non in minima parte da Liberi e Uguali, che non sono riusciti ad intercettare quel voto né, pare, a recuperare nulla dell’astensionismo, anzi lo ha in parte alimentato. L’elettorato di sinistra infatti avrebbe voluto una lista unica, tra tutti i componenti e le associazioni in campo. Così però non è stato. Molti che avrebbero votato LeU, alla fine non voteranno o voteranno per altri. Semplicemente una questione di credibilità: la componente di MdP infatti, è uscita dal Pd solo un anno fa, e dopo aver votato quasi tutto delle pessime leggi che oggi invece critica aspramente. In più, sia MdP, sia SI, in molte amministrazioni regionali e comunali, governano insieme; salvo attaccare il Pd al superiore livello nazionale. Come se fosse diverso da quello locale, stessi metodi, stesso appiattimento leaderistico, stesso vuoto politico e contenutistico salvo rarissime eccezioni. Un fattore che LeU sconterà, anche nella componente di Possibile che comunque è alleata nella partita elettorale con chi ha sostenuto politiche che ha avversato per una intera legislatura e che ha usato le stesse metodologie e la stessa arroganza di sempre, al momento delle candidature. In più i volti storici di Mdp oltre che gli stessi presidenti uscenti di Camera e Senato hanno paventato un giorno sì ed uno no, in questa campagna, ipotesi di alleanze col Pd che ne uscirà a pezzi dalle urne, o qualche suo pezzo, per il futuro. Potere al Popolo, guidata da Rifondazione comunista con pezzi di associazionismo, corre per superare il 3%. In molti dicono che non ce la farà, ma potrebbe essere la sorpresa; sicuramente raccoglierà il voto di molti delusi, vedremo se sarà sufficiente. Altro da dire solo sulle formazioni di estrema destra (Forza Nuova e Casapound, in particolare) che comunque crescono di piccole percentuali, ma con costanza da tempo, cavalcando la cronaca e la pancia nutrita dai media che non focalizzano però sui numeri reali dei fenomeni sociali in atto (vedi una “invasione” di immigrati e irregolari, che non esiste nei numeri, basta cercarli e leggerli). E che invece andrebbero solo sciolti per evidenti richiami al fascismo ed alle sue politiche, evidenti e sempre più frequenti e palesi.

Quindi? Quindi ci sarà un governo più o meno largo, probabilmente un Gentiloni bis, con le ali estreme tenute fuori, e che ufficialmente sarà in carica solo per varare una nuova legge elettorale ed una o due finanziarie. Insomma, elezioni politiche del vuoto: un voto, vuoto, per andare nuovamente a votare. Si spera con una legge elettorale degna di tale nome e con la quale votare abbia un senso compiuto. E, soprattutto, con un quadro politico che invogli a votare e che recuperi astensionismo, anziché incrementarlo.

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