Elezioni, il Pd Abruzzo si lecca le ferite ma già punta a ribaltare Marsilio

di Marianna Gianforte | 26 Settembre 2022 @ 22:29 | ELEZIONI
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L’AQUILA – L’aria nel comitato elettorale di Michele Fina a piazza Duomo non è eccessivamente di abbattimento, segno che, in fin dei conti, la disfatta alle urne era attesa al varco e si trattava soltanto di misurarne l’ampiezza. Il quartier generale c’era quasi tutto oggi pomeriggio (mancavano le figure, per dirla in modo semplice, più ‘storiche’ del partito, assente anche la consigliera comunale ed ex candidata sindaca del Pd Stefania Pezzopane, che è deputata uscente, e anche questo è un altro segnale) attorno al segretario regionale del Partito democratico nella sua veste di analista del voto. “La sconfitta dev’essere analizzata e non giustificata”, ha detto subito, a scanso di equivoci, anche perché per lo meno da suo punto di vista il fallimento generale è stato attutito dall’elezione in Parlamento. Fina, infatti, entrerà in Senato, dove Partito democratico-Italia democratica e progressista hanno incassato il 16,14 per cento dei voti. Alla Camera invece, entra l’ormai ex senatore Luciano D’Alfonso insieme (notizia arrivata in serata) a Stefania Di Padova, che si contendeva il ‘posto’ con il segretario regionale di ‘Azione’ Giulio Sottanelli. Un bottino esiguo di parlamentari ma che comunque garantisce la presenza di un presidio da cui ricominciare, “dimostrazione che valeva la pena combattere”, ha detto Fina, e punto di partenza da cui “incalzeremo ovunque il futuro Governo di centrodestra, verificheremo il lavoro dei candidati, compresi quelli ‘catapultati’ per vedere se nel frattempo avranno imparato qualcosa sull’Abruzzo”.

Le dinamiche nazionali, invece, per Fina non sono state in grado, evidentemente, di influenzare quelle locali o regionali, ecco perchè il fallimento al voto del segretario del partito Enrico Letta e le sue annunciate dimissioni (traghetterà il Pd “con senso di responsabilità” sino al congresso di marzo “al quale – ha sottolineato Letta – non mi presenterò come segretario”) poco inficeranno sul destino del Pd in Abruzzo: “Si conclude un ciclo nazionale con il voto nazionale, così come si conclude un ciclo regionale con le elezioni regionali”. Come dire: non sta a noi, in casa Abruzzo, fare passi indietro o individuare una responsabilità, degli errori, delle debolezze nelle scelte politiche. Ma la decisione del segretario Letta di abbandonare il campo largo ha indubbiamente indebolito tutta a filiera: “La strada è la coalizione – manda a dire Fina al suo segretario -. Anche in Abruzzo quando abbiamo lavorato per unire, i cittadini ci hanno premiato e votato, come a Chieti e a Sulmona e in molte altre città, come alle ultime elezioni provinciali. Il Partito democratico e il progetto che ha dato vita a questa lista hanno senso se svolgono una funzione di coalizione. Sono convinto che se avessimo avuto una coalizione avremmo fatto una battaglia elettorale diversa. La mancanza di un’alleanza ha reso i nostri elettori privi di un voto, quello dell’uninominale era per una sfida impossibile”.

Da dove ripartire dunque? Per Fina non ci sono dubbi: da un tavolo di coalizione per costruire un’alternativa al governo regionale di Marsilio, “il peggior governo della storia della Regione Abruzzo”. Ma “siamo solo all’inizio – ha aggiunto -, ci sono 15 mesi per unire donne, uomini e vincere alla Regione. E questa volta dipenderà soltanto da noi e non dalle dinamiche nazionali. Ricostruiremo un partito e un campo intorno a questa tipologia di persone e alla nostra unità interna, che sia propedeutica ad un’unità più larga”.

Sempre a segnare la distanza rispetto alla scelta comunicativa di Letta, Fina ci ha tenuto a sottolineare che “in questa campagna elettorale non abbiamo fatto nemmeno una polemica con i nostri concorrenti del campo progressista e nemmeno le abbiamo ricevute”, ritenendo “buone” alcune candidature dei Cinque Stelle, comprese le parlamentari che sono state rielette, che hanno svolto un buon lavoro in Parlamento anche assieme a noi. “Anche con Azione e Italia Viva l’interlocuzione è rimasta importante”.

Per quanto riguarda i risultati del Pd, il segretario ha spiegato che “in Abruzzo si è assottigliata la distanza dal nazionale a cui siamo stati storicamente abituati, indica che abbiamo iniziato a ricostruire ma che questo percorso è ancora lungo da compiere. La direzione del tornare a radicarci ed essere presenti dovunque è chiara e la partita per le elezioni regionali è solo iniziata, visto che il centrodestra non è maggioranza né in Italia né in Abruzzo. E nel prossimo futuro non saremo divisi”, ha promesso. Interventi anche dei consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani e del candidato Fabio Ranieri.

Ritiene, invece, che “serva una proposta politica nuova e un partito rinnovato, un rinnovato impegno politico da parte di tutti e tutte con candidature credibili” Rita Innocenzi, la candidata indipendente del Pd al collegio uninominale della Camera L’Aquila-Teramo per la coalizione ‘Italia democratica e progressista’ . “I risultati sono chiari sotto il profilo del riconoscimento della proposta di Giorgia Meloni e del centrodestra – ha commentato -. Io credo che il coraggio che ho messo e che abbiamo messo in campagna elettorale consista ora nel tornare dalle persone che abbiamo contattato e intercettare quelle che non siamo riuscite a raggiungere non per chiedere un voto, ma per ricostruire una proposta politica adeguata”.

Ha affidato invece a una nota il suo commento sul voto la deputata uscente del Pd e consigliera comunale all’Aquila Stefania Pezzopane, non presente alla conferenza stampa di oggi pomeriggio:

“È una sconfitta storica, si riparta con umiltà, dalla parte delle persone. L’esito delle elezioni politiche purtroppo era ampiamente prevedibile. E non era una questione di sondaggi. Meloni è la vera vincitrice di queste elezioni. Per il Pd la sconfitta è pesante, senza appello. Troppi errori: una linea politica incerta, un’agenda Draghi senza Draghi, un’alleanza debole e contraddittoria, una campagna elettorale senza messaggi forti e senza priorità programmatiche. L’ossessione della Meloni che le ha dato ancora più visibilità e centralità. E poi l’assurda ed improvvisa mortificazione del campo largo e la barriera verso Conte, nostro presidente del Consiglio della pandemia e del Pnrr. In queste condizioni l’esito era purtroppo scontato. Letta ha annunciato l’avvio del congresso perché è necessario rifondare e rigenerare il nostro partito. Occorre organizzare da subito una seria e forte opposizione in Parlamento. Tornare a parlare al Paese. Occorre aprire una profonda fase di discussione sul futuro del Pd, sulle alleanze, sulle politiche da fare e bisogna celebrare a tutti i livelli i congressi, non per ‘contarci’ (i capi corrente abbiano l’umiltà di capire che non se ne può più di accordi di vertice) ma per costruire una forza politica democratica e riformista. Perché il partito ha abbandonato il campo largo – chiede Pezzopane -? Abbiamo colto che il M5s di Conte, pur ridimensionato, si è candidato come forza progressista, ripartendo senza di noi e parlando di temi sociali? In questi 10 anni il Pd ha governato per senso di responsabilità ed in permanenti emergenze, in un continuo compromesso con i diversi alleati di governo. Grazie a chi ha creduto in noi e ci ha sostenuto consentendoci di essere la prima forza di opposizione”.

Soddisfatto del risultato elettorale anche il referente regionale di Azione di Calenda in Abruzzo Enrico Verini

“Abbiamo avuto i voti che ci sapettavamo a livello nazionale, una buona base di partenza per un partito oggettivamente giovane. All’Aquila grande incremento rispetto a quattro mesi fa, siamo partiti con 1.800 voti e adesso siamo a 2.400, segno che è un partito che sta entrando nella comunità, grazie al gruppo che stiamo creando e anche grazie al lavoro che facciamo in Consiglio”.

ELEZIONI. PD L’AQUILA: SCONFITTA DOLOROSA, PAGHIAMO SCOTTO DI AVER ABBANDONATO IL CAMPO LARGO 

“Una sconfitta pesante e dolorosa. Non si può definire in altro modo l’esito del voto politico del 25 settembre. A livello nazionale, così come a quello regionale e cittadino, il Pd è chiamato ad una opposizione dura, intransigente seppure costruttiva, nell’interesse della comunità”. Questa l’analisi post voto del Partito democratico dell’Aquila, in una lettera a firma degli  esponenti del Pd cittadino e regionale, della segretaria comunale del Pd Emanuela Di Giovambattista, del capogruppo Pd al Comune Stefano Albano, i consiglieri comunali Stefano Palumbo ed Eva Fascetti, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, il segretario Pd di Sassa Quirino Crosta, la segretaria Pd di Paganica, Deborah Palmerini, il segretario Pd di Arischia Giorgio Loru,  la segretaria L’Aquila-centro Cristina Equizi e  il segretario giovani democratici L’Aquila Paolo Antonelli
“Auguriamo buon lavoro a Fratelli d’Italia che ha vinto le elezioni ‘cannibalizzando’ persino gli alleati, ed in particolare la Lega; evidentemente, ha pagato la scelta di stare all’opposizione in questi anni, di non assumersi alcuna responsabilità in una fase delicata per la vita del paese arrivando persino a votare contro il Pnrr che, oggi, i suoi amministratori stanno gestendo. Ora tocca a loro governare: non sarà semplice, a livello nazionale e regionale dove, c’è da scommetterci, la ‘guerra’ di consensi portata da Fdi alla Lega, che ha lasciato sul campo ‘vittime’ eccellenti, annuncia mesi di burrasca. Il Pd è chiamato ad una opposizione dura, intransigente seppure costruttiva, nell’interesse della comunità; svolgeremo, a tutti i livelli, una funzione di controllo e proposta, nei luoghi istituzionali e nelle piazze. Un percorso che abbiamo già avviato in Abruzzo, e non è un caso che la media dei voti ottenuti in regione si sia finalmente avvicinata a quella nazionale, sebbene il percorso sia ancora lungo verso le elezioni regionali, e che abbiamo iniziato a mettere a terra in città, a seguito della pesantissima sconfitta alle elezioni comunali. Noi abbiamo sempre ritenuto che la linea politica coalizionale, quella del campo largo per intenderci, fosse la linea giusta. Non averla perseguita fino in fondo è la causa di questa sconfitta nazionale così come di quella delle elezioni aquilane dello scorso 12 giugno; tragica fu infatti la scelta di rompere quel tavolo di coalizione comunale che faticosamente avevamo costruito nei mesi precedenti”. 

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